Nole, Jerzy e Del Potro incontenibili
solo Andy ha rischiato di fermarsi
La più bella immagine degli Championships 2013 ce l'hanno regalata due polacchi di nome Jerzy e Lukasz, che al termine del loro quarto di finale, l'un contro l'altro schierati per colpa di un malevolissimo sorteggio, si sono abbracciati e scambiati le magliette ormai fradicie. In lacrime il vittorioso Janowicz, 22 anni, mentre l'altro - Kubot, 31 anni - se lo teneva stretto quasi a consolarlo. Uno spot straordinario per il globaltennis dopo 2 ore e 6 minuti di lealissima battaglia finita 7-5 6-4 6-4.
Questo accadeva quando il sole non era più alto nemmeno a Londra. A metà pomeriggio, invece, nei panni del capo di Repubblica.it Sport, Massimo Mazzitelli, avrei fatto un formale richiamo all'autore di questa noterella. Del tipo: di due pronostici, caro, non ne hai di fatto azzeccato nemmeno uno, sei sospeso per un mese. Effettivamente ieri ho dato il peggio di me ipotizzando che Djokovic avrebbe sofferto Berdych (per il serbo è stata una passeggiata di salute …
Questo accadeva quando il sole non era più alto nemmeno a Londra. A metà pomeriggio, invece, nei panni del capo di Repubblica.it Sport, Massimo Mazzitelli, avrei fatto un formale richiamo all'autore di questa noterella. Del tipo: di due pronostici, caro, non ne hai di fatto azzeccato nemmeno uno, sei sospeso per un mese. Effettivamente ieri ho dato il peggio di me ipotizzando che Djokovic avrebbe sofferto Berdych (per il serbo è stata una passeggiata di salute …
La più bella immagine degli Championships 2013 ce l'hanno regalata due polacchi di nome Jerzy e Lukasz, che al termine del loro quarto di finale, l'un contro l'altro schierati per colpa di un malevolissimo sorteggio, si sono abbracciati e scambiati le magliette ormai fradicie. In lacrime il vittorioso Janowicz, 22 anni, mentre l'altro - Kubot, 31 anni - se lo teneva stretto quasi a consolarlo. Uno spot straordinario per il globaltennis dopo 2 ore e 6 minuti di lealissima battaglia finita 7-5 6-4 6-4.
Questo accadeva quando il sole non era più alto nemmeno a Londra. A metà pomeriggio, invece, nei panni del capo di Repubblica.it Sport, Massimo Mazzitelli, avrei fatto un formale richiamo all'autore di questa noterella. Del tipo: di due pronostici, caro, non ne hai di fatto azzeccato nemmeno uno, sei sospeso per un mese. Effettivamente ieri ho dato il peggio di me ipotizzando che Djokovic avrebbe sofferto Berdych (per il serbo è stata una passeggiata di salute da 7-6 6-4 6-3) e che Del Potro le avrebbe sonoramente buscate da Ferrer (l'argentino ha vinto quasi in scioltezza per 6-2 6-4 7-6). Non che la seconda metà del mercoledì dei quarti maschili a Wimbledon abbia ribaltato la mia precaria situazione, ma almeno ho indovinato chi avrebbe passato il turno, cioè Janowicz e Murray. Proprio quella tra Andy e Fernando Verdasco è stata inaspettatmente la partita più lunga, combattuta ed emozionante della giornata, con lo spagnolo numero 54 al mondo che nei primi due set ha fatto il bello e il cattivo tempo (com'è normale a queste latitudini in luglio) con il numero 2 ATP, lasciando basìto il pubblico che più lo ama. Poi la partita ha preso un andamento più regolare ed equilibrato, Murray ha macinato il suo tipico gioco di spostamenti laterali, di incrociati e di lungolinea di diritto che gli hanno consentito, senza tuttavia convincere fino ai fondo, di recuperare e chiudere con un sofferto 4-6 3-6 6-1 6-4 7-5. Onore al madrileno, che non si esprimeva a questi livelli da anni. Per Andy sarà, venerdì, la quinta semifinale consecutiva agli Championships. Contro di lui, Janowicz da cui ha già perso a Parigi Bercy in novembre, che venderà carissima la pelle.
