Cercando notizie di un dimenticato giocatore americano degli anni quaranta e cinquanta, Gene Garrett (di cui qui, per i curiosi, linko la carriera in cifre: http://goo. gl/3gBBiM), ho risalito imprevedibili sentieri digitali e sono giunto a un articolo del 1988 su Repubblica (http://goo. gl/jhoU2w) in cui Gianni Clerici raccontava la favola tramutata in tragedia di Maureen Connolly, l'americana classe 1934 - avrebbe compiuto ottant'anni il prossimo settembre - che nel 1953 vinse gli Australian Championships. Fu, quel 1953, l'anno del suo Grande Slam grazie successivi trionfi di Parigi, Wimbledon e New York. Nessuna donna c'era riuscita prima di lei. Saltò l'edizione 1954 ma poi andò a prendersi in scioltezza il Roland Garros e gli Championships londinesi. Pochi giorni dopo il trionfo davanti alla regina, ebbe un devastante incidente a cavallo. Gamba maciullata, niente più tennis. Era il 19 luglio 1954. La sfortuna non l'abbandonò più: morì a 35 anni per un tumore allo stomaco. Di fatto, la carriera di Maureen si esaurì in tre anni, dal '51 al '54, durante i quali vinse nove degli undici grandi tornei a cui partecipò. Un record.
Mentre nella Rod Laver Arena entrava in campo Roger Federer, anch'egli specialista in record (per 302 settimane numero 1 al mondo; 36 volte consecutive nei quarti, in semifinale o in finale e per 17 sul gradino più alto del podio di uno Slam; in gara a Melbourne per il sedicesimo anno di fila), mi sono chiesto se lui o qualcun altro dei protagonisti di oggi si ricorderà, tra qui e luglio, di celebrare il sesto decennale dell'ultima trionfale stagione di Maureen, che se avesse continuato a giocare sarebbe probabilmente ricordata come la più grande tennista di sempre.
Staremo a vedere. Intanto occupiamoci della fatal Australia e dei suoi figli prediletti, oggi impegnati su molti campi. Ad Andreas Seppi, il nostro numero 2, testa di serie 24 del torneo, tocca in sorte l'aussie più amato dal pubblico della Rod Laver Arena, l'ex numero al mondo Lleyton Hewitt, ATP 46, vincitore la scorsa settimana del titolo al 250 di Brisbane battendo in finale Roger Federer per 6-1 4-6 6-3. Il suo è stato un 2013 entusiasmante, soprattutto nella cavalcata fino al quarto turno a Flushing Meadows, dove in sequenza cacciò dal torneo Brian Baker, Juan Martin Del Potro e Evgeny Donskoy, per poi cedere a Mikhail Youzhny.
Il sudtirolese gioca una delle sue tipiche battaglie sulla lunga distanza. Il primo set, durato 54 minuti, si risolve a suo favore solo al tie break, giocato in sicurezza. Il secondo set vede l'italiano dominare, prendere il largo e chiudere sul 6-3. Hewitt ritrova però ritmo e controllo e ottiene il break in chiusura del terzo set, prendendoselo per 7-5. Massimo equilibrio nella quarta partita, dopo il reciproco break di apertura. L'arma migliore di Andreas appare il servizio potente e preciso: esattamente come l'avversario. Gli scambi diventano brevissimi, i game al fulmicotone, non si va più ai vantaggi. È la tensione che attanaglia Andreas ad avere un ruolo decisivo, e Hewitt ottiene il break decisivo sul 6-5.
Quinto set che si apre con l'azzurro rinfrancato, che va subito sul 2-0 e ha due occasioni per andare sul 3-0 con doppio break. Invece no, Hewitt si rifà sotto, tenta di abbreviare gli scambi con frequenti serve-and-volley e mantiene il distacco a distanza di sicurezza, in attesa di un calo di rendimento dell'italiano. Che, puntuale, arriva all'ottavo game, con l'australiano che si riporta sul pari grazie a un'improvviso black out nel servizio di Andreas. L'azzurro non approfitta di altre buone occasioni per riprendersi il vantaggio e si ritrova a dover annullare un match point con un ace. Sul 5 pari, finalmente, non perde l'occasione più importante del match, ottiene il break e va a servire per chiudere la partita. E lo fa senza lasciare alcuna chance a Hewitt: nemmeno un quindici. Quattro ore e 18 minuti di fatica lasciano il segno, ma 48 ore dovrebbero bastare ad Andreas per affrontare in forze giovedì l'americano Donald Young.
