Aveva piovuto a Parigi il 31 maggio del 2009. Una grigia domenica che il pubblico infreddolito del Philippe Chatrier avrebbe preferito passare a casa o in un buon bistrot del 16º arrondissement. Invece, nonostante la pesantezza del campo, Rafael Nadal e Robin Soderling scesero in campo per il loro ottavo di finale del Roland Garros. S'erano affrontati due settimane prima a Roma, e il leader del ranking ATP aveva ridicolizzato lo svedese allora numero 25 al mondo. Tutti ci aspettavamo una partita a senso unico e invece accadde l'evento non previsto in natura: al suo quinto slam senza sconfitte sulla terra rossa, Rafa uscì di scena. Colpa del terreno pesante, si ragionò, o forse del nervosismo e dell'incertezza che Robin riusciva (scrivo di lui al passato perché da 24 mesi è fermo per una forma rara di mononucleosi) a instillare nel solitamente imperturbabile spagnolo. Alle 17.54 sul tabellone e sugli schermi di tutto il mondo apparve il risultato: Nadal sconfitto per 2-6 7-6 4-6 6-7. Perfino l'onta di non arrivare al quinto set.
Cielo terso, vento moderato e sole tiepido oggi sul centrale del Roland Garros. Le condizioni ideali per Rafa: "Adoro giocare quand'è secco, le palle rimbalzano alte come piace a me", ha detto spesso. Per la verità, a Parigi Nadal se la cava più che bene in ogni condizione, altrimenti non avrebbe vinto 58 dei 59 match giocati qui. Compreso quello di oggi.
La bellissima partita-clou dell'unico slam europeo (Wimbledon è in un altro continente tennistico) ha avuto un andamento tutt'altro che lineare. Il maiorchino ha avuto più determinazione dell'attuale numero 1 Novak Djokovic nel primo set - chiuso sul 6-4 in forza del break ottenuto sul 3 pari - e nel secondo fino al 3-2, quando s'è trovato avanti grazie a un altro break. Qui un'accelerazione di ritmo quasi disperata ha consentito al serbo di recuperare e pareggiare il conto dei set. Per lui dev'essere stato uno sforzo quasi sovrumano contenere Nadal per infliggergli il 6-3, almeno alla luce del terzo set, durato il tempo di un caffè e due opinioni scambiate con un amico (parlo di me, mica di loro due). Un set senza storia, insomma.
Archiviato il 6-1 per Rafa, Nole ha affrontato il quarto set con spirito nuovamente guerriero, che ha tenuto vivo fino al 3 pari, quando ha concesso il break. Una pausa, niente di più: s'è ripreso, ha ottenuto il controbreak, è andato sul 5-4. Poi, un game con troppi errori e s'è trovato a rispondere a Nadal che serviva per il match. Ma il serbo ha ripetuto il miracolo breakkatorio: 6 pari. Il tie-break è stato un suo assolo.
Strepitoso il quinto set, che è sembrato deciso al primo game, strappato di forza da Nole, che rispondeva. Lo spagnolo ha avuto invece la costanza di non mollare e di approfittare di alcuni incidenti capitati a Djokovic, tra cui uno smash vincente che l'arbitro ha annullato per invasione di campo, una clamorosa palla steccata da Rafa e ricaduta in campo in barba a ogni legge della dinamica, due facilissimi rigori buttati sulla rete. È finita 9-7, come sapete. Esattamente 351 giorni fa su questo stesso campo Rafa s'era preso il suo settimo Roland Garros battendo in finale Novak per 6-4 6-3 2-6 7-5. Oggi la conferma di una sua minima superiorità su questa superficie, che però basta a impedire al numero 1 di puntare al Grande Slam.
Anche se avete già seguito il match in diretta, dovete rivederlo. Io lo farò, perché è una sorta di riassunto di cosa è il Grande Tennis, con ogni forzatura, ogni timore, ogni arretramento, ogni ribaltamento dei valori in campo. I colpi da antologia sono stati decine, le diverse strategie evidentissime, con Nadal sempre un metro e mezzo oltre la linea di fondo campo ma capace di diagonali e lungolinea potentissimi, Djokovic che va all'attacco appena possibile e tenta di variare il ritmo.
Nadal è un fenomeno. Non ricordo atleti di sport individuali che restano fuori dal giro per sette mesi, rientrano vincendo sei grandi tornei, tra cui tre Masters 1000, in quattro mesi, vanno finale al primo slam disponibile dopo averne di fatto saltati tre (la sconfitta a Wimbledon con Rosol non conta). È come se la lunga riabilitazione l'avesse ricaricato e ora avesse più fiato e fame di chiunque altro.
Per Djokovic questa semifinale rappresenta comunque la conferma che solo lui è in grado - come peraltro è accaduto in aprile a Monte Carlo - di contrastare Nadal sulla terra rossa.
