Il capolavoro di Fabio Fognini
che diventa storia del tennis
Scommesse aperte: tutti i giornali domani titoleranno sul miracolo a Napoli. Inevitabile, dopo averlo invocato ieri in tutte le salse mediatiche. Il miracolo fa invece parte della vita quotidiana a Napoli. Riaffiora continuamente mentre cammini per strada e parli con le persone, s'impone se entri nelle chiese e nelle case. Altrove il miracolo è evento eccezionale, qui no, e dunque non si stupiscono i cinquemila e passa dello stadio affacciato sul mare tra Chiaia e Mergellina d'assistere a 'o miracolo live quando il ligure Fabio Fognini, nel cui codice genetico c'è probabilmente qualcosa di napoletano, mette ko in tre set (6-3 6-3 6-4) Andy Murray, ex numero 2 al mondo, l'anno scorso trionfatore a Wimbledon e nel 2012 medaglia d'oro alle Olimpiadi e vincitore a Flushing Meadows. Sono felici e cantano a squarciagola le strofe di O' surdato 'nnammurato: loro ai miracoli fanno l'abitudine da piccoli. Resta una domanda: chi ha fatto il miracolo? San Gennaro, vescovo e martire…
Scommesse aperte: tutti i giornali domani titoleranno sul miracolo a Napoli. Inevitabile, dopo averlo invocato ieri in tutte le salse mediatiche. Il miracolo fa invece parte della vita quotidiana a Napoli. Riaffiora continuamente mentre cammini per strada e parli con le persone, s'impone se entri nelle chiese e nelle case. Altrove il miracolo è evento eccezionale, qui no, e dunque non si stupiscono i cinquemila e passa dello stadio affacciato sul mare tra Chiaia e Mergellina d'assistere a 'o miracolo live quando il ligure Fabio Fognini, nel cui codice genetico c'è probabilmente qualcosa di napoletano, mette ko in tre set (6-3 6-3 6-4) Andy Murray, ex numero 2 al mondo, l'anno scorso trionfatore a Wimbledon e nel 2012 medaglia d'oro alle Olimpiadi e vincitore a Flushing Meadows. Sono felici e cantano a squarciagola le strofe di O' surdato 'nnammurato: loro ai miracoli fanno l'abitudine da piccoli. Resta una domanda: chi ha fatto il miracolo? San Gennaro, vescovo e martire del terzo secolo? Oppure Santa Flavia, eccellente giocatrice del ventunesimo secolo, calata a Napoli per dare a Fabio il sostegno della ragazza 'nnammurata nel giorno più importante, quello della rimonta azzurra sui perfidi albionici guidati dall'highlander Andy?
Io, che ai miracoli credo poco, mi limito a constatare come il match di oggi con Murray ci abbia definitivamente consegnato il miglior tennista italiano da molti anni in qua. Fognini è in mutazione dall'estate scorso, dalle vittorie a Stoccarda e Amburgo e dalla finale a Umago, quando ha capito che faticare sui campi di tutto il mondo è il suo lavoro e che, per farlo al meglio, non deve prenderlo sottogamba. Mai. Non si possono spaccare racchette e insultare gli arbitri. Non si devono alternare prestazioni ad alta intensità a plateali rinunce a combattere, come nella semifinale di un anno fa a Montecarlo con Djokovic, 2-6 1-6 in meno di un'ora. Nel 2014 il numero 1 azzurro ha confermato il suo nuovo corso vincendo l'ATP 250 di Vina del Mar e perdendo la finale di Buenos Aires con David Ferrer. Il cambiamento l'ammette l'interessato ancora grondante sudore: "Ho lavorato molto su me stesso per imparare a mantenere una concentrazione costante. Stamattina mi sono svegliato e mi sono detto: ok, si va in campo e, come sempre, ci devo mettere la faccia. Ci credevo, percepivo la responsabilità sulle mie spalle e ho risposto: presente! Ho cercato di caricarmi, come peraltro avevo fatto anche ieri nel doppio con Bolelli. Oggi ha funzionato".
Il successo su Murray, il terzo di Fognini su un Top 10 in carriera (gli altri furono su Gasquet e Berdych), ha spianato la strada al passaggio degli azzurri alla semifinale di Davis, in settembre contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che dopo la sorprendente sconfitta in doppio si sono riscattati negli ultimi singolari rimontando il Kazakistan e chiudendo sul 3-2. Non accadeva dal 1998 che la nazionale maschile arrivasse tanto lontana.
