Secondo Woody Allen, "la maturità di una persona non si misura dall'età ma dal modo in cui reagisce svegliandosi in pieno centro in mutande". Fabio Fognini è abituato a stare in mutande, passa ore ed ore sui campi da gioco e negli spogliatoi di mezzo mondo, e comunque non è talmente matto da addormentarsi sui gradini dell'Hotel de Paris a Montecarlo senza un bel paio di pantaloni indosso. Dunque bisogna trovare qualche altro modo di valutare la maturità del numero uno d'Italia. Il più semplice e naturale è analizzare le sue prestazioni contro gli avversari più forti e le sue reazioni nei momenti decisivi dei match. Nemmeno così, tuttavia, arrivano indicazioni inequivocabili. Almeno nel caso di Fognini. Oggi, per esempio, il ligure appare un giocatore maturo e sicuro di sè quando dopo 40 minuti - avanti per 5-4 - si ritrova con due set point a favore e li spreca con un doppio fallo e una malriuscita volée di rovescio. Jo-Wilfred Tsonga, nel 2012 numero 5 e ora 12 al mondo, finalista a Melbourne nel 2008, semifinalista al Roland Garros nel 2013 e a Wimbledon nel 2011 e nel 2012, ha così l'occasione per prendersi il set nonostante l'evidente inferiorità tecnico-tattica. Fognini invece non molla la presa, resta lucido e determinato, va a chiudere per 7-5 grazie a due game da munuale. Fanno bene i molti tifosi italiani in trasferta nel principato a intonare "Fabio, ti vogliamo così" come avevano scandito all'unisono i cinquemila spettatori di Napoli mentre umiliava Andy Murray nel quarto di finale di Davis.
Invece nel secondo set rispunta dal nulla il peggior Fognini d'antan. E' un crescendo di nervosimo innescato da un episodio non infrequente durante un match: sul 3 pari un doppio errore di valutazione ai suoi danni da parte di un inconsapevole giudice di linea. Il ragazzo di Arma di Taggia ne fa una questione personale, sbraita, chiede platealmente al giudice di sedia la sostituzione del reprobo, perde tre game consecutivi senza mai riuscire a ritrovare l'equilibrio (finisce 3-6). All'inizio del terzo set nemmeno le lunghe soste tra un game e l'altro, l'intervento del fisioterapista, le parole rassicuranti del delegato dell'ATP, i cenni del coach José Perlas, gli incoraggiamenti di papà Fulvio (che si guadagna una massiccia dose di insulti) riescono a rincuorarlo, a fargli capire che solo la tranquillità potrebbe consentirgli di restare nella partita. Insomma, entra in quello stato confusionale a causa del quale ha gettato alle ortiche occasioni d'oro in passato e che di tanto in tanto ci illudiamo di non rivedere più.
E' un disastro emozionale: quasi peggio che svegliarsi in mutande in piazza Monte Citorio o in San Babila. Mentre Tsonga si limita a non sbagliare, Fognini sbaglia tutto, riesce a ottenere quattro punti - avete letto bene: quattro quindici in un intero set - e poi s'avvia lentamente a farsi la doccia tra i fischi del pubblico. In saccoccia, un risultato (7-5 3-6 0-6) che fa il paio con l'ingloriosa semifinale dell'anno scorso (2-6 1-6) con Novak Djokovic sullo stesso campo del Country Club monegasco. Mentre s'asciuga barba e capelli - raccontano - nella stanza accanto, un grato Tsonga festeggia con il suo staff il regalo di Fabio per il suo ventinovesimo compleanno.
A seguire, sempre sul Court Central, il tabellone degli ottavi del primo Masters 1000 sulla terra della stagione mette a confronto la testa di serie numero 1 Rafael Nadal e il secondo italiano ancora in gara, il valoroso Andreas Seppi reduce dalle buone partite vinte qui su Mikhail Youzhny e Pedro Andujar. Confronto: si fa per dire. Il match è senza storia, con un solo momento di qualche incertezza nel secondo set quando il sudtirolese ha l'occasione di servire per portarsi sul 4 pari. Ma è un attimo fuggevole, nemmeno in tempo di distrarsi e il match finisce (6-1 6-3 in un'ora e 13 minuti) confermando che Nadal resta il più forte su questa superficie.
