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Nadal ormai è oltre la leggenda
(e di certo non finisce qui...)

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Raccontare e commentare gli ultimi atti di un torneo, soprattutto di uno Slam, mi costa fatica. Tanta. Semplicemente, non so cosa scrivere. (Temo sia la pietosa autoassoluzione di un pigro inveterato). Al contrario, mi diverto e divento ipercinetico nei primi turni, ridondanti di vivacità, di speranza, di novità, di volontà di farcela. Ci sono, lì, storie che aspettano solo d'essere raccontate. Cosa dire invece di Serena che batte in finale 6-4 6-4 Sharapova? (Sussurra l'alter ego stakanovista: c'era da dire, eccome!, invece ti sei preso una giornata di riposo e hai sbagliato perché Maria ha dato una lezione di serietà professionale e capacità tecnica che avresti dovuto segnalare). E che m'invento oggi per celebrare lo storico Rafael Nadal del Roland Garros, che regola il povero David Ferrer in tre set, 6-3 6-2 6-3, sedicesima vittoria su 17 match disputati dai due spagnoli negli ultimi cinque anni, ventesima su 24 dal 2004? (Non c'è da inventarsi niente, ma da concentrarsi e da analizzare: ci provo più sotto).

Probabilmente non sono d'accordo con me quei cinque o sei lettori che mi scrivono puntualmente solo durante le fasi finali dei Masters 1000, degli eventi internazionali WTA e degli Slam: mai prima. Dunque il loro interesse è massimo ora, non dieci giorni fa. Per esempio, GDM mi manda ieri una mail per informarmi - a proposito del match tra Nadal e Djokovic - che "sarebbe da ingenui immaginare che due giocatori del genere non diano tutto in una semifinale così. Appurato ciò, cosa resta? Restano 4 ore e 40 durante le quali di tennis non si è visto quasi nulla. Si è giocato nei primi game del primo set, negli ultimi del secondo e discretamente nell'ultimo set. Poco". Interessante, ma nei turni precedenti Nole e Rafa hanno giocato meglio? Non mi pare.

Altrettanto pessimista è Simone: "La sensazione è di assistere a un reality, consapevoli che il sistema appare funzionare meravigliosamente. Stiamo raccontando uno sport che si sta suicidando per marketing, dalle regole d'ingaggio fasulle, truccate. Per vendere meglio quei tre o quattro, hanno omologato i terreni e cambiato in corsa i tabelloni. Il circuito è diventato un'esclusiva di chi è facoltoso, di chi porta i dindi, mentre il sottobosco è zeppo di ciarlatani pronti a tutto". Un turbinio di sospetti degno di un buon thriller finanziario.

Nella sua mail Eliza fa lo sforzo d'apprezzare le frontrunner del tennis femminile, le finaliste del Roland Garros Serena Williams e Maria Sharapova: "Seppure entrambe seguano il mantra attacca-la-palla-dall'alto-verso-il-basso tipico del cemento, Serena s'è esibita come una brava pattinatrice sulla terra (a lei straniera), mentre Maria ha continuato a pensare di essere sull'hard. Detto ciò, quando una tennista piazza ace a 200 chilomentri l'ora, che rimane da fare all'avversaria?". Nulla, a meno di saper fare altrettanto.

Ringraziati i tre lettori-commentatori, torno al dovere con qualche considerazione sulla finale maschile del Roland Garros 2013. Rafael Nadal è sceso in campo in ansia, come peraltro è normale per un giocatore che ha vinto 58 dei 59 match disputati sui rossi parigini in nove anni, esclusa ovviamente la finale di oggi. Per ritrovarsi gli sono serviti sei game e un break subìto, poi tutto è filato via liscio per il numero 4 al mondo. Su David Ferrer qualcuno scriverà prima o poi qualcosa di letterario per descrivere la vita grama di un eccellente giocatore che, se la sorte non gli avesse messo accanto un assoluto fuoriclasse di quattro anni più giovane (1982 il valenciano, 1986 il maiorchino), avrebbe dominato il pur esplosivo parterre di campioni spagnoli a cavallo dei millenni.

È pur vero che Ferrer ha dato anche oggi il massimo, come se sperasse di poter fermare la ruota del destino che lo vede eterno soccombente con Nadal. In due occasioni, nel primo e nel terzo set, è riuscito a recuperare lo svantaggio accumulato. Una situazione cui Rafa - il più mite e, insieme, il più feroce competitor del circuito - ha posto rimedio con accelerazioni di ritmo dalla sua linea di gioco, un metro e mezzo oltre la riga di fondo. Gli è bastato.

Con questo sono otto i Roland Garros di Nadal. Mai nessuno ha vinto tanto in uno solo dei quattro templi massimi del tennis. Chissà se qualcuno di noi riuscirà a vedere altre imprese così, per quel che gli resta da vivere.

Da oggi, poi, la sua stagione è tutta in discesa, non avendo giocato da Wimbledon in poi nel 2012. Poiché nella cosiddetta "race" (il ranking che tiene conto dei soli risultati dell'anno solare) è già primo con molte lunghezze di vantaggio, è probabile che sarà lui il numero 1 a dicembre. Per come sta giocando, Rafa se lo merita.

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