Concentrazione senza pause, capacità di interpretare il match, servizio micidiale e potenza non comune sia di diritto sia di rovescio, mobilità e precisione. È con queste armi, messe a punto in centinaia di ore di lavoro con il coach Salvador Navarro, che Flavia Pennetta ha travolto per 6-2 6-1 in un'ora e 13 minuti la numero 3 del mondo Agnieszka Radwanska nel torneo che è considerato il più importante dopo gli Slam. Un risultato storico per il tennis femminile italiano, che da domani avrà tre giocatrici nelle prime tredici del ranking WTA: Sara Errani 10, Pennetta 12 e Roberta Vinci 13.
Si dirà: la polacca era menomata per il guaio al ginocchio sinistro risultato evidente dalla fine del primo set. Ribatto: la brindisina ha dominato il gioco per lunghi tratti anche quando la super-molleggiata di Cracovia sfoggiava alcune specialità del suo ricco repertorio, come le palle recuperate e piazzate tenendo il fondoschiena incollato al plexiwave del centrale di Indian Wells. Insomma, Flavia Pennetta non ha rubato niente.
Finale tra due giocatrici dal tennis molto simile, fatto di accelerazioni da fondo campo e frequenti discese a rete. Nel primo set si comincia con quattro game tanto equilibrati quanto sofferti e combattuti, con la polacca efficace come suo solito nella difesa e Flavia cocciuta nel costante tentativo di mettere difficoltà l'avversaria più che a trovare il vincente. Il break conquistato nel quinto game, sul 2 pari, è un antipasto del secondo che arriva quando Flavia è già avanti per 4-2. Va a servire, si trova sotto per 0-30, poi recupera e chiude sul 6-2 in 37 minuti.
Nel secondo set Radwanska si prende il primo game senza difficoltà ma nella pausa procede, con l'aiuto del fisioterapista, a una laboriosa rielaborazione della bardatura di megacerotti intorno al ginocchio sinistro, peraltro controbilanciati da quella altrettanto clamorosa sulla spalla destra. Ad ogni cambio di campo chiederà e otterrà di rifare la medicazione. Capita che chi ha il vantaggio d'essere in pieno vigore fisico - come Flavia - rischi di perdere la concentrazione quando dall'altra parte le cose sembrano volgere al peggio. Non è il suo caso, grazie anche al sostegno che arriva dal suo angolo dove si nota la presenza costante e attenta di Fabio Fognini (poi ringraziato per nome durante la premiazione: una conferma di quanto scrive la Gazzetta dello Sport, cioè che tra i due c'è una storia?).
Flavia continua a macinare gioco, costringendo Agnieszka a spostamenti che diventano evidentemente penosi oltre il terzo o quarto scambio. Sono situazioni in cui bisogna essere cinici se si vuole incassare il milione di dollari di premio: la prima italiana a entrare tra le Top Ten nel 2009 deve farlo, a 32 anni già compiuti. Il match fila via rapidamente, senza alcun ulteriore brivido per Pennetta, che vince, sorride (tanto) e forse, in attesa della premiazione, scorre mentalmente i successi della sua decennale carriera ai massimi livelli. In sequenza: 2004 a Sopot, in Polonia; 2005 a Bogotá e Acapulco; 2007 a Bangkok; 2008 a Viña del Mar e Acapulco; 2009 a Palermo e Los Angeles; 2010 a Marbella, in Spagna. Tutti tornei importanti eppure, sino ad oggi, nel suo palmares non c'erano WTA Premier Mandatory come Indian Wells, Miami, Madrid e Pechino, i quattro appena un gradino sotto gli Slam di Melbourne, Parigi, Wimbledon e Flushing Meadows.
Abbiamo visto la migliore Flavia di sempre in questo suo inverno 2014 segnato dai quarti di finale a Melbourne (dove cedette solo contro Na Li, poi vincitrice) e a Dubai (sconfitta contro Venus Williams) e dalla sequenza di successi in California, dove ha eliminato giocatrici del calibro di Stosur, Stephens e Na Li. Contro Radwanska, poi, ha confermato di avere un altissimo tasso positivo nelle finali, dieci vinte nelle quattordici finora disputate. Aveva però perso l'ultima, nel 2012 ad Acapulco poco prima dell'infortunio al polso destro che qualcuno temeva l'avrebbe esclusa dal circo delle migliori. E invece proprio da quella prova durissima è rinata la giocatrice che potrebbe darci, da qui a fine stagione, ancora molte soddisfazioni. A cominciare da Miami, al via domani.