Un aussi anche per Roger Federer, 6 del seed, che ha regolato per 6-4 6-4 6-2 James Duckworth, ATP 133, nato a Sydney giusto 22 anni fa. Match tranquillo per l'ex numero 1, che ha tenuto sotto controllo il risultato e limitato al minimo il ricorso alle riserve di energia, considerando che durante il suo match la temperatura è arrivata a quota 42 gradi.
Nella sessione serale della Rod Laver Arena, un altro australiano del 1992, Bernard Tomic, borioso ragazzetto d'origine balcanica finalista sconfitto da Del Potro tre giorni fa a Sydney, era chiamato a testare lo stato di forma del numero 1 Rafael Nadal. Tecnicamente di ben altra levatura rispetto a Duckworth, Bernard ha problemi di carattere non risolti e io non sono tra quelli che s'ostinano a vaticinargli un futuro luminoso. E la conferma è puntualmente arrivata, con Tomic che ha mollato per un misterioso infortunio alla gamba destra non appena perso per 4-6 il primo set. Le mie sensazioni sul match d'esordio australe 2014 dello spagnolo, qui assente l'anno scorso, vincitore di tredici Slam ma di un solo Australian Open (2009, 7-5 3-6 7-6 3-6 6-2 ai danni di Roger Federer in finale), sono comunque positive.
Australiana ostica per Camila Giorgi, WTA 99: Storm (tempesta, in italiano) Sanders, WTA 219, classe 1994. Sotto una cappa di caldo davvero terribile, la marchigiana ha prevalso grazie al minore tasso di errori nel secondo e terzo set, dopo che nel primo era stato proprio l'eccesso di palle fuori e a rete a metterla in difficoltà. Nonostante suo padre Sergio fosse sugli spalti a fare il solito teatrino (da evitare), Camila ha ritrovato serenità, sparando forte, accorciando gli scambi e non lasciando spazio di manovra all'avversaria. È finita 4-6 6-1 6-4. Al secondo turno troverà la francese Alice Cornet (WTA 25). Mica facile.
Gli altri italiani. Il volenteroso Filippo Volandri ha tentato di resistere alla strapotenza fisica di Jo-Wilfried Tsonga, testa di serie numero 10 degli Open. L'allievo di Fabrizio Fanucci ha giocato un eccellente primo set (perso 5-7), poi ha dimostrato che aver vinto a 32 anni le Challenger Tour Finals a San Paolo in novembre non è stato un caso, facendo vedere un buon tennis e chiudendo sotto con un doppio 3-6 dopo un'ora e cinquanta minuti.
Francesca Schiavone, infine, ha combattuto al suo meglio (attuale) per opporsi a una delle giocatrici più grintose del circuito, Dominika Cibulkova, numero 24 del ranking mondiale, che ha condotto le danze per buona parte del match. Nel primo set la milanese ha avuto le occasioni (cinque palle break!) per portarsi avanti, mentre la slovacca ha subito sfruttato l'unica chance conquistata. Nel secondo set Francesca, sotto di due game, è risalita fino al 4 pari, ma poi Cibulkova non ha concesso più nulla fino al 6-3 6-4 finale.
Mail c.giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Mentre nella Rod Laver Arena entrava in campo Roger Federer, anch'egli specialista in record (per 302 settimane numero 1 al mondo; 36 volte consecutive nei quarti, in semifinale o in finale e per 17 sul gradino più alto del podio di uno Slam; in gara a Melbourne per il sedicesimo anno di fila), mi sono chiesto se lui o qualcun altro dei protagonisti di oggi si ricorderà, tra qui e luglio, di celebrare il sesto decennale dell'ultima trionfale stagione di Maureen, che se avesse continuato a giocare sarebbe probabilmente ricordata come la più grande tennista di sempre.
Staremo a vedere. Intanto occupiamoci della fatal Australia e dei suoi figli prediletti, oggi impegnati su molti campi. Ad Andreas Seppi, il nostro numero 2, testa di serie 24 del torneo, tocca in sorte l'aussie più amato dal pubblico della Rod Laver Arena, l'ex numero al mondo Lleyton Hewitt, ATP 46, vincitore la scorsa settimana del titolo al 250 di Brisbane battendo in finale Roger Federer per 6-1 4-6 6-3. Il suo è stato un 2013 entusiasmante, soprattutto nella cavalcata fino al quarto turno a Flushing Meadows, dove in sequenza cacciò dal torneo Brian Baker, Juan Martin Del Potro e Evgeny Donskoy, per poi cedere a Mikhail Youzhny.