In mattinata, mentre Fognini giocava i primi game con Murray, Andreas Seppi era lì che alzava pallonetti e rispondeva sotto rete alle bordate di Gianluigi Quinzi. A vederli, sul campo davanti alla palazzina molto british del Tennis Club Napoli dove pochi minuti prima Andy e il preparatore atletico si scambiavano a tutta velocità, senza racchetta, due palline leggere e facevano il tira-e-molla con un elastico gigante, solo una manciata di amici. Il sudtirolese, sorridente e sereno, non sapeva se avrebbe giocato o meno il match decisivo, ma certo sperava accadesse sia per l'ItalDavis sia perché ha bisogno di ritrovare dimestichezza con gli appuntamenti che contano. Quando è stata l'ora di scendere in campo contro James Ward, numero 161 ATP, l'ha fatto con tranquillità, umiltà e autorevolezza. S'è preso il primo set - interrotto brevemente per pioggia - per 6-4, il secondo per 6-3 e il terzo per 6-4. Un match perfetto anche per lui. Dopo il punto finale è corso ad abbracciare capitan Barazzutti. Di cui spesso ci si dimentica ma che è l'artefice principale della rinascita del tennis azzurro.
Mail c.giua@kataweb.it
Twitter @claudiogiua
Io, che ai miracoli credo poco, mi limito a constatare come il match di oggi con Murray ci abbia definitivamente consegnato il miglior tennista italiano da molti anni in qua. Fognini è in mutazione dall'estate scorso, dalle vittorie a Stoccarda e Amburgo e dalla finale a Umago, quando ha capito che faticare sui campi di tutto il mondo è il suo lavoro e che, per farlo al meglio, non deve prenderlo sottogamba. Mai. Non si possono spaccare racchette e insultare gli arbitri. Non si devono alternare prestazioni ad alta intensità a plateali rinunce a combattere, come nella semifinale di un anno fa a Montecarlo con Djokovic, 2-6 1-6 in meno di un'ora. Nel 2014 il numero 1 azzurro ha confermato il suo nuovo corso vincendo l'ATP 250 di Vina del Mar e perdendo la finale di Buenos Aires con David Ferrer. Il cambiamento l'ammette l'interessato ancora grondante sudore: "Ho lavorato molto su me stesso per imparare a mantenere una concentrazione costante. Stamattina mi sono svegliato e mi sono detto: ok, si va in campo e, come sempre, ci devo mettere la faccia. Ci credevo, percepivo la responsabilità sulle mie spalle e ho risposto: presente! Ho cercato di caricarmi, come peraltro avevo fatto anche ieri nel doppio con Bolelli. Oggi ha funzionato".
Il successo su Murray, il terzo di Fognini su un Top 10 in carriera (gli altri furono su Gasquet e Berdych), ha spianato la strada al passaggio degli azzurri alla semifinale di Davis, in settembre contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che dopo la sorprendente sconfitta in doppio si sono riscattati negli ultimi singolari rimontando il Kazakistan e chiudendo sul 3-2. Non accadeva dal 1998 che la nazionale maschile arrivasse tanto lontana.
In mattinata, mentre Fognini giocava i primi game con Murray, Andreas Seppi era lì che alzava pallonetti e rispondeva sotto rete alle bordate di Gianluigi Quinzi. A vederli, sul campo davanti alla palazzina molto british del Tennis Club Napoli dove pochi minuti prima Andy e il preparatore atletico si scambiavano a tutta velocità, senza racchetta, due palline leggere e facevano il tira-e-molla con un elastico gigante, solo una manciata di amici. Il sudtirolese, sorridente e sereno, non sapeva se avrebbe giocato o meno il match decisivo, ma certo sperava accadesse sia per l'ItalDavis sia perché ha bisogno di ritrovare dimestichezza con gli appuntamenti che contano. Quando è stata l'ora di scendere in campo contro James Ward, numero 161 ATP, l'ha fatto con tranquillità, umiltà e autorevolezza. S'è preso il primo set - interrotto brevemente per pioggia - per 6-4, il secondo per 6-3 e il terzo per 6-4. Un match perfetto anche per lui. Dopo il punto finale è corso ad abbracciare capitan Barazzutti. Di cui spesso ci si dimentica ma che è l'artefice principale della rinascita del tennis azzurro.
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