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Wawrinka rincorre ma non basta
Nadal si conferma il più forte

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L'autobiografia di Rod Laver, l'unico tennista capace di vincere due volte i quattro Slam nello stesso anno (nel 1962 da dilettante e nel 1969 da professionista, mentre Don Budge ci riuscì una volta sola nel 1938 da dilettante) la potete acquistare su Amazon, si chiama "The Education of a Tennis Player", New Chapter Press, 2009, edizione inglese. Un gran bel titolo - forse farina del sacco del coautore Bud Collins, popolare giornalista e commentatore tv di tennis - per un buon libro, poco agiografico e parecchio tecnico, come si usava un tempo quando si scriveva di sport.

Ogni tennista a qualsiasi livello ha margini di miglioramento, e dunque può essere "educato" in modo permanente. Nel mio circolo c'è un anziano avvocato, cocciutamente impegnato a doppiare il secolo, che da poco ha voluto cambiare un paio di colpi di cui non era soddisfatto. Mesi fa, passando a fianco del campo dove stavo regolarmente perdendo il mio match, s'è fermato, mi ha osservato due minuti e m'ha detto: "Beh, sei meglio di qualche tempo fa, ma chiedi a Gino di insegnarti come dare più profondità al tuo rovescio", che è povera cosa, l'ammetto.

Stanislas Wawrinka è l'esempio di come persino l'educazione di un giocatore di prima fascia non finisca mai. Dotato di un rovescio naturale tra i più scenografici del circuito anche perché tra i pochi a una mano, sicuramente sarebbe stato un fenomeno sportivo nazionale se il caso non l'avesse fatto nascere appena tre anni e mezzo anni dopo il fenomeno globale Roger Federer, svizzero come lui. Con grande umiltà ha continuato a macinare tornei e allenamenti, velocizzando il fisico massicio, abbassando il tasso di errore di diritto, trovando l'equilibrio psicologico senza il quale aveva perso parecchi match alla sua portata. Tanto lavoro fino ad arrivare adesso, per la prima volta in carriera, tra gli otto delle ATP Masters Finals londinesi come numero 7. Nel suo girone ha trovato Rafael Nadal, numero 1 del seed, David Ferrer (3, sconfitto all'esordio da Nadal per 6-3 6-2) e Tomas Berdych, 5. Lunedì Stanislas ha vinto la prima partita proprio con il ceco in tre set (6-3 6-7 6-3), ieri ha costretto Nadal a rischiare in due tie break (è finita 7-6 7-6 per il maiorchino). Per il pubblico della O2 Arena sono stati entusiasmanti le rincorse dello svizzero - breakkato in apertura - sia nel primo sia nel secondo set fino a ottenere il 6 pari. Una determinazione resa inutile dalla scarsa efficacia di Stanislas nei game di spareggio: il suo tallone d'Achille resta la carenza di killer instinct nei momenti decisivi, ma a 28 anni può ancora ri-educarsi.

Lo spagnolo voleva a ogni costo questo successo - il numero 73 stagionale contro 6 sconfitte - perché avrebbe blindato il suo ingresso nelle semifinali del torneo londinese e il titolo virtuale di re del ranking ATP a fine 2014. C'è riuscito, ed ora non ha più nulla da perdere se non il probabile confronto diretto con il più in forma del lotto, Novak Djokovic, testa di serie numero 2 delle Finals.

Avendo visto in campo a Londra i Top Eight, ora posso sbilanciarmi. Davanti a tutti metto ovviamente i dominatori dell'annata, Rafa e Nole. In assenza del malandato Andy Murray, subito dietro vedo Juan Martin Del Potro, testa di serie numero 4, che lunedì ha comunque faticato non poco (6-7 6-3 7-5) per contenere un convincente Richard Gasquet (8). Nonostante la sconfitta subita per mano di Djokovic (6-4 6-7 6-2) nella più bella partita vista sinora, mi è piaciuto Roger Federer, totalmente ritrovato dopo la crisi psicofisica che ha segnato la sua stagione. Poi piazzo Wawrinka, più in palla di Ferrer, Gasquet e Berdych, nell'ordine. Domani potremmo già avere il secondo nome dei tre che, con Nadal, si disputeranno l'ingresso in finale. Io punterei su Djokovic, opposto in serata a Del Potro. Wawrinka e Federer sono ancora in grado di farcela all'ultimo tuffo: sarebbe un'assoluta prima avere due educatissimi svizzeri tra i quattro più forti del mondo.

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