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Sara e Roberta le numero uno
insegnano come si deve lottare

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Avendo già in cassaforte i titolo del Roland Garros 2012, degli UsOpen 2012 e degli Australian Open 2013, per Sara Errani e Roberta Vinci questa di Melbourne era la sesta finale di Slam e, insieme, un decisivo passaggio di carriera. Le loro avversarie Elena Vesnina, 27 anni, di Sochi, ed Ekaterina Makarova, 25, moscovita, stavano da un anno cercando di sfilare loro il posto di coppia più forte: persa nella Rod Laver Arena la finale 2013 con le italiane (com'era peraltro successo nelle quattro sfide precedenti), le avevano poi sconfitte in finale allo Slam di Parigi in giugno e in semifinale nei WTA Championships di Istanbul autunnali. Tanta dunque la posta in palio della finale di oggi per entrambe le coppie: il primo Slam della stagione, ovviamente, ma anche la rivincita di un anno fa, il comando nel ranking di categoria e la consapevolezza di essere per tutti quelle da battere nei prossimi mesi. Di conseguenza, tasso di nervosismo più alto del normale, che per tre quarti del match è sembrato penalizzare soprattutto le azzurre.

Sara e Roberta - reduci entrambe dalla delusione per essere uscite dal torneo di singolare al primo turno, loro che sono rispettivamente 7 e 12 nel ranking WTA - hanno saputo gestire al meglio la tensione nel primo set, dove sono andate avanti in sicurezza fino al 5-1, hanno ceduto tre game e hanno chiuso sul 6-4 grazie alla tarantina che ha servito di forza e con intelligenza, con l'ace finale che ha lasciato basita Elena Vesnina.

Rapporti di forza ribaltati nel secondo set, con le russe subito in fuga e le azzurre in affanno nel tentativo di non perdere il contato. E' stata ancora Roberta la più determinata ed efficace in questa fase del match, senza tuttavia riuscire a recuperare il break subìto in apertura.

Il 6-3 in 38 minuti per Vesnina-Makarova è stato il viatico per il terzo set. Che è cominciato con le italiane che a fatica si sono prese il primo game, sullo slancio hanno conquistato il break ma poi concesso il controbreak. Roberta, improvvisamente troppo fallosa, ha ceduto a Sara la guida del tandem. Nuovi break a favore delle russe nel quinto e nel settimo gioco, che sono sembrati - a me e a molti altri, credo - decisivi. Invece proprio sotto per 2-5 Sara e Roberta hanno ripreso a macinare gioco di grande qualità, a difendere benissimo e ad attaccare con acume tattico. Impressionante la capacità della romagnola e della tarantina di trovare un'armonia perfetta nel momento più difficile. Hanno conquistato cinque game consecutivi e hanno chiuso 7-5 in 55 minuti. È stata con una risposta lungolinea da manuale di Vinci a confermarle campionesse degli Australian e numero uno al mondo.

Delle nostre due tostissime ragazze abbiamo parlato spesso, per fortuna, negli ultimi anni, ma la mia sensazione è che questa vittoria porti con sé significati e valori che vanno al di là del pur prestigiosissimo Slam australiano. Soprattutto, ne sancisce il dominio nel doppio e conferma la loro capacità di superare i passaggi più difficili: se ci riescono in coppia, possono farlo anche nel singolare.

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