E Soderling, poverino? Forse rientrerà nel circuito l'anno prossimo, se i medici riusciranno a debellare la feroce mononucleosi. Intervistato qualche settimana fa da USA Today, ha raccontato: "Ci sono periodi in cui posso allenarmi per bene, altri che devo stare fermo. Ma farò il possibile per tornare a giocare ad alto livello". Nell'attesa deve accontentarsi del suo record: è lui l'unico uomo che ha sconfitto Nadal a Parigi.
Mail c.giua@kataweb. it
Twitter@claudiogiua
Cielo terso, vento moderato e sole tiepido oggi sul centrale del Roland Garros. Le condizioni ideali per Rafa: "Adoro giocare quand'è secco, le palle rimbalzano alte come piace a me", ha detto spesso. Per la verità, a Parigi Nadal se la cava più che bene in ogni condizione, altrimenti non avrebbe vinto 58 dei 59 match giocati qui. Compreso quello di oggi.
La bellissima partita-clou dell'unico slam europeo (Wimbledon è in un altro continente tennistico) ha avuto un andamento tutt'altro che lineare. Il maiorchino ha avuto più determinazione dell'attuale numero 1 Novak Djokovic nel primo set - chiuso sul 6-4 in forza del break ottenuto sul 3 pari - e nel secondo fino al 3-2, quando s'è trovato avanti grazie a un altro break. Qui un'accelerazione di ritmo quasi disperata ha consentito al serbo di recuperare e pareggiare il conto dei set. Per lui dev'essere stato uno sforzo quasi sovrumano contenere Nadal per infliggergli il 6-3, almeno alla luce del terzo set, durato il tempo di un caffè e due opinioni scambiate con un amico (parlo di me, mica di loro due). Un set senza storia, insomma.
Archiviato il 6-1 per Rafa, Nole ha affrontato il quarto set con spirito nuovamente guerriero, che ha tenuto vivo fino al 3 pari, quando ha concesso il break. Una pausa, niente di più: s'è ripreso, ha ottenuto il controbreak, è andato sul 5-4. Poi, un game con troppi errori e s'è trovato a rispondere a Nadal che serviva per il match. Ma il serbo ha ripetuto il miracolo breakkatorio: 6 pari. Il tie-break è stato un suo assolo.
Strepitoso il quinto set, che è sembrato deciso al primo game, strappato di forza da Nole, che rispondeva. Lo spagnolo ha avuto invece la costanza di non mollare e di approfittare di alcuni incidenti capitati a Djokovic, tra cui uno smash vincente che l'arbitro ha annullato per invasione di campo, una clamorosa palla steccata da Rafa e ricaduta in campo in barba a ogni legge della dinamica, due facilissimi rigori buttati sulla rete. È finita 9-7, come sapete. Esattamente 351 giorni fa su questo stesso campo Rafa s'era preso il suo settimo Roland Garros battendo in finale Novak per 6-4 6-3 2-6 7-5. Oggi la conferma di una sua minima superiorità su questa superficie, che però basta a impedire al numero 1 di puntare al Grande Slam.
Anche se avete già seguito il match in diretta, dovete rivederlo. Io lo farò, perché è una sorta di riassunto di cosa è il Grande Tennis, con ogni forzatura, ogni timore, ogni arretramento, ogni ribaltamento dei valori in campo. I colpi da antologia sono stati decine, le diverse strategie evidentissime, con Nadal sempre un metro e mezzo oltre la linea di fondo campo ma capace di diagonali e lungolinea potentissimi, Djokovic che va all'attacco appena possibile e tenta di variare il ritmo.
Nadal è un fenomeno. Non ricordo atleti di sport individuali che restano fuori dal giro per sette mesi, rientrano vincendo sei grandi tornei, tra cui tre Masters 1000, in quattro mesi, vanno finale al primo slam disponibile dopo averne di fatto saltati tre (la sconfitta a Wimbledon con Rosol non conta). È come se la lunga riabilitazione l'avesse ricaricato e ora avesse più fiato e fame di chiunque altro.
Per Djokovic questa semifinale rappresenta comunque la conferma che solo lui è in grado - come peraltro è accaduto in aprile a Monte Carlo - di contrastare Nadal sulla terra rossa.
E Soderling, poverino? Forse rientrerà nel circuito l'anno prossimo, se i medici riusciranno a debellare la feroce mononucleosi. Intervistato qualche settimana fa da USA Today, ha raccontato: "Ci sono periodi in cui posso allenarmi per bene, altri che devo stare fermo. Ma farò il possibile per tornare a giocare ad alto livello". Nell'attesa deve accontentarsi del suo record: è lui l'unico uomo che ha sconfitto Nadal a Parigi.
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