Per Andreas, tuttavia, la quarta sconfitta su cinque confronti con lo spagnolo è molto meno onerosa di quella di Fabio con Tsonga, ormai giocatore alla sua portata. Perlas, come sempre da due anni in qua, domani ricomincera da capo con la certosina ricostruzione dell'equilibrio del suo allievo, forse emozionalmente il più fragile tra i tanti seguiti in passato, da Juan Carlos Ferrero a Carlos Moya, da Janko Tipsarevic a Nicolas Almagro. Speriamo ci riesca prima di Madrid e, soprattutto, degli Internazionali BNL d'Italia al Foro Italico.
Mail [email protected]
Twitter@claudiogiua
Invece nel secondo set rispunta dal nulla il peggior Fognini d'antan. E' un crescendo di nervosimo innescato da un episodio non infrequente durante un match: sul 3 pari un doppio errore di valutazione ai suoi danni da parte di un inconsapevole giudice di linea. Il ragazzo di Arma di Taggia ne fa una questione personale, sbraita, chiede platealmente al giudice di sedia la sostituzione del reprobo, perde tre game consecutivi senza mai riuscire a ritrovare l'equilibrio (finisce 3-6). All'inizio del terzo set nemmeno le lunghe soste tra un game e l'altro, l'intervento del fisioterapista, le parole rassicuranti del delegato dell'ATP, i cenni del coach José Perlas, gli incoraggiamenti di papà Fulvio (che si guadagna una massiccia dose di insulti) riescono a rincuorarlo, a fargli capire che solo la tranquillità potrebbe consentirgli di restare nella partita. Insomma, entra in quello stato confusionale a causa del quale ha gettato alle ortiche occasioni d'oro in passato e che di tanto in tanto ci illudiamo di non rivedere più.
E' un disastro emozionale: quasi peggio che svegliarsi in mutande in piazza Monte Citorio o in San Babila. Mentre Tsonga si limita a non sbagliare, Fognini sbaglia tutto, riesce a ottenere quattro punti - avete letto bene: quattro quindici in un intero set - e poi s'avvia lentamente a farsi la doccia tra i fischi del pubblico. In saccoccia, un risultato (7-5 3-6 0-6) che fa il paio con l'ingloriosa semifinale dell'anno scorso (2-6 1-6) con Novak Djokovic sullo stesso campo del Country Club monegasco. Mentre s'asciuga barba e capelli - raccontano - nella stanza accanto, un grato Tsonga festeggia con il suo staff il regalo di Fabio per il suo ventinovesimo compleanno.
A seguire, sempre sul Court Central, il tabellone degli ottavi del primo Masters 1000 sulla terra della stagione mette a confronto la testa di serie numero 1 Rafael Nadal e il secondo italiano ancora in gara, il valoroso Andreas Seppi reduce dalle buone partite vinte qui su Mikhail Youzhny e Pedro Andujar. Confronto: si fa per dire. Il match è senza storia, con un solo momento di qualche incertezza nel secondo set quando il sudtirolese ha l'occasione di servire per portarsi sul 4 pari. Ma è un attimo fuggevole, nemmeno in tempo di distrarsi e il match finisce (6-1 6-3 in un'ora e 13 minuti) confermando che Nadal resta il più forte su questa superficie.
Per Andreas, tuttavia, la quarta sconfitta su cinque confronti con lo spagnolo è molto meno onerosa di quella di Fabio con Tsonga, ormai giocatore alla sua portata. Perlas, come sempre da due anni in qua, domani ricomincera da capo con la certosina ricostruzione dell'equilibrio del suo allievo, forse emozionalmente il più fragile tra i tanti seguiti in passato, da Juan Carlos Ferrero a Carlos Moya, da Janko Tipsarevic a Nicolas Almagro. Speriamo ci riesca prima di Madrid e, soprattutto, degli Internazionali BNL d'Italia al Foro Italico.
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