Twitter @claudiogiua
Mail [email protected]
Si dirà: la polacca era menomata per il guaio al ginocchio sinistro risultato evidente dalla fine del primo set. Ribatto: la brindisina ha dominato il gioco per lunghi tratti anche quando la super-molleggiata di Cracovia sfoggiava alcune specialità del suo ricco repertorio, come le palle recuperate e piazzate tenendo il fondoschiena incollato al plexiwave del centrale di Indian Wells. Insomma, Flavia Pennetta non ha rubato niente.
Finale tra due giocatrici dal tennis molto simile, fatto di accelerazioni da fondo campo e frequenti discese a rete. Nel primo set si comincia con quattro game tanto equilibrati quanto sofferti e combattuti, con la polacca efficace come suo solito nella difesa e Flavia cocciuta nel costante tentativo di mettere difficoltà l'avversaria più che a trovare il vincente. Il break conquistato nel quinto game, sul 2 pari, è un antipasto del secondo che arriva quando Flavia è già avanti per 4-2. Va a servire, si trova sotto per 0-30, poi recupera e chiude sul 6-2 in 37 minuti.
Nel secondo set Radwanska si prende il primo game senza difficoltà ma nella pausa procede, con l'aiuto del fisioterapista, a una laboriosa rielaborazione della bardatura di megacerotti intorno al ginocchio sinistro, peraltro controbilanciati da quella altrettanto clamorosa sulla spalla destra. Ad ogni cambio di campo chiederà e otterrà di rifare la medicazione. Capita che chi ha il vantaggio d'essere in pieno vigore fisico - come Flavia - rischi di perdere la concentrazione quando dall'altra parte le cose sembrano volgere al peggio. Non è il suo caso, grazie anche al sostegno che arriva dal suo angolo dove si nota la presenza costante e attenta di Fabio Fognini (poi ringraziato per nome durante la premiazione: una conferma di quanto scrive la Gazzetta dello Sport, cioè che tra i due c'è una storia?).
Flavia continua a macinare gioco, costringendo Agnieszka a spostamenti che diventano evidentemente penosi oltre il terzo o quarto scambio. Sono situazioni in cui bisogna essere cinici se si vuole incassare il milione di dollari di premio: la prima italiana a entrare tra le Top Ten nel 2009 deve farlo, a 32 anni già compiuti. Il match fila via rapidamente, senza alcun ulteriore brivido per Pennetta, che vince, sorride (tanto) e forse, in attesa della premiazione, scorre mentalmente i successi della sua decennale carriera ai massimi livelli. In sequenza: 2004 a Sopot, in Polonia; 2005 a Bogotá e Acapulco; 2007 a Bangkok; 2008 a Viña del Mar e Acapulco; 2009 a Palermo e Los Angeles; 2010 a Marbella, in Spagna. Tutti tornei importanti eppure, sino ad oggi, nel suo palmares non c'erano WTA Premier Mandatory come Indian Wells, Miami, Madrid e Pechino, i quattro appena un gradino sotto gli Slam di Melbourne, Parigi, Wimbledon e Flushing Meadows.
Abbiamo visto la migliore Flavia di sempre in questo suo inverno 2014 segnato dai quarti di finale a Melbourne (dove cedette solo contro Na Li, poi vincitrice) e a Dubai (sconfitta contro Venus Williams) e dalla sequenza di successi in California, dove ha eliminato giocatrici del calibro di Stosur, Stephens e Na Li. Contro Radwanska, poi, ha confermato di avere un altissimo tasso positivo nelle finali, dieci vinte nelle quattordici finora disputate. Aveva però perso l'ultima, nel 2012 ad Acapulco poco prima dell'infortunio al polso destro che qualcuno temeva l'avrebbe esclusa dal circo delle migliori. E invece proprio da quella prova durissima è rinata la giocatrice che potrebbe darci, da qui a fine stagione, ancora molte soddisfazioni. A cominciare da Miami, al via domani.
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