Monday's Net

L'Italia di Karin e Camila
è già adesso una potenza

3 minuti di lettura
La prima giornata del confronto Usa-Italia vede le azzurre formato Primavera avanti per due match a zero, con Karin Knapp e Camila Giorgi che non fanno rimpiangere lo squadrone che ha fatto la storia. Anzi. Se queste sono le seconde e terze file del nostro tennis femminile, possiamo dire che il ciclo cominciato nel 2006 con la prima delle quattro vittorie in Fed Cup (le altre sono state nel 2009, nel 2010 e nel 2013) non si chiuderà con l'era di Schiavone, Pennetta, Vinci ed Errani.

È un risultato che mi dà una soddisfazione raddoppiata perché quando si seppe che Serena Williams, Sloane Stephens e Venus Williams, le tre americane da caratteri cubitali, non avrebbero affrontato la glaciale Cleveland d'inizio febbraio, un amico mai tenero con la FIT si premurò di farmi notare che per Sara Errani, Roberta Vinci e Flavia Pennetta sarebbe stata un'altra gara da favoritissime, "come a Cagliari dove non c'era Maria Sharapova e nemmeno, come si chiama?, quella 'Pav' qualcosa" (Pavlyuchekova, immagino). Inevitabile conclusione irridente: "La FedCup è facile vincerla così". Poiché alla finale di novembre a Cagliari io c'ero e so quanto le italiane si siano sudate il successo per 4-0 sulle russe, gli risposi malamente: "Primo, gli avversari non si scelgono. Secondo, le nostre danno il massimo sempre e comunque".

Qualche giorno fa, ecco la sorpresa: Sara e le altre chiedono di poter saltare il primo turno del World Group di Fed, incastrato tra i tornei di Parigi e Doha, la Federazione decide di accontentarle, Corrado Barazzutti - reduce dal trionfale week end fogniniano di Davis in Argentina - accetta di buon grado anche perché è l'occasione per provare davvero Karin Knapp, classe 1987, WTA 40, Camila Giorgi, 1991, WTA 84, e Nastassja Burnett, 1992, WTA 161. Più l'assoluta novità Alice Matteucci, 18 anni, pescarese, WTA 704, che ho visto in campo l'anno scorso al torneo giovanile di Pasqua al TC Firenze, dov'era testa di serie numero 1. La ricordo lottare a lungo contro una canadese davvero tosta, Gloria Liang. Vinse per 4-6 6-4 6-2.

Per ulteriore scorno del mio amico anti-FIT, le americane sono giovanissime e, sulla carta, più forti delle nostre: Madison Keys, 1995, WTA 37, e Christina McHale, 1992, WTA 62 (è stata 20 due anni fa), giocano i singolari; Alison Riske, 1990, WTA 46, e Lauren Davis, 1993, WTA 59, il doppio. Forse.

Delle otto convocate da Barazzutti e Mary Joe Fernandez, la sola Karin Knapp non è nata negli anni 90. Sono lei e McHale ad aprire il confronto nel gremitissimo Auditorium di Cleveland: è giusto, sono le uniche ad avere un po' d'esperienza in FedCup, con quattro match all'attivo l'azzurra e sette la stelle-e-strisce. Un unico precedente tra le due, agli Internazionali BNL d'Italia l'anno scorso con Christina vittoriosa per 7-5 6-2. Da allora, però, Karin è cresciuta e maturata definitivamente, lasciandosi alle spalle le scorie psicologiche dei guai al cuore e al ginocchio che l'avevano fermata per tre anni. Ed è in forma smagliante, come ha mostrato agli Australian Open dove è stata lì lì dal mettere fuori Maria Sharapova dal torneo, cedendo per 10-8 al terzo set.

Il primo set è dominato dalla sudtirolese ormai di casa ad Anzio, che impone il proprio gioco. Potente e precisa da fondo campo soprattutto una volta ottenuto il break, lascia che sia McHale a sbagliare di più e chiude sul 6-3 in poco più di 50 minuti. Il secondo set comincia con Karin che ha l'occasione di andare in fuga con il primo game conquistato alla quinta palla di break. Ma l'americana recupera subito lo svantaggio, prende le misure e diventa più aggressiva: le basta fare il break quand'è avanti 4-3 e poi mantenere il proprio turno di servizio per andare al terzo set.

Karin torna a martellare da fondo campo e McHale fatica a ritrovare il ritmo del set precedente. La ragazza di Brunico ha un solo pausa al quinto game, quando perde il servizio, e per il resto lascia le briciole alla tenace attuale numero 10 statunitense. Finisce 6-1. Una prova convincente.

Nel secondo singolare Camila Giorgi dà una lezione a Madison Keys, dalla quale era stata sconfitta (3-6 6-4 6-4) nel 2012 ai quarti di New Braunfels. L'americana, peraltro, allo Slam di Melbourne era arrivata al secondo turno. Il primo set dura poco più di mezz'ora, durante la quale l'azzurra fa quel che lei preferisce: attacca su ogni palla, forza sempre il ritmo, rischia anche quando potrebbe puntare di più sull'errore dell'avversaria. Il 6-2 è perfino troppo generoso con Madison, che non entra mai in partita.

La maceratese continua a macinare tennis vorticoso anche nel secondo set, la ragazza di Rock Islands in Illinois e, credo, la sua capitano - che pure è stata eccellente tennista - non ci capiscono un accidente, il match fila via che è una meraviglia (per noi, non per il pubblico di Cleveland): 6-1 in 28 minuti. Camila esce dal campo felice. Finalmente è anche lei una di "quelle della Fed".