"Veloce, Sara, ché andiamo al Poetto". L'invocazione urlata e applaudita di uno spettatore ha dato il senso alla seconda giornata della finale di FedCup. Traduco a beneficio di chi non ha dimestichezza con il clima e la geografia di Cagliari, le regole della Davis femminile e chi c'era in campo: il cielo era terso e la temperatura intorno ai 25 gradi; il Poetto è la spiaggia più ampia della città; la nostra numero 1, Errani, stava facendo polpette della coraggiosa Alisa Kleybanova; in caso di sua rapida vittoria, con tre match vinti la finale Italia-Russia si sarebbe di fatto conclusa e l'urlatore avrebbe potuto dare per l'ora di pranzo un ritocco all'abbronzatura. Sara non se l'è sentita di deluderlo e ha chiuso la formalità in 59 minuti per 6-1 6-1. Il doppio d'esibizione con Karin Knapp e Flavia Pennetta in campo ha portato il quarto, non decisivo punto.
Ben altro il senso sportivo del quarto successo italiano in FedCup in otto anni (2006 sul Belgio, 2009 e 2010 sugli Stati Uniti) e della rivincita sulle russe che prevalsero nel 2007 a Mosca. Vero è che la Russia trascinata a fatica a Cagliari dal presidente-selezionatore Shamil Tarpishev è il corrispettivo di una buona compagine di un grande circolo, tipo il Parioli. Nulla di più. Altrettanto vero che l'Italia rosa di Corrado Barazzutti - che guida le nostre nazionali dal 2002 - nel ranking ITF per paesi è seconda solo alla Repubblica Ceca di Petra Kvitova e Lucie Safarova. Nelle prime cento della classifica mondiale WTA le italiane sono sei, Sara Errani (7), Roberta Vinci (13), Flavia Pennetta (31), Karin Knapp (41), Francesca Schiavone (42) e Camila Giorgi (91). Per dare due termini di paragone, nella Top 100 le americane sono undici ma solo seste nella classifica ITF per nazioni, le francesi cinque eppure diciottesime. Come il presidente della FIT Angelo Binaghi ripete con ammirevole perseveranza, è il movimento tennistico italiano che sta via via procurando risultati agonistici importanti. Soprattutto in campo femminile.
Ma solo le federazioni italiana, ceca, slovacca e poche altre sembrano davvero emotivamente coinvolte dalla FedCup. Ragioni di età, forse. L'ITF, l'International Tennis Lawn Federation titolare della FedCup, veniva fondata cento anni fa a Parigi. La FedCup - da tempo targata BNP Paribas - ha festeggiato cinquant'anni a Cagliari. La prima edizione del torneo fu organizzata a Londra al Queen's - nomen omen, credo - e vide la partecipazione delle italiane Lea Pericoli e Silvana Lazzarini. Ere geologiche fa. Il circuito ora è dominato dalla Women's Tennis Association, che gestisce l'intero calendario professionistico femminile. Per restare in salute, la FedCup deve cambiare probabilmente formula. Si comincerà l'anno prossimo con lo slittamento della finale, che diventerà l'evento di chiusura della stagione e dunque potrà contare - nel caso le loro nazionali arrivassero fin qui - su quelle giocatrici stavolta impegnate a Sofia per la finalina 9-16 del WTA, a Nanjing e a Taipei per gli ultimi WTA 125. Nessuna potrà reclamare il proprio diritto a concorrere a premi di una certa ricchezza, visto che le federazioni nazionali non hanno risorse da opporre a quelle degli sponsor.
Ma forse non basterà. La FIT, che a livello mondiale conta parecchio (il patron della ITF è l'ex presidente italiano Francesco Ricci Bitti), può dare un contributo importante al cambiamento, mettendo sul tappeto anche la straordinaria fedeltà alla FedCup di Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Sara Errani, Karin Knapp e di tante altre che verranno.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Ben altro il senso sportivo del quarto successo italiano in FedCup in otto anni (2006 sul Belgio, 2009 e 2010 sugli Stati Uniti) e della rivincita sulle russe che prevalsero nel 2007 a Mosca. Vero è che la Russia trascinata a fatica a Cagliari dal presidente-selezionatore Shamil Tarpishev è il corrispettivo di una buona compagine di un grande circolo, tipo il Parioli. Nulla di più. Altrettanto vero che l'Italia rosa di Corrado Barazzutti - che guida le nostre nazionali dal 2002 - nel ranking ITF per paesi è seconda solo alla Repubblica Ceca di Petra Kvitova e Lucie Safarova. Nelle prime cento della classifica mondiale WTA le italiane sono sei, Sara Errani (7), Roberta Vinci (13), Flavia Pennetta (31), Karin Knapp (41), Francesca Schiavone (42) e Camila Giorgi (91). Per dare due termini di paragone, nella Top 100 le americane sono undici ma solo seste nella classifica ITF per nazioni, le francesi cinque eppure diciottesime. Come il presidente della FIT Angelo Binaghi ripete con ammirevole perseveranza, è il movimento tennistico italiano che sta via via procurando risultati agonistici importanti. Soprattutto in campo femminile.
Ma solo le federazioni italiana, ceca, slovacca e poche altre sembrano davvero emotivamente coinvolte dalla FedCup. Ragioni di età, forse. L'ITF, l'International Tennis Lawn Federation titolare della FedCup, veniva fondata cento anni fa a Parigi. La FedCup - da tempo targata BNP Paribas - ha festeggiato cinquant'anni a Cagliari. La prima edizione del torneo fu organizzata a Londra al Queen's - nomen omen, credo - e vide la partecipazione delle italiane Lea Pericoli e Silvana Lazzarini. Ere geologiche fa. Il circuito ora è dominato dalla Women's Tennis Association, che gestisce l'intero calendario professionistico femminile. Per restare in salute, la FedCup deve cambiare probabilmente formula. Si comincerà l'anno prossimo con lo slittamento della finale, che diventerà l'evento di chiusura della stagione e dunque potrà contare - nel caso le loro nazionali arrivassero fin qui - su quelle giocatrici stavolta impegnate a Sofia per la finalina 9-16 del WTA, a Nanjing e a Taipei per gli ultimi WTA 125. Nessuna potrà reclamare il proprio diritto a concorrere a premi di una certa ricchezza, visto che le federazioni nazionali non hanno risorse da opporre a quelle degli sponsor.
Ma forse non basterà. La FIT, che a livello mondiale conta parecchio (il patron della ITF è l'ex presidente italiano Francesco Ricci Bitti), può dare un contributo importante al cambiamento, mettendo sul tappeto anche la straordinaria fedeltà alla FedCup di Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Sara Errani, Karin Knapp e di tante altre che verranno.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua