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Sara non fa il miracolo
(nonostante la racchetta)

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Da (scarso) amatore di circolo, mi chiedo se davvero una racchetta possa fare il miracolo: perché a sentire Sara Errani è proprio così, il salto di qualità nella sua carriera è arrivato "quando ho cambiato racchetta, il mio gioco s'è trasformato, mi sono sentita in grado di controllare meglio il campo, più competitiva con le altre". Tutto merito di "quella volta che ho provato la Babolat più lunga di un centimetro della racchetta di prima". La Babolat è diventata il suo oggetto-totem, per la felicità del marketing dell'azienda francese che 138 anni fa mise in vendita le prime corde in budello naturale e solo nel1994 produsse la sua prima racchetta. Ogni volta che può, Errani lo dice: la Babolat è stata decisiva per me, "senza, non sarei oggi la numero 5 al mondo". Parole d'oro. Letteralmente.

Ma non c'è Babolat che tenga contro la più giovane delle sorelle Williams, che peraltro impugna una Wilson. La terza semifinale tra Sara e Serena in dieci mesi - dopo Us Open (1-6 2-6) e Madrid (5-7 2-6) - è stata la peggiore per la romagnola in termini di andamento e risultato (0-6 1-6). Fin dai primi scambi, l'impressione è che Sara non sappia con quale strategia contenere la potenza fisica, l'aggressività e la precisione dell'avversaria, che conquista il comando del gioco sia quando serve sia quando risponde al servizio. E non lo molla più.

All'americana bastano 21 minuti per prendersi il primo set, a forza di siluri appena sotto i duecento all'ora, di smash che mandano la palla in tribuna, di drop shot irraggiungibili e, soprattutto, di risposte irraggiungibili di dritto e rovescio ad uscire. E' stupefacente la sicurezza che Serena mostra su ogni colpo. Se serve Sara, lei aspetta la prima mezzo metro dentro in campo, la seconda la va a sparare direttamente ai limite del rettangolo del servizio. La nostra numero 1 è evidentemente in soggezione, non è in grado di trovare una qualsivoglia via d'uscita. Il suo top spin fa letteralmente il solletico a Serena.

Il secondo set ha una sola variante: Sara riesce a guadagnarsi un game sul 3-0 ma è un attimo fuggevole. Che lei festeggia come quando faceva Inzaghi dopo un gol. Per il resto, un one-woman-show di Serena che si chiude con un ace. Pratica sbrigata in 24 minuti.

Non ricordo che Serena Williams sia mai stata tanto più forte dell'intero lotto WTA. Forse ha talvolta giocato meglio di quanto stia mostrando in questi mesi, ma aveva avversarie in grado d'impensierirla, da Venus a Henin e Clijsters. Oggi, a quasi 32 anni, se perde un match è solo colpa sua, mai delle avversarie. Maria Sharapova, oggi vincitrice in tre set (6-1 2-6 6-4) con la bielorussa Victoria Azarenka, sabato avrà qualche chance solo se Serena si distrarrà o s'innervosirà, ma mi sembra non sia nel novero delle possibilità.

Sara tenterà ora di arrivare almeno alla finale di doppio del Roland Garros, in coppia con Roberta Vinci. Ma questa sconfitta nel singolare sarà di quelle che non dimenticherà facilmente.

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