Il sudtirolese gioca una delle sue tipiche battaglie sulla lunga distanza. Il primo set, durato 54 minuti, si risolve a suo favore solo al tie break, giocato in sicurezza. Il secondo set vede l'italiano dominare, prendere il largo e chiudere sul 6-3. Hewitt ritrova però ritmo e controllo e ottiene il break in chiusura del terzo set, prendendoselo per 7-5. Massimo equilibrio nella quarta partita, dopo il reciproco break di apertura. L'arma migliore di Andreas appare il servizio potente e preciso: esattamente come l'avversario. Gli scambi diventano brevissimi, i game al fulmicotone, non si va più ai vantaggi. È la tensione che attanaglia Andreas ad avere un ruolo decisivo, e Hewitt ottiene il break decisivo sul 6-5.
Quinto set che si apre con l'azzurro rinfrancato, che va subito sul 2-0 e ha due occasioni per andare sul 3-0 con doppio break. Invece no, Hewitt si rifà sotto, tenta di abbreviare gli scambi con frequenti serve-and-volley e mantiene il distacco a distanza di sicurezza, in attesa di un calo di rendimento dell'italiano. Che, puntuale, arriva all'ottavo game, con l'australiano che si riporta sul pari grazie a un'improvviso black out nel servizio di Andreas. L'azzurro non approfitta di altre buone occasioni per riprendersi il vantaggio e si ritrova a dover annullare un match point con un ace. Sul 5 pari, finalmente, non perde l'occasione più importante del match, ottiene il break e va a servire per chiudere la partita. E lo fa senza lasciare alcuna chance a Hewitt: nemmeno un quindici. Quattro ore e 18 minuti di fatica lasciano il segno, ma 48 ore dovrebbero bastare ad Andreas per affrontare in forze giovedì l'americano Donald Young.
Un aussi anche per Roger Federer, 6 del seed, che ha regolato per 6-4 6-4 6-2 James Duckworth, ATP 133, nato a Sydney giusto 22 anni fa. Match tranquillo per l'ex numero 1, che ha tenuto sotto controllo il risultato e limitato al minimo il ricorso alle riserve di energia, considerando che durante il suo match la temperatura è arrivata a quota 42 gradi.
Nella sessione serale della Rod Laver Arena, un altro australiano del 1992, Bernard Tomic, borioso ragazzetto d'origine balcanica finalista sconfitto da Del Potro tre giorni fa a Sydney, era chiamato a testare lo stato di forma del numero 1 Rafael Nadal. Tecnicamente di ben altra levatura rispetto a Duckworth, Bernard ha problemi di carattere non risolti e io non sono tra quelli che s'ostinano a vaticinargli un futuro luminoso. E la conferma è puntualmente arrivata, con Tomic che ha mollato per un misterioso infortunio alla gamba destra non appena perso per 4-6 il primo set. Le mie sensazioni sul match d'esordio australe 2014 dello spagnolo, qui assente l'anno scorso, vincitore di tredici Slam ma di un solo Australian Open (2009, 7-5 3-6 7-6 3-6 6-2 ai danni di Roger Federer in finale), sono comunque positive.
Australiana ostica per Camila Giorgi, WTA 99: Storm (tempesta, in italiano) Sanders, WTA 219, classe 1994. Sotto una cappa di caldo davvero terribile, la marchigiana ha prevalso grazie al minore tasso di errori nel secondo e terzo set, dopo che nel primo era stato proprio l'eccesso di palle fuori e a rete a metterla in difficoltà. Nonostante suo padre Sergio fosse sugli spalti a fare il solito teatrino (da evitare), Camila ha ritrovato serenità, sparando forte, accorciando gli scambi e non lasciando spazio di manovra all'avversaria. È finita 4-6 6-1 6-4. Al secondo turno troverà la francese Alice Cornet (WTA 25). Mica facile.
Gli altri italiani. Il volenteroso Filippo Volandri ha tentato di resistere alla strapotenza fisica di Jo-Wilfried Tsonga, testa di serie numero 10 degli Open. L'allievo di Fabrizio Fanucci ha giocato un eccellente primo set (perso 5-7), poi ha dimostrato che aver vinto a 32 anni le Challenger Tour Finals a San Paolo in novembre non è stato un caso, facendo vedere un buon tennis e chiudendo sotto con un doppio 3-6 dopo un'ora e cinquanta minuti.
Francesca Schiavone, infine, ha combattuto al suo meglio (attuale) per opporsi a una delle giocatrici più grintose del circuito, Dominika Cibulkova, numero 24 del ranking mondiale, che ha condotto le danze per buona parte del match. Nel primo set la milanese ha avuto le occasioni (cinque palle break!) per portarsi avanti, mentre la slovacca ha subito sfruttato l'unica chance conquistata. Nel secondo set Francesca, sotto di due game, è risalita fino al 4 pari, ma poi Cibulkova non ha concesso più nulla fino al 6-3 6-4 finale.
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