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È nel segno di Fognini
l'Italia formato Davis

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Non è stato un match indimenticabile quello che consente all'Italia di proseguire il suo percorso in Coppa Davis. Troppo alta la posta in gioco, davvero eccezionale la pressione mediatica sugli argentini privi - per libera scelta dell'interessato - del numero 4 al mondo Juan Martin Del Potro, altrettanto pesanti le responsabilità caricate sulle spalle del nostro numero 1 Fabio Fognini che ha dovuto recuperare venerdì la sconfitta d'esordio di Andreas Seppi, dare fiducia ieri a Simone Bolelli nel doppio poi vittorioso, cercare e conquistare oggi il punto decisivo per gli azzurri contro un mastino come Carlos Berlocq.

Tuttavia al Patinidromo Municipal di Mar del Plata s'è visto tennis solido, senza sbavature, corretto e, in alcuni passaggi, di ottima qualità. Il risultato (7-6 4-6 6-1 6-4 in tre ore e 38 minuti) non rappresenta fedelmente le difficoltà ambientali e nervose che Fabio ha dovuto superare per mettere nell'angolo un giocatore molto motivato e che lui conosce bene, essendo stato suo compagno nella finale di doppio persa ad Umago nel 2008 contro Michal Mertinak e Petr Pala.

Carlos Berlocq ha un curriculum scarno in quanto a vittorie: a 30 anni e mezzo, l'estate scorsa s'è portato a casa il trofeo più pesante del Masters 250 di Bastad (7-5 6-1 ai danni del madrileno Fernando Verdasco), mentre due anni fa s'è dovuto accontentare di quello meno pregiato nella finale del 250 di Viña del Mar, persa con quel Juan Monaco con il quale ha diviso il ruolo di singolarista front-runner contro l'Italia a Mar del Plata. In 23 partecipazioni agli Slam ha superato il primo turno sei volte ma non è mai andato oltre. Ha però una non comune tempra di lottatore che gli ha consentito di vincere 14 Challenger, la gran parte dei quali in Italia, da Barletta a Todi, da Reggio Emilia a Torino, e di installarsi stabilmente tra i Top 50.

La cronaca della partita è inevitabilmente scarna. A furia di perdere i propri turni di servizio (ne cedono tre a testa), il primo set è una rincorsa reciproca, affannata e a tratti confusa. Dopo 70 minuti di lotta, il tie break premia il giocatore con maggiori qualità, che è Fognini.

Nel secondo set sull'italiano pesa la fatica dei giorni precedenti. Trovandosi due volte avanti 40-0 su servizio di Berlocq, Fabio ha ghiottissime chance di ottenere il break: in entrambe si fa rimontare, cede il servizio e poi non riesce più a rimettersi in pari.

Il  6-4 appena ottenuto non dà tuttavia maggiori sicurezze a Berlocq che nel terzo set non entra mai nella partita, controllata da Fognini in totale tranquillità. E' in questa fase che l'azzurro di Arma di Taggia mostra tutte le ragioni dei quasi trenta posti di vantaggio sull'argentino nel ranking mondiale, imponendo un gioco geometrico e redditizio soprattutto quando riesce a piazzare una prima forte e profonda. Più volte Fabio sfodera qui il colpo che alla fine risulterà decisivo, il lungolinea di rovescio che l'avversario non riesce quasi mai a ribattere. Il 6-1 appare preludio di vittoria facile.

Macché. Il quarto set è di nuovo combattutissimo. Il pubblico fa qualcosa oltre il lecito per spingere Berlocq a rimontare. Urla e insulti richiedono l'intervento del capitano biancazzurro e i richiami dell'arbitro. Fognini qui riesce a dare il meglio di sé, accettando la sfida dell'arena: è nel suo carattere ritrovare così le motivazioni quando tutto intorno sembra remargli contro. Ci sono attimi di grande nervosismo che culminano con l'espulsione di uno spettatore che dalle prime file tenta di distrarre sia Fabio sia il suo team. Mission impossible, per fortuna. Il game finale, quello del trionfo, è una lezione di grande tennis.

In aprile quarto di finale in Italia contro la Gran Bretagna di Andy Murray, oggi vincitrice con gli Stati Uniti. Non è un'impresa impossibile, soprattutto se nel frattempo Andreas Seppi tornerà a un accettabile livello di patos agonistico.

Il buon week end per il tennis maschile italiano non ha avuto adeguato riscontro tra le donne poiché Sara Errani, impegnata nella finale del Premier Event GDF Suez Open, non è riuscita ad aver ragione della russa Anastasija Pavljucenkova, che sabato aveva già regolato in tre set Maria Shara(Sugar)pova. Ho visto solo i game finali del match parigino, ma m'è parso - come conferma il risultato (3-6 6-2 6-3) - che la romagnola abbia oltremodo sofferto il gioco dell'avversaria, che le ha anche impedito di sfruttare la chance di prendere il largo a metà del terzo set. Peccato: vincendo, Sara sarebbe tornata da domani nel posto numero 6 al mondo.
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