Li Na, la cinese di cui ti puoi solo immaginare sofferenze e gioie perché né un gesto né un'espressione tradiscono mai alcunché, ha vinto una delle finali di Melbourne dall'esito più annunciato degli ultimi anni. Tuttavia per un set Dominika Cibulkova, grintosa prova vivente che l'altezza non è determinante nel tennis (nel calcio l'hanno già dimostrato numeri uno come Maradona e Messi), ha messo in grave difficoltà l'avversaria, da cui aveva già perso ad Anversa 2008, Madrid 2010, Roma 2012 e Toronto 2013. Sotto 1-3 dopo pochi minuti, la slovacca ha recuperato un primo break, s'è rifatta sotto, ne ha subìto un secondo ma è riuscita a controbilanciarlo con un eccellente game quando la cinese serviva sul 6-5. Il tie break è stato però facilmente controllato dalla numero 3 al mondo seguita da Carlos Rodriguez, già mentore di Hustine Henin. Per Li Na il secondo set è stato poco più di un'esibizione: 6-0 in 27 minuti.
A quasi 32 anni Li Na conquista il secondo Slam in carriera dopo quello del 2011 a Parigi, quando sconfisse con un sofferto 6-4 7-6 l'ultima Francesca Schiavone davvero competitiva ai massimi livelli. Se con il gioco geometrico e potente riesce spesso a supplire a una mobilità non eccezionale, la sua vera forza deriva dalla sicurezza psicologica acquisita grazie alle cure di Rodriguez e alla vicinanza del marito, che cura i minimi aspetti organizzativi della sua vita.
Il torneo femminile 2014 dello Slam di Melbourne Park è un esempio da manuale di cos'è una situazione win-win, che si crea quando quanti partecipano a una vendita, a un accordo, all'organizzazione di un evento ne ricavano, senza eccezioni, un vantaggio. Ovviamente, chi lascia l'Australia con più soddisfazioni è Li Na, che con la vittoria al terzo tentativo agli Open australiani (era stata sconfitta nel 2011 da Kim Clijsters per 3-6 6-3 6-3 e l'anno scorso da Viktoria Azarenka per 4-6 6-4 6-3), si conferma definitivamente la terza potenza del tennis femminile dietro Serena e Vika e si porta a casa un premio di un milione 680 mila euro.
Anche Cibulkova, arrivata in Australia come numero 24 al mondo, se ne torna a Bratislava con un bottino di tutto rispetto. Intanto, ha scalato 11 posti nel ranking WTA e dunque entra di diritto tra le tenniste che nessuna può sottovalutare. La ragazza nata a Piestany (splendida località termale sul fiume Vah dove ho giocato un torneo il settembre scorso, ovviamente senza alcuna gloria) è ora chiamata a smentire la fama di una che esce ai primi turni perché fatica a carburare mettendo a frutto una grinta e un dinamismo davvero fuori dal comune. In ogni caso, si ritrova con 860 mila euro in più sul conto in banca. Che non guasta.
Infine, gli effetti di questa finale su Melbourne e l'Australia. Avere in finale l'atleta cinese più famosa in patria e nel mondo ha un effetto di visibilità in estremo Oriente che gli Open - che ora nella comunicazione si autodefiniscono "The Gran Slam of Asia-Pacific" - sanno ben monetizzare. Il fatturato di questa edizione raggiunge 115 milioni di euro che provengono dai biglietti, dagli sponsor, dai diritti televisivi e dintorni, più l'indotto per alberghi, ristorazione, strutture turistiche. Quando 2016 anche la Margaret Court Arena avrà la copertura mobile si punta ad arrivare a 130 milioni di euro, in gran parte sborsati dagli spettatori che verranno da Cina e Giappone. Un insegnamento, quello australiano, che anche agli Internazionali del Foro Italico hanno ormai pienamente assorbito: perché Melbourne è bella, ma Roma lo è molto di più.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
A quasi 32 anni Li Na conquista il secondo Slam in carriera dopo quello del 2011 a Parigi, quando sconfisse con un sofferto 6-4 7-6 l'ultima Francesca Schiavone davvero competitiva ai massimi livelli. Se con il gioco geometrico e potente riesce spesso a supplire a una mobilità non eccezionale, la sua vera forza deriva dalla sicurezza psicologica acquisita grazie alle cure di Rodriguez e alla vicinanza del marito, che cura i minimi aspetti organizzativi della sua vita.
Il torneo femminile 2014 dello Slam di Melbourne Park è un esempio da manuale di cos'è una situazione win-win, che si crea quando quanti partecipano a una vendita, a un accordo, all'organizzazione di un evento ne ricavano, senza eccezioni, un vantaggio. Ovviamente, chi lascia l'Australia con più soddisfazioni è Li Na, che con la vittoria al terzo tentativo agli Open australiani (era stata sconfitta nel 2011 da Kim Clijsters per 3-6 6-3 6-3 e l'anno scorso da Viktoria Azarenka per 4-6 6-4 6-3), si conferma definitivamente la terza potenza del tennis femminile dietro Serena e Vika e si porta a casa un premio di un milione 680 mila euro.
Anche Cibulkova, arrivata in Australia come numero 24 al mondo, se ne torna a Bratislava con un bottino di tutto rispetto. Intanto, ha scalato 11 posti nel ranking WTA e dunque entra di diritto tra le tenniste che nessuna può sottovalutare. La ragazza nata a Piestany (splendida località termale sul fiume Vah dove ho giocato un torneo il settembre scorso, ovviamente senza alcuna gloria) è ora chiamata a smentire la fama di una che esce ai primi turni perché fatica a carburare mettendo a frutto una grinta e un dinamismo davvero fuori dal comune. In ogni caso, si ritrova con 860 mila euro in più sul conto in banca. Che non guasta.
Infine, gli effetti di questa finale su Melbourne e l'Australia. Avere in finale l'atleta cinese più famosa in patria e nel mondo ha un effetto di visibilità in estremo Oriente che gli Open - che ora nella comunicazione si autodefiniscono "The Gran Slam of Asia-Pacific" - sanno ben monetizzare. Il fatturato di questa edizione raggiunge 115 milioni di euro che provengono dai biglietti, dagli sponsor, dai diritti televisivi e dintorni, più l'indotto per alberghi, ristorazione, strutture turistiche. Quando 2016 anche la Margaret Court Arena avrà la copertura mobile si punta ad arrivare a 130 milioni di euro, in gran parte sborsati dagli spettatori che verranno da Cina e Giappone. Un insegnamento, quello australiano, che anche agli Internazionali del Foro Italico hanno ormai pienamente assorbito: perché Melbourne è bella, ma Roma lo è molto di più.
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