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La resa al prode svizzero
dell'highlander scozzese

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Già vedo i droni scozzesi colpire obiettivi strategici del bellicoso esercito elvetico, quello dei coltelli multiuso e delle esercitazioni annuali tra muggiti e yodel. La provocazione c'è tutta: una volta fatto fuori a Flushing Meadows il supersvizzero Roger Federer per mano sicaria minore spagnola (Tommy Robredo), risulta inaccettabile per i nordici sudditi di Her Majesty the Queen che l'highlander del tennis Andy Murray soccomba nei  quarti sotto le bordate di un altro svizzero, Stanislas Wawrinka, l'umano più somigliante al Gigante Buono dell'antica pubblicità Ferrero.

Peraltro, i fatti non giustificano alcuna dichiarazione di guerra, se mai ci sarà, come nelle situazioni davvero drammatiche di queste ore. Se infatti Andy conduce per 11 a 9 nei testa a testa con Federer, fino a ieri pomeriggio in quelli con Stan il suo vantaggio era solo un po' più netto, 8 a 5. E l'ultima volta che s'erano affrontati, sul rosso di Montecarlo in primavera negli ottavi di finale, Wawrinka aveva già vinto per 6-1 6-2 in 58 minuti. Visto che stavolta è finita con un eloquente 6-4 6-3 6-2 in 135 minuti, i conti tornano facili: a Wawrinka sono bastate meno di tre ore e un quarto spalmate su cinque set per prendersi 30 game e lasciarne 12 al povero figlio di mamma Judy, ora curato da Ivan Lendl. Andy - ricordiamolo - aveva vinto sia l'ultimo Slam a Wimbledon, sia l'ultimo UsOpen: da oggi sicuramente vivrà Stan come il suo nuovo uomo nero personale.

Com'è che Murray ha gettato al vento la seconda occasione di vincere due Slam consecutivi? Più che le statistiche (vi cito però un dato che dice tutto: 45 vincenti di Stan contro 15), a capire qualcosa del match aiuta la cronaca del game che ha consentito a Wawrinka di mettere in cascina il primo set. Lo svizzero conduce per 5-4, il nervosissimo Murray è al servizio. Con un doppio fallo e un diritto sparacchiato a rete, Andy dà all'avversario la prima possibilità di ottenere il break e, insieme, di chiudere il set. Si salva con una prima ineccepibile ma dà così il via a un'interminabile sequenza di vantaggi alternati, segnati da alcune prodezze del numero 10 al mondo tra cui un passante di rovescio lungolinea in corsa che fa alzare in piedi il pubblico osannante dell'Arthur Ashe Stadium. Dopo il quale, ancora una volta - è la quarta - Murray si salva con il servizio. Ma la resa scozzese è solo rinviata di qualche minuto. Alla sesta chance conquistata Stan, Andy mette fuori e va fuori di testa, punendo l'incolpevole racchetta che finisce a pezzi.

Non è il caso di raccontare alcunché di significativo del secondo e del terzo set, che hanno confermato lo stato di grazia di Wawrinka, domani alla prima semifinale in uno Slam, e la confusione tecnico-agonistica in cui è precipitato Murray dopo lo storico trionfo agli Championships.

A contendere a Stanislas l'accesso alla finale di domenica sarà Novak Djokovic, che nella tiepida serata newyorchese ha lasciato un set (6-3 6-2 3-6 6-0) al russo Mikhail Youzhny, ATP 24. Per Nole sarà una passeggiata di salute, ma credo che Wawrinka non possa chiedere di più a questo suo Slam. L'altra semifinale mi appare ancora più chiusa per l'underdog Richard Gasquet opposto al più convincente Rafael Nadal degli ultimi anni.

Tra poche ore Flavia Pennetta tenterà l'impresa di approdare alla finale. Di fronte ha Victoria Azarenka, con la quale ha due soli precedenti veri (il terzo, al secondo turno di Wimbledon 2013, non vale in quanto la bielorussa non scese nemmeno in campo per infortunio) con un successo a testa. A mio giudizio, la numero 2 al mondo è in questo momento la più forte giocatrice del circuito, ma Flavia potrà giocare senza pressioni e puntare al colpo grosso. È lei l'ultima carta azzurra degli UsOpen pro, dopo la sconfitta subita ieri dalla coppia Errani-Vinci per mano delle sorelle Williams (6-3 6-1) nei quarti. Tra i junior, invece, Gianluigi Quinzi, vincitore a Wimbledon, ha passato il terzo turno con un netto 6-2 6-3 ai danni dell'americano Gage Brymer. Avanti così.
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