Se non ci provi, non saprai mai se ce l'avresti fatta. Era la filosofia di vita di Forrest Gump. Nulla di complicato, sulla carta. Ci dovevano quindi provare le russe di serie C che Shamil Tarpishev, commissario tecnico di Fed e Davis, è riuscito a mettere in campo per la FedCup a Cagliari (le sue giocatrici di B sono in campo nel torneo di Bucarest, l'unica della massima serie, Maria Sharapova, non è pervenuta). E, accidenti!, ci stanno provando davvero. La frontrunner Aleksandra Panova, 24 anni, WTA 136, ha fatto penare per 3 ore e 13 minuti Roberta Vinci, che sta 123 posti più su nel ranking mondiale, a dimostrazione che è sempre meglio non essere i favoriti quando si gioca per la squadra di uno sport individuale. Soprattutto in finale.
Lasciato all'avversaria il primo set per 5-7 dopo essere stata avanti 2-0 e 4-2 grazie a due break, la tarantina ha subito un improvviso calo di rendimento (problemi fisici, ci sembrava dagli spalti, invece era la testa che non le funzionava), s'è trovata sotto 2-5 nel secondo set, ha rischiato tre volte di perdere il match, ha saputo ricalibrare colpi e misura grazie al perfido rovescio in back infilando sei giochi consecutivi utili a finire 7-5 e andare poi 2-0 all'inizio del terzo set. Altro ribaltamento di ruoli, la ragazza di Mosca ha ripreso il filo del suo gioco fatto di diritti fiondati spesso da un metro dentro il campo, di buona mobilità, di ragguardevole lucidità almeno fino ai giochi decisivi. Anche nel terzo set s'è infatti portata sul 5-3 e ha avuto un'altra, la quarta, palla del match: ma di nuovo Roberta ha tirato fuori dal bagaglio di artista del tennis i migliori attrezzi del mestiere - le palle cortissime e i lob assassini - messi a punto sui campi di ogni continente. E le sono bastati due match point per chiudere 8-6, nonostante i crampi.
Ci ha provato persino la seconda singolarista russa, Irina Khromacheva, classe 1995, numero 236 della classifica Wta, che ha perso il primo set senza entrare mai in partita (6-1 per Sara Errani) ma ha cominciato il secondo mostrando di avere ottime qualità al netto dell'eccessivo tasso di errori non forzati: efficace servizio, servizio potente e preciso. Sotto di un break, la romagnola numero 7 al mondo ha faticato a rifarsi sotto e ad andare a servire per il match sul 5-4 con un filotto di quattro game consecutivi.
Insomma, Sara ha rinviato le velleità da primadonna di Irina a quando dimostrerà di non aver espresso tutto il suo potenziale nei circuiti giovanili. Si dice che a puntare tutto sulla biondina ora residente in Belgio sia l'ex deus-ex-machina del tennis russo Tarpishev, che era già in auge ai tempi di Boris Eltsin e ha ancora due ruoli in commedia, fa insieme il ct Barazzutti e il presidente Binaghi. Se Irina diventasse una top ten, forse lui riuscirebbe dove Andreotti fallì e Berlusconi sta fallendo: l'eternità del potere.
Quelli che ci devono sempre provare, ogni mattina di ogni santo giorno, per dare ancora senso e dignità alla propria vita e futuro ai propri figli, sono i mille lavoratori dell'Alcoa di Portovesme lasciati a casa dalla multinazionale dell'alluminio. Le hanno già provate tutte, dalle manifestazioni dentro la fabbrica ai sit-in romani, dal blocco dei traghetti a quelli stradali. Finora, nonostante le promesse e gli impegni, non hanno ottenuto niente. Ieri, dopo l'assemblea davanti ai cancelli della fabbrica inchiavardati da mesi, sono partiti per Cagliari per ricordare a chi si può permettere un biglietto di una finale mondiale di tennis che loro da dicembre si battono per tornare a lavorare. Corrado Barazzutti li ha ascoltati, è intervenuto, ha chiesto che potessero portare sul centrale del TC Cagliari il loro striscione: "I lavoratori ex Alcoa, lotta con noi e vince tutta la Sardegna". Chissà che tanta determinazione a provarci e a farcela non abbia dato una sferzata a Roberta e Sara.
A Parigi, nell'ultimo Masters 1000 dell'anno, ci hanno provato Roger Federer, che non deve dimostrare più nulla da tempo, e David Ferrer, che ha avuto l'ennesima chance di sconfiggere il suo personale uomo nero, Rafael Nadal. Non ho visto il match di Roger, schiacciato com'ero tra il debordante e correttissimo pubblico di Cagliari, ma mi dicono che ha giocato un primo set esemplare contro l'uomo più forte del momento, il numero 2 al mondo Novak Djokovic. Lo svizzero ha perso per 6-4 4-6 2-6, però ha confermato che sarà un protagonista vero alle Finals londinesi. Personalmente, non vedo l'ora.
