Sente di più il match - e che match: chi lo vince entra nei quarti degli UsOpen! - la giovanissima salita dalle qualificazioni, poi killer della testa di serie numero 6, oppure la veterana che, a piccoli passi, s'è stabilmente piazzata tra le Top 15 mondiali ed è numero 1 del ranking WTA di doppio? Ancora: ha più benzina l'esperta campionessa che, dopo anni da protagonista del tennis di prima fascia, tutti davano per finita oppure la rampante ragazza cresciuta sul Mar Nero che s'è fatta ridurre il seno per diventare competitiva a livello mondiale? Tre italiane, una rumena: sono loro le mattatrici dell'apertura dell'ottava giornata dello Slam d'America, Camila Giorgi vs. Roberta Vinci nel suggestivo impianto del Grandstand, il terzo in ordine d'importanza a Flushing Meadows, Flavia Pennetta vs. Simona Halep nel Louis Armstrong Stadium, quello delle grandi sfide. I due eventi si sviluppano a partire dalla stessa ora, le 11 della grigia minacciosa mattina newyorkese, a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro.
La prima a dare indicazioni precise su come potrebbe andare è, contro molti pronostici, Flavia, che tiene a distanza di sicurezza la Halep nel primo set, sfruttandone l'alto tasso di errore e la scarsità di vincenti. Per il mio consulente tecnico personale, P., "la rumena lascerà quattro game a Pennetta, non di più" (previsione formulata mezz'ora prima della partita). Invece la brindisina prende subito il largo, fresca ed elastica.
Intanto sull'Armstrong sembra che la new entry dello star system WTA, Camila, sia in felice giornata di pallate ai danni di Roberta, che sposta a suo piacimento e infila con i passanti lungolinea o incrociando. Va in pochi minuti sul 3-1, poi la sua furia giovanile s'acquieta mentre sale la qualità del controllo degli scambi da parte della tarantina, che a forza di rovesci slice e smorzate recupera il break subìto e va a condurre per 5-4. Giorgi perde di colpo la baldanzosa sicurezza mostrata sia contro la Wozniacki, sia nei primi game di oggi e si ritrova perdente per 6-4 in 37 minuti.
Grazie al teletrasporto via iPad, torno all'Armstrong e scopro che intanto Flavia ha chiuso agevolmente il set sul 6-2. Però il secondo set sembra in salita. Simona riacquista misura e determinazione, sparando bordate e difendendo con le unghie il proprio servizio. Flavia continua a mostrare un tennis fantasioso e variato. Soprattutto, arriva ovunque. Gambe fantastiche. Me ne vado sul 2 pari per concentrarmi su quanto accade nell'altro stadio, l'unico a cui si accede con qualsiasi tipo di biglietto.
Grandstand. Lì sta accadendo che Roberta s'è presa un break in avvio del secondo set e che Camila non riesce a restituire lo sgarbo. La maceratese forza imperterrita di diritto e rovescio ma non ha più la felicità nei vincenti che aveva mostrato sabato. Mentre il cielo diventa sempre più cupo (non metaforicamente), Vinci macina il suo gioco sicuro e s'arrampica sul 4-1. I moltissimi neotifosi di Giorgi - forse la tennista più vezzeggiata di questo Slam - tentano di ridarle coraggio. Senza riuscirci.
Armstrong. Pennetta ha l'occasione per sferrare un uppercut da knock out servendo sul 4-2 a proprio favore. E' il settimo gioco, quello che spesso decide il set. "E' fatta", penso. Invece dalla sua racchetta non esce una prima palla decente. Si va per le lunghe, vantaggio, pari, vantaggio, pari, con Halep che alla fine ottiene il terzo punto.
Grandstand. Roberta veleggia sicura e in tensione positiva dall'alto del suo 5-1. Camila appare svuotata. I suoi ultimi fuochi li mostra nel settimo game: serve bene, si porta sul 40-0 ma si fa riprendere, rispolvera un paio di vincenti e limita i danni al 5-2.
