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Rafa impressiona Melbourne
e i numeri gli danno ragione

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Ho scorso una classifica eloquente sulla forza di Rafael Nadal: da quando è diventato professionista di prima fascia (2003), lo spagnolo ha combattuto con 60 Top Ten; con 54 di questi è in vantaggio in termini di numero di vittorie; con quattro è in svantaggio; con due è pari negli head-to-head; con 24 ha sempre prevalso, nel senso che ha un record del 100 per cento di successi. Ovviamente, la curiosità sta nei nomi dei sei che ai nipoti potranno dire: a Nadal ho sempre dato tanto filo da torcere da poter dire d'essere stato alla sua altezza, o addirittura più forte di lui. Eccoli, i nomi. Alex Corretja, spagnolo, che ha vinto entrambi i match con il maiorchino. Joachim Johansson, svedese, e Paradorn Srichaphan, thailandese, che si sono presi l'unico match disputato. Nikolaj Davidenko, russo, che ha vinto sei degli undici confronti. Infine, Gaston Gaudio e Marin Cilic che si sono spartiti il bottino con Nadal: 3 a 3 l'argentino, 1 a 1 il croato.

Poche note: Corretja, classe 1974, numero 2 ATP nel febbraio 2009, Johansson, 1982, numero 9 nel 2005 (talento straordinario condizionato da problemi fisici), Srichaphan, 1979, numero 9 nel 2004 (anch'egli vittima di gravi incidenti) e Gaudio, 1978, numero 5 nel 2005, hanno avuto la chance di battersi con un Rafa alle prime armi, già fortissimo ma ancora inesperto. Episodi antichi, quindi. Cilic, attualmente ATP 36, continua fortunosamente a scansare il numero 1 al mondo nei tabelloni dei tornei. Davidenko, numero 3 nel 2006, ora 61, è l'unico che negli anni ha davvero fatto dannare Rafa, con il suo gioco tiratissimo, spesso al limite.

Per tutti gli altri - Djokovic, Murray e Federer compresi - Rafa Nadal resta irraggiungibile quando si parla di scontri diretti. Perché, allora, pochi sono propensi a considerare lo spagnolo il giocatore più forte del ventunesimo secolo?

In attesa di risposte mi sono gustato l'ultima giornata del terzo turno degli Australian Open, con Nadal e Gael Monfils a chiudere gli incontri in scaletta. Il francese, classe 1986, testa di serie 25 del torneo, sta lentamente tornando ai livelli del 2011, quando fu 7 nel ranking mondiale. Alla vigilia del match, l'head-to-head tra i due era eloquente: 8-2, ma con un parziale di 4-2 sull'hard. Poche chance quindi per il veloce e potente giocatore di origini caraibiche. Che anche oggi ha dato il massimo, ma questo per gli standard attuali di Nadal significa trovarsi di fronte un avversario capace di strappargli sei game in tre set (6-1 6-2 6-3) in poco più di due ore. Il test era sicuramente quello, sulla carta, più impegnativo per i top arrivati fin qui nello Slam di Melbourne, e Rafa l'ha superato a pieni voti grazie alla totale sicurezza tattica e nervosa, alla freschezza fisica, all'efficacia del servizio.

A questo punto è completato il tabellone degli ottavi, che prevede i confronti Nadal-Nishikori, Dimitrov-Bautista Agut, Murray-Robert, Tsonga-Federer, Berdych-Anderson, Mayer-Ferrer, Wawrinka-Robredo e Fognini-Djokovic. Non escludo sorprese, magari da Bautista Agut e Tsonga. Su Fabio Fognini, in campo a ore nel cuore della notte italiana (così come su Flavia Pennetta, che all'una se la vedrà con Angelique Kerber), non mi pronuncio per scaramanzia.

Un grazie dovuto, infine. Lo dico chiaro, sapendo come funzionano i meccanismi del retropensiero maligno: non conosco nessuno di Eurosport, non ho mai avuto rapporti con chi ci lavora, non so nemmeno dove abbia la sede. Quindi la mia non è pubblicità bensì un riconoscimento pubblico a nome di quanti soffrono di sindrome tennistica e non possono farsi una vacanza a Melbourne a metà gennaio. O di chi, come capita a me, deve spesso viaggiare. Eurosport offre infatti un servizio online durante alcuni Slam (quelli di cui ha i diritti tv e web) che si chiama Player e trasmette in streaming le partite giocate sui campi principali del torneo. Si scarica una app e si paga una quota mensile che viene rinnovata solo dietro avviso così da non rischiare di buttar soldi. La qualità video è altissima se si ha un wi-fi, il che aiuta parecchio chi, affetto da tennisite acuta, preferisce decidere personalmente se la palla ha toccato o no la riga di fondo. Roba da addicted, lo so, ma a noi va bene così.

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