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Nadal fatica, Federer vola
ma adesso attenti ai numeri

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Se parlate con un matematico, vi dirà che i numeri sono in grado di rappresentare tutto, ogni evento della natura e della vita. E' certamente vero (non avrei argomenti per ribattere) e, anzi, lo sport si presta più di molte altre attività umane ad essere fissato dalle cifre. Dipende dalla profondità dei dati descrittivi: più si resta in superficie, più particolari si perdono. Nel tennis si può vincere una partita in cinque set perdendo molti più game dell'avversario: con un risultato del tipo 0-6 0-6 7-6 7-6 7-6 passa chi s'è preso 21 game contro quello che ne ha sommati 30. Attenti ai numeri, allora.

Senza nulla togliere a Karin Knapp che sfiorò l'impresa la scorsa settimana, le incertezze di Maria Sharapova (che per superare l'italiana dovette lottare fino all'illuminante 10-8 al terzo set) erano già tutte lì, evidenti, al suo secondo turno degli Australian Open, in attesa di qualcuno che sapesse capitalizzarle. C'è riuscita la tostissima slovacca Dominika Cibulkova, WTA 24, con una progressione che dimostra quanto Maria sia lontana dalla forma migliore: 3-6 6-4 6-1. Dunque, Melbourne ha perso in due giorni, negli ottavi, sia la numero 1 al mondo Serena Williams sia la 3 Sharapova. Ai quarti approdano solo tre Top Ten, Vika Azarenka (2), Li Na (4) e Agnieszka Radwanska (5) mentre le altre cinque sono comprese tra la numero 11 del seed, Simona Halep, e la 30, Eugenie Bouchard. Saranno proprio Cibulkova e la canadese Bouchard, 20 anni il mese prossimo (e, secondo me, una grande protagonista del circo WTA già in questa stagione), a contendere a Flavia Pennetta l'accesso alle Top 20 al termine del torneo. Gli accoppiamenti delle contendenti per le semifinali sono questi: Azarenka-Radwanska, Cibulkova-Halep, Li Na-Pennetta, Ivanovic-Bouchard. Si comincia domattina con l'azzurra in campo (in Italia l'una di stanotte).

Nessuna sorpresa clamorosa nel torneo maschile. Nella parte superiore del tabellone Rafael Nadal ha battuto in tre set il giapponese Kei Nishikori, il bulgaro Grigor Dimitrov ha regolato lo spagnolo Roberto Bautista Agut in quattro set, Andy Murray ha messo sotto la sorpresa francese Stephane Robert in quattro set, Roger Federer non ha lasciato spazio a Jo-Wilfried Tsonga (tre set). Nella parte inferiore avevano passato il turno ieri Djokovic, Wawrinka, Berdych e Ferrer.

Mai come oggi, però, il numero dei set necessari a passare il turno non è rappresentativo di quanto accaduto sui campi. Nadal ha subìto e rischiato molto con Nishikori, ATP 17, che ha costretto il numero 1 mondiale a una maratona di 3 ore e 15 minuti con due tie break. Invece, il risultato in game (7-6 7-5 7-6) dice chiaramente che nei momenti di massima tensione lo spagnolo non ha avuto cali, mentre il giapponese allenato da Michael Chang deve ancora lavorare molto su questo aspetto della preparazione. Il match è stato entusiasmante e spettacolare, con frequenti attacchi di diritto di Kei che hanno non poco disturbato Rafa. Pur allenatissimo, il maiorchino ha dovuto correre come non gli accadeva da tempo, lasciando spesso all'avversario il comando degli scambi.

Altrettanto complesso e non ben descritto dal punteggio (6-1 6-2 6-7 6-2) il match tra Murray e Robert, uno che a quasi 34 anni s'è fatto le qualificazioni e tre quarti di torneo (in tutto, sette partite) lasciando la sensazione di disporre di un talento che è maturato davvero troppo tardi. Ha veleggiato per anni intorno a quota 200 del ranking ATP, raggiungendo solo una volta in carriera il secondo turno di ciascuno degli Slam. Con questi risultati australiani Robert ha la soddisfazione di raggiungere per la prima volta una posizione da Top 80, davanti a gente come Troicki, Ramos, Bogomolov e Llodra. La partita, che ho visto solo a sprazzi, sembrava destinata a una comoda conclusione al terzo set per lo scozzese, che però ha improvvisamente dovuto subire gli effetti gli anomali diritti di Robert. Al quarto set, la differenza di categoria è tornata a pesare.

Molto meno faticosa di quanto m'aspettassi la vittoria di Federer su Tsonga. In nessun momento il francese, qui finalista nel 2008 (si arrese a Djokovic per 6-4 4-6 3-6 6-7), ha dato l'impressione di poter impensierire lo svizzero, che nei quarti trova Murray. Nei testa a testa è in vantaggio per 11 a 9 lo scozzese, che l'anno scorso vinse la semifinale al quinto set (6-4 6-7 6-3 6-7 6-2): un match i cui strascichi fisici condizionarono poi la finale persa con Nole Djokovic. M'aspetto, mercoledì, la replica.
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