Armstrong. Flavia entra in crisi, ora sbaglia con frequenza preoccupante, negli scambi prolungati prevale la rumena. Che, dicono i tecnici, "ha messo i piedi in campo", nel senso che guadagna un metro e anticipa meglio, pur rischiando di più. L'italiana invece ha evidentemente prosciugato la scorta di energia che l'aveva sostenuta nei primi tre turni degli UsOpen. Subisce due break e lascia che Halep vada a servire per il set.
Grandstand. Finisce 6-2 per Vinci, alla quale sono bastati 67 minuti per riportare con i piedi per terra la meno italiana delle azzurre e conquistare per il secondo anno consecutivo i quarti degli UsOpen. Tre statistiche spiegano l'essenza della partita: i vincenti sono stati 20 a 12 a favore di Camila, i suoi errori 35 contro i 9, i doppi falli 7 contro nessuno. Tuttavia dobbiamo essere realisti: Giorgi è il futuro del tennis femminile, d'ora in poi tutte dovranno fare i conti con lei, a cominciare dalle Top Ten. Brava lei e bravissima Vinci, che con questo risultato s'avvicina al magico reame delle Top Ten a 30 anni suonati. Tutto bello e buono, anche se la stretta di mano di fine partita dura tre millesecondi, a dimostrazione che le due non si amano (non è un obbligo, peraltro).
Da adesso Armstrong Stadium, definitivamente. Dove piove. Piove forte. Sull'hard blu del secondo impianto di Flushing si pattina come al Palaghiaccio, Flavia ha evidenti problemi di appoggio, chiede la sospensione ma si va avanti. Un favore ad Halep, ora al servizio, che si porta sul 40-30, ossia a un punto dal set. A questo punto la signora arbitro Mariana Alves sospende. Dagli spalti è un fuggi fuggi, sono trascorsi 71 minuti di gioco dal via alle ostilità. Tutti negli spogliatoi a bere un canessiano tè caldo.
Si riprende che sono le 5 del pomeriggio. Flavia ha avuto il tempo di riposarsi, rifocillarsi e riallineare le idee. Simona - spero, da italiofilo - potrebbe invece aver smarrito il momentum dei game prima dello stop. È così, pare. Tre punti consecutivi dell'italiana e 5 pari. Si gioca ad altissimo ritmo, alimentato dall'adrenalina. Break di Halep, controbreak di Pennetta. Tie break. Che Flavia domina con un netto 7-3: il punto decisivo è uno spettacolare rovescio lungolinea, la sua arma migliore. Per la quarta volta raggiunge i quarti di finale a New York. L'appuntamento con Roberta è fissato per mercoledì. Ci saremo anche noi.
Mail [email protected]
Twitter@claudiogiua
La prima a dare indicazioni precise su come potrebbe andare è, contro molti pronostici, Flavia, che tiene a distanza di sicurezza la Halep nel primo set, sfruttandone l'alto tasso di errore e la scarsità di vincenti. Per il mio consulente tecnico personale, P., "la rumena lascerà quattro game a Pennetta, non di più" (previsione formulata mezz'ora prima della partita). Invece la brindisina prende subito il largo, fresca ed elastica.
Intanto sull'Armstrong sembra che la new entry dello star system WTA, Camila, sia in felice giornata di pallate ai danni di Roberta, che sposta a suo piacimento e infila con i passanti lungolinea o incrociando. Va in pochi minuti sul 3-1, poi la sua furia giovanile s'acquieta mentre sale la qualità del controllo degli scambi da parte della tarantina, che a forza di rovesci slice e smorzate recupera il break subìto e va a condurre per 5-4. Giorgi perde di colpo la baldanzosa sicurezza mostrata sia contro la Wozniacki, sia nei primi game di oggi e si ritrova perdente per 6-4 in 37 minuti.
Grazie al teletrasporto via iPad, torno all'Armstrong e scopro che intanto Flavia ha chiuso agevolmente il set sul 6-2. Però il secondo set sembra in salita. Simona riacquista misura e determinazione, sparando bordate e difendendo con le unghie il proprio servizio. Flavia continua a mostrare un tennis fantasioso e variato. Soprattutto, arriva ovunque. Gambe fantastiche. Me ne vado sul 2 pari per concentrarmi su quanto accade nell'altro stadio, l'unico a cui si accede con qualsiasi tipo di biglietto.