Qualche ora prima mi ero dedicato a un serbo che veste giapponese e a un ceco che si affida - pagatissimo - al re dell'abbigliamento svedese. Abituato a pensare che a tennis si giochi avendo indosso completi Nike, Adidas, Sergio Tacchini, Asics, Lotto, al massimo Lacoste o Fred Perry, mi ero ingenuamente stupito quando, nel pre-quarto di finale, avevo visto palleggiare sul campo 1 Novak Djokovic e Tomas Berdych che vestono Uniquo e H&M, marchi modaioli introvabili nei negozi di sport. Segno dei tempi, a dimostrazione che: 1. nonostante l'infinita crisi economica, ci sono aziende che ancora investono in comunicazione ma con testimonial inconsueti (in passato, per esempio, H&M sceglieva star dello spettacolo come Johnny Depp, Madonna e Kylie Minogue); 2. il tennis raggiunge ormai, grazie alle tv satellitari, digitali, via web etc. un pubblico globale ed eterogeneo, ambito da chi vende mutande, calzoni, giubbotti.
Siccome qui devo scrivere di tennis e non d'economia, la sensazione che conta non è quella dettata dai brand. Allora, alla faccia dell'equilibrio del primo set, durante il quale il ceco ha giocato meglio ma Nole ha mostrato d'essere in stato di grazia al servizio con 9 ace contro 2, ho avuto subito la sensazione che il numero 1 ATP potesse prevalere (7-6). Poi, però, per quasi venti minuti, il tempo di tre game, il serbo è parso il fantasma del giocatore di poco prima, mentre Berdych saliva in cattedrà prendendosi due break. Ma è finita lì, il tempo di ritrovare il ritmo e per il bel Tomas è stato buio fitto: 6-4 6-3 per Djokovic, che ha disputato qui forse la sua migliore partita degli Championships. Che può perdere solo per demerito proprio.
Del Potro vs. Ferrer è stato un match a senso unico, con l'argentino del tutto ritrovato dopo l'infortunio che lunedì aveva fatto sperare Andreas Seppi di poter arrivare ai quarti. Anzi, oggiAggiungi un appuntamento per oggi l'argentino è stato protagonista di una caduta - davvero impressionante - mentre correva verso sinistra, con il ginocchio fasciato che è sembrato esplodere nell'impatto son il terreno. Invece no, si è rialzato dolorante e da quel momento ha dominato. In termini di efficacia sull'erba, David rende il venti per cento in meno, Juan Martin perde solo il dieci e questo scarto basta a rendere quest'ultimo più competivo. Tanto che per la seconda volta in carriera raggiunge una semifinale in uno Slam: l'altra voltapoi si prese il titolo (UsOpen 2009). Per Ferrer la consolazione di salire, da lunedì prossimo, al numero 3 del ranking ATP.
Finisco da dove ho cominciato. L'unica partita che ho saputo inquadrare correttamente nel mio infelice pronostico collettivo di ieri è stata Jerzy Janowicz vs. Lukasz Kubot. Era il match che m'interessava di più perché sono convinto che il polacco sia la vera novità dell'ultimo anno ATP, ma ho potuto seguirlo a sprazzi a causa della concomitanza sulla Centre Court del confronto anglo-spagnolo. La divertente strategia d'attacco del numero 130 al mondo non è stata sufficente a contenere la potenza del giovane numero 22, che ha piazzato 30 aces in tre set, e scusate se sono pochi.
Mail c.giua@kataweb.it
Twitter@claudiogiua
Questo accadeva quando il sole non era più alto nemmeno a Londra. A metà pomeriggio, invece, nei panni del capo di Repubblica.it Sport, Massimo Mazzitelli, avrei fatto un formale richiamo all'autore di questa noterella. Del tipo: di due pronostici, caro, non ne hai di fatto azzeccato nemmeno uno, sei sospeso per un mese. Effettivamente ieri ho dato il peggio di me ipotizzando che Djokovic avrebbe sofferto Berdych (per il serbo è stata una passeggiata di salute da 7-6 6-4 6-3) e che Del Potro le avrebbe sonoramente buscate da Ferrer (l'argentino ha vinto quasi in scioltezza per 6-2 6-4 7-6). Non che la seconda metà del mercoledì dei quarti maschili a Wimbledon abbia ribaltato la mia precaria situazione, ma almeno ho indovinato chi avrebbe passato il turno, cioè Janowicz e Murray. Proprio quella tra Andy e Fernando Verdasco è stata inaspettatmente la partita più lunga, combattuta ed emozionante della giornata, con lo spagnolo numero 54 al mondo che nei primi due set ha fatto il bello e il cattivo tempo (com'è normale a queste latitudini in luglio) con il numero 2 ATP, lasciando basìto il pubblico che più lo ama. Poi la partita ha preso un andamento più regolare ed equilibrato, Murray ha macinato il suo tipico gioco di spostamenti laterali, di incrociati e di lungolinea di diritto che gli hanno consentito, senza tuttavia convincere fino ai fondo, di recuperare e chiudere con un sofferto 4-6 3-6 6-1 6-4 7-5. Onore al madrileno, che non si esprimeva a questi livelli da anni. Per Andy sarà, venerdì, la quinta semifinale consecutiva agli Championships. Contro di lui, Janowicz da cui ha già perso a Parigi Bercy in novembre, che venderà carissima la pelle.
