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Sotto il cielo d'Australia
l'incertezza regna sovrana

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È stato il giorno di Roger Federer, ovviamente, ma anche di Agnieszka Radwanska e Dominika Cibulkova e, per quel che ci riguarda, di Sara Errani e Roberta Vinci. Invece, non resterà una data memorabile, questa di chiusura dei quarti di finale degli Australian Open, per Andy Murray e Viktoria Azarenza, e nemmeno per il più annunciato dei campioni, Grigor Dimitrov. Se sapete com'è andata - io l'ho scoperto via via tra uno scalo in un aeroporto sotto la neve e quello successivo dove c'era il sole - non vi dico nulla di nuovo. Certo, non può non far riflettere il fatto che nelle semifinali dei singolari degli Australian 2014 troveremo solo due degli otto protagonisti dello scorso anno, i veterani Federer e Na Li. Non ci saranno i vincitori del 2013 Djokovic e Azarenka, non vedremo Murray e nemmeno Ferrer, Sharapova e Sloane Stephens. Insomma, dopo 13 mesi mi sembra più un ritorno al passato che un'accelerazione verso il tennis che sarà. Eppure al proposito mi ha mandato una mail poco fa C. F., una fedele lettrice della mia rubrichina, dove scrive: "Il tennis ci ha rassicurato in questi ultimi otto anni con un dualismo o poco più, senza alternative eppure efficace. Tennis bipartitico, bipolare, al massimo con tre poli in apparente omaggio a sistemi e risultati elettorali italici. Tutto sommato era un mondo più semplice. Dove Nole era più Roger che Rafa. E Andy, cioè Murray, piaceva ma non faceva impazzire, Serena stravinceva se qualche impiccio non la fermava, e comunque c'era Azarenka a prendere sempre il suo posto in caso di necessità. Ma una trama con pochi protagonisti annoia, a lungo andare. Come accade ai serial con gli stessi attori per dieci anni. Dopo un po' è bello mescolare le carte. Giocarsela ogni volta senza sapere come va a finire. Scendere in campo senza certezze. Vedere la potenza di Wawrinka violare le fierezze di Nole, le palle col culo per terra di Agnieszka precipitare all'inferno Viki. Per non dire dei 165 centimetri di Dominika Cibulkova che fanno marameo ai 186 di Maria. Insomma, meglio il tennis che scompagina, scompiglia, mette disordine, crea sicurezze e subito dopo le smentisce".

Non avrei saputo scriverlo meglio. L'incertezza regna sovrana sotto il sole australe. Rafa Nadal rischia grosso con Grigor Dimitrov in Sharapova, perdendo il primo set e arrivando a un passo dalla sconfitta sia nel secondo che nel terzo (3-6 7-6 7-6 6-2 il risultato finale). Roger Federer mette in riga Andy Murray per due set ma al terzo non sfrutta il match point e si fa trascinare in un gorgo da cui riesce tuttavia a riemergere subito (6-3 6-4 6-7 6-3). Viktoria Azarenka parte come un regionale, prosegue come un Alta Velocità e arriva come un accelerato guasto (6-1 5-7 6-0), dando alla polacca Radwanska la possibilità di disputare la prima semifinale a Melbourne in carriera. La ceca Dominika Cibulkova, in piena trance agonistica, travolge l'incolpevole rumena Simona Halep (6-1 6-0). Queste quindi le semifinali "non rassicuranti", per dirla alla C. F., degli Australian Open 2013: Nadal-Federer, Berdych-Wawrinka e Bouchard-Na Li, Radwanska-Cibulkova. Inutile suggerire quale partita non va persa per nessuna ragione al mondo. Sarà anche l'unica che si giocherà venerdì.

Un paio di osservazioni dopo aver scorso qualche highlight su Internet. La prima: Federer ha giocato alcuni punti in modo tatticamente perfetto, e comunque per lui non usuale nell'ultimo anno, attaccando al momento giusto e rischiando senza esagerare. Ho la sensazione che il mental coach Stefan Edberg stia facendo un eccellente lavoro con Roger, contrariamente a quanto accade a Boris Becker con Novak. La seconda: in un mondo di incertezze, dove le coppie litigano e si spezzano, ce n'è una che va avanti d'amore e d'accordo: quella formata da Sara e Roberta, che saranno in campo a difendere il titolo conquistato qui lo scorso anno. Il match finito 6-1 6-4 ai danni di Peschke e Srebotnik è risultato meno faticoso del quarto di finale, con - leggo - un solo squarcio di incertezza (rieccola!) sul 5-2 nel secondo set, quando le italiane hanno lasciato due game e rischiato di perdere il terzo. Adesso, ragazze, per cortesia fateci risentire orgogliosi del tennis azzurro.
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