Dedico queste poche righe agli amici lettori di Monday's Net che qualche settimana fa mi hanno vivacemente contestato quando ho scritto che - considerati i tornei su veloce e su terra della primavera - mi sembrava finita per sempre l'era del dominio incontrastato di Federer, Nadal, Djokovic e Murray sul Circo del Grande Tennis. Così vivacemente da farmi dubitare d'avere sbagliato diagnosi e prognosi. Invece no, dalla clinica verde di Wimbledon è arrivata in tre soli giorni la conferma. Quindi adesso lo ripeto: comunque finiscano questi Championships e a prescindere da quanto sapranno fare d'ora in poi Djokovic e Murray, il Circo che vedremo in tournée a partire dalla seconda metà della stagione 2013 sarà altra cosa rispetto a quello degli ultimi otto, nove anni. Per ora, il cambiamento avviene sotto il peso e la forza dei servizi, dei diritti, dei rovesci, dei lob e delle palle corte di gente che finalmente riesce a farsi valere e vedere: hanno nomi poco conosciuti come Steve Darcis e Sergiy Stakhovsky, ma il tennis senza più timori che mettono in mostra (e che nel caso dell'ucraino avevamo visto a sprazzi nelle scorse stagioni) non è affatto da seconde linee: anzi. E ne vedremo spuntare altri come loro, credetemi.
La storia è sempre la stessa. Quando i capibranco invecchiano o sono malconci, i più giovani e i più aggressivi, fino ad allora ben nascosti, si fanno sotto, li attaccano, a volte li finiscono. Lunedì ha vissuto quest'esperienza Rafael Nadal, oggi ha subìto lo stesso destino Roger Federer. La testa di serie numero 3, vincitore di sette titoli sull'erba londinese, l'ultima volta l'anno scorso, è stato sconfitto - lo sapete già - da Sergiy Stakhovsky, ucraino, 27 anni, uno che sembrava avere ormai un grande futuro alle spalle. Un match (6-7 7-6 7-5 7-6) giocato sul filo della paura affiorata dall'inconscio dello svizzero dopo la sconfitta del suo avversario più amato e ammirato, il ragazzo arrivato da Manacor. Inutile raccontare la partita, chiusa emblematicamente da un rovescio lungolinea di Federer malinconicamente in corridoio. Io ho seguito il match con grande tensione già nel primo set, pur vinto dall'ex numero 1, perché ho avuto immediatamente la netta sensazione che potesse concludersi come s'è conclusa: senza che ci fosse la capacità da parte sua di invertire il corso degli eventi. E di evitare a se stesso l'onta di non arrivare nemmeno ai quarti di finale all'All England Lawn Tennis and Croquet Club, come era accaduto per dieci anni di fila.
A pagare drammaticamente la legge di natura del capobranco aggredito è stata anche Maria Sharapova, come Roger testa di serie numero 3, azzannata sul campo numero 2 da Michelle Larcher de Brito, vent'anni. Che non l'ha più mollata. Anche perché la portoghese ha sentito l'onore del sangue che meglio conosce, quello che scorre nelle vene delle allieve preferite di Nick Bollettieri, cioè lei e Maria. Il 6-3 6-4 inflitto alla russa esprime compiutamente i valori in campo. Michelle è una predestinata: entrata nelll'Accademia di Bradenton quando aveva 9 anni, a 12 sbaragliò il campo degli under 16 agli Eddie Herr International Junior Championships, sottraendo a Maria il record della più giovane vincitrice. Poi ha aspettato l'occasione per far capire a Sharapova che "there is another girl in town", c'è un'altra tipa - lei - che ha voglia di prendersi il ruolo di principessa della città.
Le nostre ragazze, intanto, si fanno onore sull'erba di Wimbledon. Non parlo di Flavia Pennetta che ha saltato l'insormontabile ostacolo di Viki Azarenka, numero 2 al mondo, in virtù del forfait per infortunio della bieloussa: le vere protagoniste sono le underdog Karin Knapp e Camila Giorgi, che hanno rimandato a casa loro due teste di serie, Lucie Safarova (27) e Sorana Cirstea (22). Ne parleremo nei prossimi giorni perché, nonostante gli addii di Nadal, Federer, Sharapova (ma anche di Azarenka, Tsonga, Wozniacki), the show must go on.
Mail c.giua@kataweb. it
Twitter@claudiogiua
La storia è sempre la stessa. Quando i capibranco invecchiano o sono malconci, i più giovani e i più aggressivi, fino ad allora ben nascosti, si fanno sotto, li attaccano, a volte li finiscono. Lunedì ha vissuto quest'esperienza Rafael Nadal, oggi ha subìto lo stesso destino Roger Federer. La testa di serie numero 3, vincitore di sette titoli sull'erba londinese, l'ultima volta l'anno scorso, è stato sconfitto - lo sapete già - da Sergiy Stakhovsky, ucraino, 27 anni, uno che sembrava avere ormai un grande futuro alle spalle. Un match (6-7 7-6 7-5 7-6) giocato sul filo della paura affiorata dall'inconscio dello svizzero dopo la sconfitta del suo avversario più amato e ammirato, il ragazzo arrivato da Manacor. Inutile raccontare la partita, chiusa emblematicamente da un rovescio lungolinea di Federer malinconicamente in corridoio. Io ho seguito il match con grande tensione già nel primo set, pur vinto dall'ex numero 1, perché ho avuto immediatamente la netta sensazione che potesse concludersi come s'è conclusa: senza che ci fosse la capacità da parte sua di invertire il corso degli eventi. E di evitare a se stesso l'onta di non arrivare nemmeno ai quarti di finale all'All England Lawn Tennis and Croquet Club, come era accaduto per dieci anni di fila.
A pagare drammaticamente la legge di natura del capobranco aggredito è stata anche Maria Sharapova, come Roger testa di serie numero 3, azzannata sul campo numero 2 da Michelle Larcher de Brito, vent'anni. Che non l'ha più mollata. Anche perché la portoghese ha sentito l'onore del sangue che meglio conosce, quello che scorre nelle vene delle allieve preferite di Nick Bollettieri, cioè lei e Maria. Il 6-3 6-4 inflitto alla russa esprime compiutamente i valori in campo. Michelle è una predestinata: entrata nelll'Accademia di Bradenton quando aveva 9 anni, a 12 sbaragliò il campo degli under 16 agli Eddie Herr International Junior Championships, sottraendo a Maria il record della più giovane vincitrice. Poi ha aspettato l'occasione per far capire a Sharapova che "there is another girl in town", c'è un'altra tipa - lei - che ha voglia di prendersi il ruolo di principessa della città.
Le nostre ragazze, intanto, si fanno onore sull'erba di Wimbledon. Non parlo di Flavia Pennetta che ha saltato l'insormontabile ostacolo di Viki Azarenka, numero 2 al mondo, in virtù del forfait per infortunio della bieloussa: le vere protagoniste sono le underdog Karin Knapp e Camila Giorgi, che hanno rimandato a casa loro due teste di serie, Lucie Safarova (27) e Sorana Cirstea (22). Ne parleremo nei prossimi giorni perché, nonostante gli addii di Nadal, Federer, Sharapova (ma anche di Azarenka, Tsonga, Wozniacki), the show must go on.
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