Qualche ora prima mi ero dedicato a un serbo che veste giapponese e a un ceco che si affida - pagatissimo - al re dell'abbigliamento svedese. Abituato a pensare che a tennis si giochi avendo indosso completi Nike, Adidas, Sergio Tacchini, Asics, Lotto, al massimo Lacoste o Fred Perry, mi ero ingenuamente stupito quando, nel pre-quarto di finale, avevo visto palleggiare sul campo 1 Novak Djokovic e Tomas Berdych che vestono Uniquo e H&M, marchi modaioli introvabili nei negozi di sport. Segno dei tempi, a dimostrazione che: 1. nonostante l'infinita crisi economica, ci sono aziende che ancora investono in comunicazione ma con testimonial inconsueti (in passato, per esempio, H&M sceglieva star dello spettacolo come Johnny Depp, Madonna e Kylie Minogue); 2. il tennis raggiunge ormai, grazie alle tv satellitari, digitali, via web etc. un pubblico globale ed eterogeneo, ambito da chi vende mutande, calzoni, giubbotti.
Siccome qui devo scrivere di tennis e non d'economia, la sensazione che conta non è quella dettata dai brand. Allora, alla faccia dell'equilibrio del primo set, durante il quale il ceco ha giocato meglio ma Nole ha mostrato d'essere in stato di grazia al servizio con 9 ace contro 2, ho avuto subito la sensazione che il numero 1 ATP potesse prevalere (7-6). Poi, però, per quasi venti minuti, il tempo di tre game, il serbo è parso il fantasma del giocatore di poco prima, mentre Berdych saliva in cattedrà prendendosi due break. Ma è finita lì, il tempo di ritrovare il ritmo e per il bel Tomas è stato buio fitto: 6-4 6-3 per Djokovic, che ha disputato qui forse la sua migliore partita degli Championships. Che può perdere solo per demerito proprio.
Del Potro vs. Ferrer è stato un match a senso unico, con l'argentino del tutto ritrovato dopo l'infortunio che lunedì aveva fatto sperare Andreas Seppi di poter arrivare ai quarti. Anzi, oggiAggiungi un appuntamento per oggi l'argentino è stato protagonista di una caduta - davvero impressionante - mentre correva verso sinistra, con il ginocchio fasciato che è sembrato esplodere nell'impatto son il terreno. Invece no, si è rialzato dolorante e da quel momento ha dominato. In termini di efficacia sull'erba, David rende il venti per cento in meno, Juan Martin perde solo il dieci e questo scarto basta a rendere quest'ultimo più competivo. Tanto che per la seconda volta in carriera raggiunge una semifinale in uno Slam: l'altra voltapoi si prese il titolo (UsOpen 2009). Per Ferrer la consolazione di salire, da lunedì prossimo, al numero 3 del ranking ATP.
Finisco da dove ho cominciato. L'unica partita che ho saputo inquadrare correttamente nel mio infelice pronostico collettivo di ieri è stata Jerzy Janowicz vs. Lukasz Kubot. Era il match che m'interessava di più perché sono convinto che il polacco sia la vera novità dell'ultimo anno ATP, ma ho potuto seguirlo a sprazzi a causa della concomitanza sulla Centre Court del confronto anglo-spagnolo. La divertente strategia d'attacco del numero 130 al mondo non è stata sufficente a contenere la potenza del giovane numero 22, che ha piazzato 30 aces in tre set, e scusate se sono pochi.
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