Il doppio - sento spesso dire - è un altro sport. Non è una verità assoluta, ovviamente. Bisogna tuttavia tenerne conto quando in campo non ci sono doppisti a tempo pieno (penso ai fratelli Bryan, a Paes, a Stepanek di qualche anno fa, a Bopanna o a Zimonjic) bensì singolaristi che solo talvolta, di solito negli Slam e in Davis, affrontano questa specialità. E anche se in coppia l'affiatamento, il mix tattico, la capacità di dialogare e darsi fiducia vicendevolmente contano almeno quanto le qualità personali, secondo me ha senso cercare nei diversi curricula il quid che fa la differenza. Per magari scoprire che quid più quid più quid più quid significa parità assoluta. Com'è accaduto oggi a Mar del Plata dove Argentina e Italia si stanno affrontando nel primo turno della Coppa Davis 2014 e dove abbiamo imparato che basta un solo break per vincere un match al meglio dei cinque set: 6-7 7-6 7-6 6-4 per gli azzurri, per fortuna.
Horacio Zeballos, mancino, ATP 66, è uno dei tre tennisti che nell'ultimo anno hanno sconfitto Rafael Nadal in una finale. Gli altri due sono stati Novak Djokovic a Monte Carlo, a Pechino e alle ATP Finals londinesi e, domenica scorsa, Stanislas Wawrinka a Melbourne. Questo non vuol dire che il tennista nato nel 1985 proprio a Mar del Plata sia un giocatore da Top 10: solo, gli è toccato in sorte a Viña del Mar il 10 febbraio 2013 di testare per la prima volta in finale lo spagnolo dopo lo stop forzato di sette mesi. Ha colto l'occasione unica e l'ha battuto, per la felicità dei nipoti ai quali racconterà il suo match tra trent'anni.
Nemmeno Eduardo Schwank arriverà mai tra i Top 10 del ranking ATP del singolare. Classe 1986, nel giugno 2010 ha comunque provato l'ebbrezza di essere brevemente tra i primi cinquanta al mondo (numero 48, per la precisione). È un buon doppista, numero 17 della specialità tre anni fa e vincitore del torneo di Stoccarda nel 2010 avendo al fianco proprio Carlos Berlocq. Ossi duri i due insieme, anche se Schwank sta ora faticando a quota 208 nel doppio e 343 nel singolare.
Poco più su di Eduardo nella classifica mondiale del singolare sta Simone Bolelli, che è numero 320 dopo essere stato 36 nel 2009. Dotato di pura classe naturale, il ventottenne bolognese ha avuto una carriera costellata di stop-and-go più per insufficienze caratteriali che per i frequenti infortuni, l'ultimo dei quali, al polso, è responsabile della recente sosta di sette mesi e dei conseguenti crolli nei ranking. Ma lui è il compagno di doppio che Fabio Fognini preferisce, e tanto basta perché il capitano azzurro Corrado Barazzutti non abbia dubbi su quale dev'essere, a certe condizioni di risultato della prima giornata, la coppia su cui puntare in Davis. E fa bene.
Di Fognini sappiamo tutto. Sulla terra rossa è uno dei più forti del circuito e sta imparando a difendersi bene anche sulle altre superfici. In Davis è il vero trascinatore della squadra.
Davanti ai tifosi del Patinodromo Municipal - che mi sembrano meno spaventevoli di quel che si raccontava alla vigilia - Fognini-Bolelli e Zeballos-Schwank giocano un match tra i più incerti degli ultimi anni in Davis. Il primo set è equilibratissimo, con nessun break e un tie break che vede gli azzurri annullare cinque palle di minibreak e poi perdere comunque sul parziale di 6-8. Il secondo è la fotocopia del precedente con ogni coppia che mantiene il servizio. Al tie break gli azzurri passano alla quarta occasione (parziale 10-8). Nel terzo set la differenza potrebbe farla Fabio Fognini che ha almeno due occasioni clamorose per strappare il servizio agli argentini. Niente da fare, terzo tie-break dopo 3 ore e 3 minuti e 36 game di cui nemmeno uno perso da chi batte. Stavolta i nostri dominano e chiudono per 7-3.
