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La nuova maturità di Camila
passa anche dalle sconfitte

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Ci sono passaggi della vita che si rivelano pietre miliari solo con il tempo, quando li sappiamo collocare nella giusta prospettiva. Altri passaggi sono eventi annunciati che affrontiamo sapendo che non li dimenticheremo mai. Un matrimonio. Il primo giorno di lavoro. La nascita di un figlio. O la prima finale importante per un tennista che ha fatto dello sport la sua professione. Oggi Camila Giorgi aveva un appuntamento importante con la piccola storia del tennis italiano, ma ha dovuto rinviarlo. Poco male: nonostante la sconfitta - scrivono nel suo blog alcuni caldissimi fan - "è nata una stella".

Per le stelle, aspettiamo. Vero è che in questo scorcio di stagione Camila è - tra le azzurre - inferiore solo a Flavia Pennetta. Che nel 2004 vinse il primo grande torneo quando aveva la sua stessa età, 22 anni, e proprio in Polonia, a Sopot. Un'altra città polacca, Katowice, e il 17 potevano diventare un luogo e un numero fatali per Camila, che nel 2009 a 17 anni (e uno) vinse lì il suo primo titolo da professionista: partì dalle qualificazioni, batté al primo turno la 105 WTA Barbora Zahlavova e mise sotto in finale per 6-2 6-3 (e due: la somma dei game fa 17) la fortissima coetanea russa Ksenia Pervak. Avesse finito per prevalere oggi a Katowice sulla francese Alizé Cornet, l'italo-argentina di Macerata sarebbe diventata la diciassettesima azzurra (e tre) a conquistare un torneo di valore mondiale con un montepremi di 170mila euro (e quattro, se mi passate per buoni anche i multipli).

In casi come questo, un po' di cronaca mette in fila i fatti. Match di ragguardevoli intensità ed equilibrio tra due tra le più ambiziose giocatrici del circo, che devono restare in campo 3 ore e 11 minuti per stabilire quale avrebbe alzato la coppa. Il primo set dura la bellezza di un'ora e 9 minuti e si decide solo al tie break, che è l'unico momento in cui Camila ha una leggera flessione e non riesce, nonostante il gioco sempre aggressivo, a tener testa alle numero 22 al mondo, reduce dall'inattesa vittoria in semifinale sulla local hero Agnieszka Radwanska (0-6 6-2 6-4). Il 6-7 appena subito sembra tagliare le gambe alla marchigiana, che si trova ad affrontare un secondo set tutto in salita. Cornet parte a razzo e si porta sul 3-0. Camila non si dà per vinta, recupera ma resta sotto di un break fino a quando la francese va a servire sul 5-4. Qui l'italiana ottiene di forza il secondo controbreak e, sullo slancio, va a prendersi altri due game chiudendo con uno spettacolare passante in avanzamento.

Con Camila, però, le certezze sulla continuità di rendimento nell'arco di una partita sono un traguardo futuro. Il terzo set è un altro calvario, con due break immediatamente messi in cascina dall'esperta francese, di quasi due anni più anziana: il fulmineo autorevole 3-0 di Alizé mi lascia poche speranze. Invece mi sbaglio: l'azzurra, probabile titolare il prossimo week end nella semifinale di FedCup a Ostrava con le ceche, riesce a riottenere il maltolto e a portarsi sul 4 pari. Il nono gioco è una specie di manifesto di come Camila intende il tennis: un continuo asfissiante assedio alle difese avversarie. Ha una chance per vincere il titolo quand'è avanti per 5-4 ma la spreca a malo modo. Perde concentrazione e lascia il via libera a Cornet, che chiude sul 7-5.

A dimostrazione dello stato di forma di Camila c'è il l'intero torneo di Katowice, disputato in crescendo: agli ottavi aveva eliminato la campionessa uscente Roberta Vinci (6-3 6-7 6-0) e in semifinale aveva inflitto un laborioso 7-6 6-4 alla spagnola Carla Suarez Navarro, numero 17 (e cinque) del ranking WTA. Da dove proviene questa migliore attitudine a gestire un percorso agonistico con parecchi ostacoli? Mi assicurano che il recente accordo con la FIT dell'onnipresente papà Sergio stia cambiando le prospettive di Camila, che oggi non ha più un unico interlocutore. Grazie alle attenzioni dei tecnici del Centro Federale di Tirrenia e alle cure del professor Parra, la ragazza cresciuta passando da un'Academy all'altra, dalla Florida alla Francia, sta mettendo a fattor comune la maturità fisica e tattica che le consentirà di arrivare ben più avanti dell'attuale posizione - la 53 - nel ranking mondiale. Deve solo lavorare su se stessa, caparbiamente. E la caparbietà è la sua qualità migliore.
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