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Nemmeno un buco nel palmo
ferma Rafa che travolge Roger

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Rafael Nadal è stato il largo dominatore della stagione 2013 mentre Roger Federer ha dimostrato nel corso di questi Australian Open - dove aveva via via eliminato Duckworth, Kavcic, Gabashvili, Tsonga e Murray - di essere tornato ai livelli della primavera-estate 2012, quando vinse a Indian Wells, Madrid, Wimbledon, Cincinnati. Mi aspettavo quindi un duello sulla lunga distanza, combattuto ed equilibrato nella Rod Laver Arena, gremitissima. Per quanto riguarda la battaglia e l'equilibrio è andata come previsto solo nel primo set, finito al tie break (7-6 per lo spagnolo) e all'inizio del terzo (6-3, sempre per Rafa). Per il resto Nadal è stato più efficace, più continuo, più convinto soprattutto nel secondo set, finito 6-3, e nella seconda parte del terzo. E' stata una partita breve, 144 minuti, e mai in forse sull'esito tant'era evidente che Nadal meritava d'andare a giocarsi domenica la finale degli Australian Open con lo svizzero di riserva, Stanislas Wawrinka. Quella sarà la sua diciannovesima sfida decisiva in uno Slam e gli darà la chance di portarsi a casa il quattordicesimo titolo, il secondo conquistato a Melbourne in carriera. Dopo di che potrà dire d'aver eguagliato il più grande dell'ultimo decennio del secolo scorso, Pete Sampras, che non a caso era in tribuna a seguire il match. E ci sarà anche tra 48 ore, magari per tifare per lo svizzero.

Federer, che da oggi si trova in svantaggio per 10 a 23 nei testa-a-testa con il maiorchino, non ha ripetuto le ottime prove dei turni precedenti. E' stato meno veloce e più prevedibile, è sceso spesso a rete ma, una volta lì, ha patito parecchi passanti sia lungolinea sia incrociati e ha avuto un tasso di errori non forzati per lui inaccettabile: 50, il doppio dell'avversario. Nadal, in compenso, nelle due ore e mezza di gioco ha difeso benissimo da fondo campo, ha attaccato meno di Roger ma non ha mai sprecato le palle che contano davvero e ha fatto incetta di punti in risposta al servizio.

Se non avete visto l'impressionante vescica sul palmo della mano sinistra del mancino Rafael Nadal, non potete tuttavia capire la portata quasi epica della sua vittoria di oggi. Il numero 1 al mondo - che ha avuto un percorso non facile nei turni precedenti: Tomic, poi l'astro nascente Kokkinakis, Monfils, Nishikori e Dimitrov - s'era procurato le prime lesioni durante la partita con il giapponese e la situazione era nettamente peggiorata, con effetti negativi sul suo gioco, nello scontro con il bulgaro. Nelle 48 ore successive sono stati fatti interventi d'urgenza con speciali medicamenti spediti dall'Europa. Una semifinale di Slam in queste condizioni e con protezioni posticce non è affatto semplice, anche perché è potenzialmente una situazione molto deconcentrante. Non nel caso di Rafa, che non ha mai mollato nè dato la sensazione di essere condizionato dalle lesioni, evidenti a tutti quando un medico è stato costretto a rimedicarlo tra il primo e il secondo set. In diretta mondiale e sui megaschermi dell'Arena.

Federer lascia il torneo al penultimo atto ma dev'essere più che soddisfatto di quanto ha fatto. Sono convinto che gli spettatori dei tornei primaverili negli Stati Uniti e poi della stagione europea sulla terra lo vedranno spesso nelle fasi finali. Personalmente, mi piacerebbe ritrovarlo agli Internazionali BNL d'Italia per la rivincita dell'umiliante 1-6 3-6 dell'anno scorso per mano del solito Rafael Nadal.

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