La svolta arriva al game chiamato Godot, il numero 39, quando finalmente Fabio e Simone ottengono il primo break e si portano sul 2-1. Rischiano sul 4-3 di restituire il favore, ma Bolelli prende il comando delle operazioni e scongiura il pericolo. Dei tanti quid - la sicurezza di Schwank, la potenza e la precisione di Zeballos, la fantasia a rete di Fognini - a decidere l'incontro è forse quello del bolognese con la sua tranquillità nei momenti decisivi. Anche se è il ragazzo di Arma di Taggia a servire nel game, lungo e tormentato, del 6-4 finale e a gioire poi insieme a "Chicco" Bolelli, a Barazzutti, a Palmieri, al dottor Parra e a tutto lo staff italiano. Domani Fognini proverà, in apertura di giornata, a prendersi la vittoria di squadra contro Carlos Berlocq.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Horacio Zeballos, mancino, ATP 66, è uno dei tre tennisti che nell'ultimo anno hanno sconfitto Rafael Nadal in una finale. Gli altri due sono stati Novak Djokovic a Monte Carlo, a Pechino e alle ATP Finals londinesi e, domenica scorsa, Stanislas Wawrinka a Melbourne. Questo non vuol dire che il tennista nato nel 1985 proprio a Mar del Plata sia un giocatore da Top 10: solo, gli è toccato in sorte a Viña del Mar il 10 febbraio 2013 di testare per la prima volta in finale lo spagnolo dopo lo stop forzato di sette mesi. Ha colto l'occasione unica e l'ha battuto, per la felicità dei nipoti ai quali racconterà il suo match tra trent'anni.
Nemmeno Eduardo Schwank arriverà mai tra i Top 10 del ranking ATP del singolare. Classe 1986, nel giugno 2010 ha comunque provato l'ebbrezza di essere brevemente tra i primi cinquanta al mondo (numero 48, per la precisione). È un buon doppista, numero 17 della specialità tre anni fa e vincitore del torneo di Stoccarda nel 2010 avendo al fianco proprio Carlos Berlocq. Ossi duri i due insieme, anche se Schwank sta ora faticando a quota 208 nel doppio e 343 nel singolare.
Poco più su di Eduardo nella classifica mondiale del singolare sta Simone Bolelli, che è numero 320 dopo essere stato 36 nel 2009. Dotato di pura classe naturale, il ventottenne bolognese ha avuto una carriera costellata di stop-and-go più per insufficienze caratteriali che per i frequenti infortuni, l'ultimo dei quali, al polso, è responsabile della recente sosta di sette mesi e dei conseguenti crolli nei ranking. Ma lui è il compagno di doppio che Fabio Fognini preferisce, e tanto basta perché il capitano azzurro Corrado Barazzutti non abbia dubbi su quale dev'essere, a certe condizioni di risultato della prima giornata, la coppia su cui puntare in Davis. E fa bene.
Di Fognini sappiamo tutto. Sulla terra rossa è uno dei più forti del circuito e sta imparando a difendersi bene anche sulle altre superfici. In Davis è il vero trascinatore della squadra.
Davanti ai tifosi del Patinodromo Municipal - che mi sembrano meno spaventevoli di quel che si raccontava alla vigilia - Fognini-Bolelli e Zeballos-Schwank giocano un match tra i più incerti degli ultimi anni in Davis. Il primo set è equilibratissimo, con nessun break e un tie break che vede gli azzurri annullare cinque palle di minibreak e poi perdere comunque sul parziale di 6-8. Il secondo è la fotocopia del precedente con ogni coppia che mantiene il servizio. Al tie break gli azzurri passano alla quarta occasione (parziale 10-8). Nel terzo set la differenza potrebbe farla Fabio Fognini che ha almeno due occasioni clamorose per strappare il servizio agli argentini. Niente da fare, terzo tie-break dopo 3 ore e 3 minuti e 36 game di cui nemmeno uno perso da chi batte. Stavolta i nostri dominano e chiudono per 7-3.
La svolta arriva al game chiamato Godot, il numero 39, quando finalmente Fabio e Simone ottengono il primo break e si portano sul 2-1. Rischiano sul 4-3 di restituire il favore, ma Bolelli prende il comando delle operazioni e scongiura il pericolo. Dei tanti quid - la sicurezza di Schwank, la potenza e la precisione di Zeballos, la fantasia a rete di Fognini - a decidere l'incontro è forse quello del bolognese con la sua tranquillità nei momenti decisivi. Anche se è il ragazzo di Arma di Taggia a servire nel game, lungo e tormentato, del 6-4 finale e a gioire poi insieme a "Chicco" Bolelli, a Barazzutti, a Palmieri, al dottor Parra e a tutto lo staff italiano. Domani Fognini proverà, in apertura di giornata, a prendersi la vittoria di squadra contro Carlos Berlocq.
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