Monday's Net

Rafa superstite dei Fab Four
ma Roger torna a divertire

2 minuti di lettura
Non è più lo stesso tennis. Il Western & Southern Open di Cincinnati vedrà in campo nelle semifinali solo uno dei primi quattro giocatori al mondo: è ovviamente Rafael Nadal (ATP 3, ma numero 2 scalzando Andy Murray se dovesse vincere il Masters 1000 delle Piane Centrali), che oggi contenderà il posto in finale a Tomas Berdych (ATP 5), mentre l'altro sarà in palio tra Juan Martin Del Potro (6) e John Isner (18).

Non è più lo stesso tennis di un anno fa né tantomeno dei sei o sette anni precedenti, quando ad ogni penultimo atto di un grande torneo trovavamo come protagonisti  almeno tre dei Fab Four d'allora, lo spagnolo più Murray, Djokovic o Federer. Altri tempi. Ieri nei quarti il serbo le ha buscate dal gigante Isner, dato non più di una settimana fa per finito e invece capace ieri di prendersi, a furia di battute devastanti (74 per cento i punti vinti sul primo servizio), il primo set al tie break e il terzo grazie al break sul 6-5 a favore. Per i due, stesso numero totale di game vinti, 17, ma con una ripartizione fatale al numero 1 al mondo: 6-7 6-3 5-7. Sarà pur vero che Nole non aveva tra i suoi obiettivi l'ultimo appuntamento prima dello Slam newyorkese ("...gioco solo per ritrovare il ritmo per Flushing Meadows", aveva dichiarato la scorsa settimana), ma certo fermarsi ai quarti di un Masters non è granché onorevole per lui. Che infatti ha ammesso nel dopopartita di aver "disputato un match orribile".

Anche Andy Murray ha un problema di ritmo, che non è più quello della sua meravigliosa estate 2012, con i titoli olimpico e agli UsOpen, e della stagione 2013 sull'erba culminata con il trionfo a Wimbledon. Non ho visto la partita di ieri, ma le statistiche mostrano che Tomas Berdych (6-3 6-4) lo ha tenuto sempre a distanza grazie alle migliori risposte al primo e al secondo servizio dello scozzese. Il quale non sembra tanto preoccupato per le proprie condizioni di forma quanto per la situazione ambientale in cui si gioca negli Stati Uniti, dove "ti devi abituare al rumore, alla musica, a tutta quella gente intorno ai maxischermi. La stagione sull'erba è molto più serena". Very British.

Eppure - e non appaia un paradosso - Cincinnati ci ha restituito il più amato degli ex Fab Four, Roger Federer. Come gli era già accaduto in passato, è contro Rafael Nadal, l'avversario più difficile e temuto (venti sconfitte nelle trenta sfide di dieci anni di epocale rivalità), che lo svizzero ritrova se stesso, chiudendo qui - nonostante l'undicesima sconfitta subita - la fase peggiore della sua carriera. Nei quarti di finale del Masters 1000 che ha vinto cinque volte (l'ultima nel 2012), per più di un'ora e mezza Roger ha tenuto testa al giocatore che da febbraio, con l'unico stop di Wimbledon, sta dominando la stagione. L'ultimo match tra i due più medagliati tennisti del secolo l'avevamo seguito, allibiti, agli Internazionali del Foro Italico, dove Roger era stato umiliato in finale (1-6 3-6). Qualche settimana prima a Indian Wells non era andata meglio, con il maiorchino che aveva lasciato all'avversario due piccoli game in più (6-4 6-2). Il match di ieri notte è stato invece bello, lineare ed equilibrato. Primo set con Roger in grande spolvero, capace di accelerazioni e angoli che hanno tenuto Nadal inchiodato due metri oltre la linea di fondo. Il break decisivo, ottenuto sul 6-5 a favore, è arrivato grazie al gioco aggressivo e intelligente dello svizzero. Nel secondo set, tiratissimo e risolto da un nulla sul 5-4 a favore di Nadal, ho rivisto lunghi sprazzi del miglior gioco espresso dal decennale testa a testa che tanto bene ha fatto al movimento tennistico. Terzo set con Federer in evidente calo e break iniziale che ha segnato il successo del maiorchino (5-7 6-4 6-3). Nell'ultimo game Roger è tuttavia riuscito ad annullare ben quattro match point, illudendo il suo angolo, il coach Paul Annacone e Mirka di poter assistere a una rimonta che sarebbe entrata nella galleria dei miti federeriani. Resta il fatto che, falliti gli esperimenti con il piatto corde da 98 pollici sulla terra di  Amburgo e Gstaad, da quando Roger è tornato alla Wilson Pro Staff da 90 pollici il suo gioco risulta più efficace e armonioso. Forse anche perché finalmente i dolori alla schiena sembrano essere sotto controllo.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua