Originari - se non di nascita, almeno di DNA - delle pianure centrali d'Europa, Tomas Berdych freddo come la valle di Ostrava e Stanislas Wawrinka detto amichevolmente "Stanimal" non entusiasmano solitamente i tifosi di tennis. Peraltro, nessuno gliel'ha mai chiesto. E' andata così anche oggi. Cresciuti in qualità anno dopo anno, lo svizzero-polacco dotato di un rovescio a una mano come non se ne vedono più e il ceco erede un po' minore di Ivan Lendl hanno giocato a Melbourne una semifinale scarna, quasi essenziale, che alla fine ha premiato (6-3 6-7 7-6 7-6) l'antico sparring partner di Roger Federer, più avvezzo a reggere le tensioni. Avendo visto spessissimo negli ultimi anni - 24 volte, per la precisione - uno svizzero in campo nell'ultimo atto di uno Slam, fa un po' effetto sapere che tra meno di 70 ore nella Rod Laver Arena ne troveremo un altro che si chiama Wawrinka. E che esiste la possibilità nemmeno tanto remota che sia un derby Basilea-Losanna ad aggiudicare il titolo.
Altrettanto glaciali le altre figlie dell'Est, la slovacca Dominika Cibulkova, 24 anni, e la polacca Agnieszka Radwanska, stessa età, che in un'ora e dieci minuti hanno risolto la questione di chi tra loro avesse diritto alla finale di sabato. Con un perentorio 6-1 6-2 è stata la minuscola e muscolosa Cibulkova - arrivata agli Australian Open come numero 24 al mondo e già oggi salita al 13 - a soffocare la speranza di Radwanska, WTA 4, di una seconda grande finale in carriera dopo Wimbledon 2012.
A confronto di Tomas, Stan, Dominika e Aga, la canadese Eugenie Bouchard, 19 anni, e la giapponese Li Na, 32 anni tra un mese, le ultime due semifinaliste in campo oggi, avevano delle storie in più da raccontare. La prima perché in questo torneo, pur perdendo oggi per 2-6 4-6, ha fatto mostra di un tennis molto efficace e spettacolare, anche se non bello da vedere. Eugenie sarà sicuramente una primattrice dei prossimi mesi e anni. A Li Na va riconosciuta la straordinaria costanza di risultati ottenuti nella terza età agonistica, dopo che nella prima era scomparsa per due anni (tra il 2002 e il 2004) senza dare più notizie di sé e nella seconda aveva pazientemente ripreso un personale e duro percorso vincente. Tutti i suoi migliori risultati si sono concentrati dal 2010 in poi, con una vittoria a Parigi nel 2011, tre finali - compresa quella di sabato - a Melbourne, una semifinale a Flushing Meadows il settembre scorso e tre quarti di finale a Wimbledon: un palmares inferiore per "ricchezza" solo a quello di Serena.
Delle tre semifinali, per le ragioni che immaginate se siete arrivati fin qui ho visto in parte Wawrinka-Berdych e Cibulkova-Radwanska. M'è piaciuto invece il match cino-canadese perché trovo sempre affascinante quando l'emergente sfida spavaldo l'anziano esperto e ne viene respinto la prima volta. E' una metafora della vita. Sempre che alla seconda o alla terza occasione gli si lasci il passo, com'è giusto che sia. Eugenie gioca con maturità e sicurezza, non ha veri punti deboli se non il servizio ancora da mettere a punto. Oggi Li Na non s'è fatta mai intimidire, ha impostato la partita con grande autorità non consentendo mai alla canadese di chiudere gli scambi prima di lei, come dimostra la differenza in vincenti: 13 a 2.
Domani, finalmente, il mio cuore mediterrano batterà libero sia per Errani e Vinci che tenteranno di prendersi ancora il titolo di doppio sia per i due migliori tennisti del millennio, Federer e Nadal, che si sfideranno per l'ultimo posto in finale. Tra lo svizzero e lo spagnolo non saprò per chi tifare, tanto mi sembrano entrambi eccezionali esempi sportivi. Ma forse è questo il modo migliore per godersi il match che saprà di leggenda.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Altrettanto glaciali le altre figlie dell'Est, la slovacca Dominika Cibulkova, 24 anni, e la polacca Agnieszka Radwanska, stessa età, che in un'ora e dieci minuti hanno risolto la questione di chi tra loro avesse diritto alla finale di sabato. Con un perentorio 6-1 6-2 è stata la minuscola e muscolosa Cibulkova - arrivata agli Australian Open come numero 24 al mondo e già oggi salita al 13 - a soffocare la speranza di Radwanska, WTA 4, di una seconda grande finale in carriera dopo Wimbledon 2012.
A confronto di Tomas, Stan, Dominika e Aga, la canadese Eugenie Bouchard, 19 anni, e la giapponese Li Na, 32 anni tra un mese, le ultime due semifinaliste in campo oggi, avevano delle storie in più da raccontare. La prima perché in questo torneo, pur perdendo oggi per 2-6 4-6, ha fatto mostra di un tennis molto efficace e spettacolare, anche se non bello da vedere. Eugenie sarà sicuramente una primattrice dei prossimi mesi e anni. A Li Na va riconosciuta la straordinaria costanza di risultati ottenuti nella terza età agonistica, dopo che nella prima era scomparsa per due anni (tra il 2002 e il 2004) senza dare più notizie di sé e nella seconda aveva pazientemente ripreso un personale e duro percorso vincente. Tutti i suoi migliori risultati si sono concentrati dal 2010 in poi, con una vittoria a Parigi nel 2011, tre finali - compresa quella di sabato - a Melbourne, una semifinale a Flushing Meadows il settembre scorso e tre quarti di finale a Wimbledon: un palmares inferiore per "ricchezza" solo a quello di Serena.
Delle tre semifinali, per le ragioni che immaginate se siete arrivati fin qui ho visto in parte Wawrinka-Berdych e Cibulkova-Radwanska. M'è piaciuto invece il match cino-canadese perché trovo sempre affascinante quando l'emergente sfida spavaldo l'anziano esperto e ne viene respinto la prima volta. E' una metafora della vita. Sempre che alla seconda o alla terza occasione gli si lasci il passo, com'è giusto che sia. Eugenie gioca con maturità e sicurezza, non ha veri punti deboli se non il servizio ancora da mettere a punto. Oggi Li Na non s'è fatta mai intimidire, ha impostato la partita con grande autorità non consentendo mai alla canadese di chiudere gli scambi prima di lei, come dimostra la differenza in vincenti: 13 a 2.
Domani, finalmente, il mio cuore mediterrano batterà libero sia per Errani e Vinci che tenteranno di prendersi ancora il titolo di doppio sia per i due migliori tennisti del millennio, Federer e Nadal, che si sfideranno per l'ultimo posto in finale. Tra lo svizzero e lo spagnolo non saprò per chi tifare, tanto mi sembrano entrambi eccezionali esempi sportivi. Ma forse è questo il modo migliore per godersi il match che saprà di leggenda.
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