A una settimana dal via all'evento di chiusura della stagione, le attesissime ATP World Tour Finals, Roger Federer non è ancora matematicamente certo di poter essere tra i magnifici otto dell'O2 Arena. Per non mancare l'appuntamento londinese, dopo aver partecipato a undici edizioni consecutive di cui sei vinte, lo svizzero dovrà battere Kevin Anderson o Mikhail Youznhy al secondo turno nell'ultimo Masters 1000 del 2013, che comincia oggi a Parigi Bercy.
Se ieri avesse regolato Juan Martin Del Potro, come lo supplicava di fare il pubblico di Basilea, l'ex numero 1 si sarebbe risparmiato quest'ultimo passaggio ad alto rischio. Invece no, "perfino a casa sua non riesce più a prendersi un titolo" ha titolato stamattina l'International New York Times. Un giudizio davvero troppo severo: pur perdendo con l'argentino ormai a ridosso dei Top Four, Federer ha giocato al meglio la finale del Masters 500 inventato per celebrare in patria il più grande atleta della storia confederata mentre è ancora in attività (e lui ha ricambiato la cortesia vincendolo cinque volte). Ha ceduto il primo set solo al tie break, nel secondo (vinto 6-2) ha dato a del Potro un saggio di ottimo tennis, ha dovuto arrendersi al terzo (4-6) ma combattendo fino all'ultimo da pari a pari.
Stando al gioco espresso in Svizzera si può prevedere che Federer - se a Bercy non si farà fermare dal sudafricano o dal russo né ci saranno exploit eccezionali da parte degli altri in corsa per le Finals, Wawrinka, Gasquet, Tsonga, Raonic, Haas, Almagro e lo stesso Youzhny - si presenterà a Londra con molte chance di arrivare lontano. Sicuramente più in forma di lui, oggi, c'è Novak Djokovic, reduce dalle vittorie a Pechino e Shangai, mentre se la può battere alla pari con Ferrer, sconfitto ieri in finale a Valencia da Youznhy (6-3 7-5), con Berdych, fuori al primo turno a Basilea, e con il conterraneo Wawrinka, che per lui non è mai stato psicologicamente un avversario vero: negli head-to-head è avanti per 13 a 1.
Con Rafael Nadal, ovviamente, il discorso è complesso, perché tra i due c'è un pregresso di non facile gestione per Roger, con 21 successi dello spagnolo contro 10 e un parziale di 7-3 negli ultimi dieci match. Ma il ragazzo di Manacor non è più quello visto in campo da febbraio a settembre.
Ieri, dopo la sconfitta, Roger è apparso sereno, quasi zen: "Ogni cosa arriva al momento giusto. Vado a Londra convinto di poter fare molto bene. Troppo a lungo non ho giocato il tennis che avrei voluto perché non ero al massimo della forma e mi sentivo limitato nei movimenti. Ora sto bene e sono sicuro di me".
Ritrovare pienamente competitivo al termine della stagione il giocatore più ammirato e amato del terzo millennio può stupire solo chi si affida al calendario per fare i propri pronostici. Serena Williams, settembre 1981, quindi di un mese più giovane di Federer, ha appena trionfato nelle finali WTA di Istanbul; Tommy Haas, classe 1978, è reduce da una stagione tanto straordinaria da tenerlo in lizza per un posto a Londra; Radek Stepanek, anch'egli del '78, ha vinto il titolo di doppio agli ultimi UsOpen insieme a un tennista di 40 anni, l'indiano Laender Paes. Ha ragione Federer quando dice: "Sono quattro anni che mi danno tennisticamente morto, e invece sono ancora qui". Una frase che significa: nessuno mi sottovaluti, farebbe un grosso errore.
Ci aspettano dunque quindici giorni di grande spettacolo, con Federer alla ricerca della conferma a Parigi, poi con il gran finale ATP in terra britannica, infine con l'Italia di Fed Cup che vuol riprendersi, a Cagliari, il titolo di paese numero uno del tennis mondiale. Roba forte.
Twitter @claudiogiua
Mail c. giua@kataweb. it
Se ieri avesse regolato Juan Martin Del Potro, come lo supplicava di fare il pubblico di Basilea, l'ex numero 1 si sarebbe risparmiato quest'ultimo passaggio ad alto rischio. Invece no, "perfino a casa sua non riesce più a prendersi un titolo" ha titolato stamattina l'International New York Times. Un giudizio davvero troppo severo: pur perdendo con l'argentino ormai a ridosso dei Top Four, Federer ha giocato al meglio la finale del Masters 500 inventato per celebrare in patria il più grande atleta della storia confederata mentre è ancora in attività (e lui ha ricambiato la cortesia vincendolo cinque volte). Ha ceduto il primo set solo al tie break, nel secondo (vinto 6-2) ha dato a del Potro un saggio di ottimo tennis, ha dovuto arrendersi al terzo (4-6) ma combattendo fino all'ultimo da pari a pari.
Stando al gioco espresso in Svizzera si può prevedere che Federer - se a Bercy non si farà fermare dal sudafricano o dal russo né ci saranno exploit eccezionali da parte degli altri in corsa per le Finals, Wawrinka, Gasquet, Tsonga, Raonic, Haas, Almagro e lo stesso Youzhny - si presenterà a Londra con molte chance di arrivare lontano. Sicuramente più in forma di lui, oggi, c'è Novak Djokovic, reduce dalle vittorie a Pechino e Shangai, mentre se la può battere alla pari con Ferrer, sconfitto ieri in finale a Valencia da Youznhy (6-3 7-5), con Berdych, fuori al primo turno a Basilea, e con il conterraneo Wawrinka, che per lui non è mai stato psicologicamente un avversario vero: negli head-to-head è avanti per 13 a 1.
Con Rafael Nadal, ovviamente, il discorso è complesso, perché tra i due c'è un pregresso di non facile gestione per Roger, con 21 successi dello spagnolo contro 10 e un parziale di 7-3 negli ultimi dieci match. Ma il ragazzo di Manacor non è più quello visto in campo da febbraio a settembre.
Ieri, dopo la sconfitta, Roger è apparso sereno, quasi zen: "Ogni cosa arriva al momento giusto. Vado a Londra convinto di poter fare molto bene. Troppo a lungo non ho giocato il tennis che avrei voluto perché non ero al massimo della forma e mi sentivo limitato nei movimenti. Ora sto bene e sono sicuro di me".
Ritrovare pienamente competitivo al termine della stagione il giocatore più ammirato e amato del terzo millennio può stupire solo chi si affida al calendario per fare i propri pronostici. Serena Williams, settembre 1981, quindi di un mese più giovane di Federer, ha appena trionfato nelle finali WTA di Istanbul; Tommy Haas, classe 1978, è reduce da una stagione tanto straordinaria da tenerlo in lizza per un posto a Londra; Radek Stepanek, anch'egli del '78, ha vinto il titolo di doppio agli ultimi UsOpen insieme a un tennista di 40 anni, l'indiano Laender Paes. Ha ragione Federer quando dice: "Sono quattro anni che mi danno tennisticamente morto, e invece sono ancora qui". Una frase che significa: nessuno mi sottovaluti, farebbe un grosso errore.
Ci aspettano dunque quindici giorni di grande spettacolo, con Federer alla ricerca della conferma a Parigi, poi con il gran finale ATP in terra britannica, infine con l'Italia di Fed Cup che vuol riprendersi, a Cagliari, il titolo di paese numero uno del tennis mondiale. Roba forte.
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