Grandstand. Lì sta accadendo che Roberta s'è presa un break in avvio del secondo set e che Camila non riesce a restituire lo sgarbo. La maceratese forza imperterrita di diritto e rovescio ma non ha più la felicità nei vincenti che aveva mostrato sabato. Mentre il cielo diventa sempre più cupo (non metaforicamente), Vinci macina il suo gioco sicuro e s'arrampica sul 4-1. I moltissimi neotifosi di Giorgi - forse la tennista più vezzeggiata di questo Slam - tentano di ridarle coraggio. Senza riuscirci.
Armstrong. Pennetta ha l'occasione per sferrare un uppercut da knock out servendo sul 4-2 a proprio favore. E' il settimo gioco, quello che spesso decide il set. "E' fatta", penso. Invece dalla sua racchetta non esce una prima palla decente. Si va per le lunghe, vantaggio, pari, vantaggio, pari, con Halep che alla fine ottiene il terzo punto.
Grandstand. Roberta veleggia sicura e in tensione positiva dall'alto del suo 5-1. Camila appare svuotata. I suoi ultimi fuochi li mostra nel settimo game: serve bene, si porta sul 40-0 ma si fa riprendere, rispolvera un paio di vincenti e limita i danni al 5-2.
Armstrong. Flavia entra in crisi, ora sbaglia con frequenza preoccupante, negli scambi prolungati prevale la rumena. Che, dicono i tecnici, "ha messo i piedi in campo", nel senso che guadagna un metro e anticipa meglio, pur rischiando di più. L'italiana invece ha evidentemente prosciugato la scorta di energia che l'aveva sostenuta nei primi tre turni degli UsOpen. Subisce due break e lascia che Halep vada a servire per il set.
Grandstand. Finisce 6-2 per Vinci, alla quale sono bastati 67 minuti per riportare con i piedi per terra la meno italiana delle azzurre e conquistare per il secondo anno consecutivo i quarti degli UsOpen. Tre statistiche spiegano l'essenza della partita: i vincenti sono stati 20 a 12 a favore di Camila, i suoi errori 35 contro i 9, i doppi falli 7 contro nessuno. Tuttavia dobbiamo essere realisti: Giorgi è il futuro del tennis femminile, d'ora in poi tutte dovranno fare i conti con lei, a cominciare dalle Top Ten. Brava lei e bravissima Vinci, che con questo risultato s'avvicina al magico reame delle Top Ten a 30 anni suonati. Tutto bello e buono, anche se la stretta di mano di fine partita dura tre millesecondi, a dimostrazione che le due non si amano (non è un obbligo, peraltro).
Da adesso Armstrong Stadium, definitivamente. Dove piove. Piove forte. Sull'hard blu del secondo impianto di Flushing si pattina come al Palaghiaccio, Flavia ha evidenti problemi di appoggio, chiede la sospensione ma si va avanti. Un favore ad Halep, ora al servizio, che si porta sul 40-30, ossia a un punto dal set. A questo punto la signora arbitro Mariana Alves sospende. Dagli spalti è un fuggi fuggi, sono trascorsi 71 minuti di gioco dal via alle ostilità. Tutti negli spogliatoi a bere un canessiano tè caldo.
Si riprende che sono le 5 del pomeriggio. Flavia ha avuto il tempo di riposarsi, rifocillarsi e riallineare le idee. Simona - spero, da italiofilo - potrebbe invece aver smarrito il momentum dei game prima dello stop. È così, pare. Tre punti consecutivi dell'italiana e 5 pari. Si gioca ad altissimo ritmo, alimentato dall'adrenalina. Break di Halep, controbreak di Pennetta. Tie break. Che Flavia domina con un netto 7-3: il punto decisivo è uno spettacolare rovescio lungolinea, la sua arma migliore. Per la quarta volta raggiunge i quarti di finale a New York. L'appuntamento con Roberta è fissato per mercoledì. Ci saremo anche noi.
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