Ferrer ha strappato il primo set per 6-3 in sicurezza e ha controllato a lungo il secondo dopo aver ottenuto il break. Ho visto parte del match su Sky: Nadal non è certo più il dominatore assoluto della primavera e dell'estate, è tornato ai livelli di gioco di prima della lunga sosta dell'anno scorso, stava finendo 6-4 per David. Rafa con i denti s'è riportato sul 5 pari, Ferrer ha ripreso a macinare palle e ha chiuso 7-5. Un risultato clamoroso. Nei testa-a-testa i due spagnoli stavano 20-4: indovinate a favore di chi. Domani il valenciano farà il bis della finale di un anno fa a Bercy, vinta su Janowicz. Tra quanti oggi ci hanno provato, lui ce l'ha fatta.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Lasciato all'avversaria il primo set per 5-7 dopo essere stata avanti 2-0 e 4-2 grazie a due break, la tarantina ha subito un improvviso calo di rendimento (problemi fisici, ci sembrava dagli spalti, invece era la testa che non le funzionava), s'è trovata sotto 2-5 nel secondo set, ha rischiato tre volte di perdere il match, ha saputo ricalibrare colpi e misura grazie al perfido rovescio in back infilando sei giochi consecutivi utili a finire 7-5 e andare poi 2-0 all'inizio del terzo set. Altro ribaltamento di ruoli, la ragazza di Mosca ha ripreso il filo del suo gioco fatto di diritti fiondati spesso da un metro dentro il campo, di buona mobilità, di ragguardevole lucidità almeno fino ai giochi decisivi. Anche nel terzo set s'è infatti portata sul 5-3 e ha avuto un'altra, la quarta, palla del match: ma di nuovo Roberta ha tirato fuori dal bagaglio di artista del tennis i migliori attrezzi del mestiere - le palle cortissime e i lob assassini - messi a punto sui campi di ogni continente. E le sono bastati due match point per chiudere 8-6, nonostante i crampi.
Ci ha provato persino la seconda singolarista russa, Irina Khromacheva, classe 1995, numero 236 della classifica Wta, che ha perso il primo set senza entrare mai in partita (6-1 per Sara Errani) ma ha cominciato il secondo mostrando di avere ottime qualità al netto dell'eccessivo tasso di errori non forzati: efficace servizio, servizio potente e preciso. Sotto di un break, la romagnola numero 7 al mondo ha faticato a rifarsi sotto e ad andare a servire per il match sul 5-4 con un filotto di quattro game consecutivi.
Insomma, Sara ha rinviato le velleità da primadonna di Irina a quando dimostrerà di non aver espresso tutto il suo potenziale nei circuiti giovanili. Si dice che a puntare tutto sulla biondina ora residente in Belgio sia l'ex deus-ex-machina del tennis russo Tarpishev, che era già in auge ai tempi di Boris Eltsin e ha ancora due ruoli in commedia, fa insieme il ct Barazzutti e il presidente Binaghi. Se Irina diventasse una top ten, forse lui riuscirebbe dove Andreotti fallì e Berlusconi sta fallendo: l'eternità del potere.
Quelli che ci devono sempre provare, ogni mattina di ogni santo giorno, per dare ancora senso e dignità alla propria vita e futuro ai propri figli, sono i mille lavoratori dell'Alcoa di Portovesme lasciati a casa dalla multinazionale dell'alluminio. Le hanno già provate tutte, dalle manifestazioni dentro la fabbrica ai sit-in romani, dal blocco dei traghetti a quelli stradali. Finora, nonostante le promesse e gli impegni, non hanno ottenuto niente. Ieri, dopo l'assemblea davanti ai cancelli della fabbrica inchiavardati da mesi, sono partiti per Cagliari per ricordare a chi si può permettere un biglietto di una finale mondiale di tennis che loro da dicembre si battono per tornare a lavorare. Corrado Barazzutti li ha ascoltati, è intervenuto, ha chiesto che potessero portare sul centrale del TC Cagliari il loro striscione: "I lavoratori ex Alcoa, lotta con noi e vince tutta la Sardegna". Chissà che tanta determinazione a provarci e a farcela non abbia dato una sferzata a Roberta e Sara.
A Parigi, nell'ultimo Masters 1000 dell'anno, ci hanno provato Roger Federer, che non deve dimostrare più nulla da tempo, e David Ferrer, che ha avuto l'ennesima chance di sconfiggere il suo personale uomo nero, Rafael Nadal. Non ho visto il match di Roger, schiacciato com'ero tra il debordante e correttissimo pubblico di Cagliari, ma mi dicono che ha giocato un primo set esemplare contro l'uomo più forte del momento, il numero 2 al mondo Novak Djokovic. Lo svizzero ha perso per 6-4 4-6 2-6, però ha confermato che sarà un protagonista vero alle Finals londinesi. Personalmente, non vedo l'ora.
Ferrer ha strappato il primo set per 6-3 in sicurezza e ha controllato a lungo il secondo dopo aver ottenuto il break. Ho visto parte del match su Sky: Nadal non è certo più il dominatore assoluto della primavera e dell'estate, è tornato ai livelli di gioco di prima della lunga sosta dell'anno scorso, stava finendo 6-4 per David. Rafa con i denti s'è riportato sul 5 pari, Ferrer ha ripreso a macinare palle e ha chiuso 7-5. Un risultato clamoroso. Nei testa-a-testa i due spagnoli stavano 20-4: indovinate a favore di chi. Domani il valenciano farà il bis della finale di un anno fa a Bercy, vinta su Janowicz. Tra quanti oggi ci hanno provato, lui ce l'ha fatta.
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