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Le storie di Nole e Tommy
grande gioco e tanto cuore

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Raccontare il tennis significa raccontare storie. Accade anche con altri sport individuali, sia quelli dei match uno-contro-uno come il pugilato, sia che s'esaltino d'imprese solitarie come il ciclismo. Al cronista bravo capitano molte storie, ma le deve spartire con altri. Il cronista fortunato ogni tanto ne pesca una tutta sua. Non è il caso di Tommy Haas, la cui storia è stata scritta decine di volte negli ultimi mesi: quindi la sapete e bastano 75 parole a riassumerla. Tedesco di passaporto americano, 35 anni, numero 2 al mondo nel 2002, 14 finali ATP vinte, 11 perse, medaglia olimpica d'argento a Sydney 2000, infortuni e problemi che l'hanno spesso fermato, interventi chirurgici all'anca e al gomito con lungo stop nel 2010, risalita nel ranking da oltre quota 500 all'attuale 11 dopo aver battuto da gennaio gente del calibro di Almagro a Indian Wells, Djokovic e Simon a Miami, Kohlschriber a Monaco. Questi gli elementi, ma ci vorrebbe uno scrittore come David Foster Wallace per metterli insieme come si deve. Invece Tommy si deve accontentare del suocero che si chiama anche lui David Foster, musicista e produttore plurivincitore di Grammy: ma che di tennis non risulta sappia granché.

Ai quarti del Roland Garros, Tommy ha ritrovato il numero 1 al mondo Novak Djokovic, battuto tre volte in carriera: a Miami quest'anno, a Wimbledon e ad Halle nel 2009. Quattro invece le sue sconfitte: da oggi, diventano cinque. In campo ha fatto il possibile per impreziosire la sua vicenda di cadute e ritorni e renderla più facile da ricordare per la figlia Valentina, due anni e mezzo, "perché sarebbe una delle grandi soddisfazioni della mia vita".

La storia che riguarda Nole in queste ore è d'altro genere, l'ha raccontata l'altro giorno ai giornalisti e se ne sono visti gli effetti in campo anche oggi. Douglas Robson, l'inviato a Parigi del giornale più diffuso degli Stati Uniti, USA Today, l'ha riassunta così: "Jelena Gencic incontrò Nole in una scuola estiva quand'aveva solo sei anni. Ne intuì subito il talento e la volontà davvero fuori dal comune. Secondo Djokovic, sapeva riconoscere come nessun altro il potenziale di un giovane tennista e rimane il miglior coach giovanile che lui abbia mai incontrato". Jelena è morta pochi giorni fa. Poche ore prima di scendere in campo con Haas, il serbo ha ripetuto: "So che il suo spirito sarà sempre con me".

In qualche modo la partita di oggi (6-3 7-6 7-5 per Nole) è parsa intessuta di queste emozioni. Almeno, io l'ho vissuta così. Da una parte il veterano che non molla mai e arriva per la prima volta ai quarti di finale dello slam parigino. Dall'altra il ragazzo che ha avuto tutto dalla vita eppure non dimentica chi per primo gli ha indicato la via da percorrere.

È stata anche una partita godibile e combattuta. Haas ha ritrovato i colpi e l'efficienza degli anni migliori (forse Federer ha preso appunti), Djokovic ha lottato sapendo che il minimo errore sarebbe potuto risultare decisivo. Il terzo set è stato il più teso, con Nole che si fa raggiungere sul 3 pari e lancia un urlo da animale ferito, con Tommy che - indietro per 4-5 - strappa il servizio al serbo e si rifà sotto. Una lezione di gioco e di umanità. Ci piace così.

Domani sarà la giornata di Sara Errani, che tenta l'impresa di arrivare per il secondo anno consecutivo all'atto conclusivo del Roland Garros. Impresa molto ardua da portare a termine, ma nulla è impossibile per la ragazza romagnola. Gianni Clerici scrive: "Chi credeva - come me, sono sincero - che la finale dell'anno scorso fosse una vicenda irripetibile, rimane, più che felicemente, entusiasticamente sorpreso dal successo con la Radwanska, che aveva battuto Errani negli ultimi cinque match". Per una volta, ma non accadrà più, esprimo un parere differente da Gianni: Sara ce la può fare con tutte, senza eccezioni. E non dallo Slam rosso 2012.

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