Il ciclismo ha raccontato epiche leggende di eterni secondi, quelli che hanno la sfiga di entrare in scena c'è già un super campione. Capitò a Gaetano "Tano" Belloni che negli anni Venti patì la supremazia più mediatica che reale di Costante Girardengo, a Raymond Poulidor - otto volte sul podio del Tour de France, mai vinto! - durante la grande stagione di Jacques Anquetil, a Felice Gimondi e ai tanti altri vissuti nel lungo regno di Sua Maestà Eddy Mercks. Nel tennis globale di oggi, giocato 320 giorni l'anno, i mattatori sono contemporaneamente più d'uno, come quando imperavano i Fab Four. Di tanto in tanto si creano persino gli spazi per gli outsider, al centro dell'attenzione per un giorno. A livello nazionale è invece raro che ci siano più primattori, anche se tutti ricordiamo la stagione d'oro australiana di Laver, Rosewall e discepoli e i duelli americani di Sampras vs. Agassi. Lì, paese per paese, succede piuttosto che un pur forte giocatore si ritrovi secondo a vita per colpa di un fuoriclasse assoluto. Era il caso di Stanislas Wawrinka, oscurato dall'astro Roger Federer, e di David Ferrer, al massimo sparring partner di Rafael Nadal. Era così, ma forse non è più.
Oggi nel derby degli ex eterni secondi nella prima semifinale di Montecarlo, lo svizzero ha confermato che la sua vittoria nell'unico Slam del 2014 non fu frutto di irripetibili condizioni eccezionali. Il 6-1 7-6 ai danni del valenciano, che pure ieri aveva messo all'angolo il fenomeno di Manacor, consente a Stan di giocare la sua prima finale sulla terra rossa del Principato con più di qualche chance di prendersi il titolo. E se davvero il nuovo uomo forte del tennis (ex-aequo con Rafa, Nole e Roger) fosse il Calimero svizzero? Lo scopriremo già domani nella più inedita delle grandi finali: è tutta rossocrociata.
Infatti, nell'altra semifinale Federer non ha faticato nemmeno un po' a tenere alla distanza Djokovic, entrato il campo con una vistosa fasciatura dell'avambraccio destro dopo che in mattinata s'erano rincorse le voci di un forfait. Il serbo ha fatto il possibile nel primo set, poi s'è limitato a onorare il ruolo di campione uscente davanti a un pubblico che lo adora. Roger non ha infierito, da gentiluomo oltre che da grande atleta qual è. Entrambi gli arcirivali ex numeri 1 hanno meritato l'ovazione finale del Country Club monegasco. Il 7-5 6-2 ottenuto in un'ora e 14 minuti fa sì che Federer porti a 18 le sue vittorie su Djokovic, che ha prevalso 16 volte (4 a 3 il bilancio sulla terra rossa). La mia speranza è di rivederli di fronte in condizioni di reale parità a Roma agli Internazionali BNL d'Italia.
Brutte notizie, intanto, dalla Repubblica Ceca dove le ragazze di Corrado Barazzutti stanno patendo il fattore combinato casa+hard contro Petra Kvitova e Lucie Safarova, sconfitte l'anno scorso sulla terra palermitana ma vittoriose sulle azzurre nel 2012 sempre a Ostrava, sempre in semifinale. La prima giornata si archivia con un eloquente 0-2.
Lucie Safarova, numero 26 del ranking WTA, è un'eccellente tennista, altrimenti non avrebbe vinto cinque titoli WTA e a vent'anni, nel 2007, non avrebbe raggiunto il quarto di finale a Melbourne. Sara Errani è tuttavia di una categoria superiore: nel singolare ha ottenuto sette titoli WTA, nel 2012 - il suo anno migliore - ha giocato la finale al Roland Garros, è stata semifinalista a Flushing Meadows e ha raggiunto i quarti a Melbourne. In coppia con Roberta Vinci ha vinto 17 tornei, compreso un poker di Slam. Soprattutto, la romagnola è stata tra le Top Ten dal giugno del 2012 fino a a pochi giorni fa, quand'è scesa a quota 11. Oggi, però, la nostra numero 1 non è entrata mai in partita, subendo costantemente l'aggressività e la precisione dell'avversaria. Sara ha faticato a ritrovare il killer instinct, che è la sua qualità migliore, e non è riusciuta a costruire occasioni per mettere in difficoltà l'avversaria. Il monologo ceco è ben rappresentato dal 6-4 6-1 finale.
Nel secondo match di giornata, Camila Giorgi non ha sofferto - non è da lei - alcun complesso di sudditanza nei confronti di Petra Kvitova, WTA 6, ma le è mancata l'esperienza necessaria a ribaltare un rapporto di forze ancora squilibrato. Non le è bastato nemmeno il feeling sempre più evidente con Barazzutti, che è quanto più conta per il futuro della nazionale. La ceca ha saputo sempre come replicare ai colpi aggressivi della maceratese, alla quale non ha concesso alcuna chance. Anche qui, un monologo sancito dal risultato, 6-4 6-2. Difficile immaginare che domani le azzurre trovino le munizioni che oggi sono risultate scarse e inefficaci.
Twitter@claudiogiua
Mail [email protected]
Oggi nel derby degli ex eterni secondi nella prima semifinale di Montecarlo, lo svizzero ha confermato che la sua vittoria nell'unico Slam del 2014 non fu frutto di irripetibili condizioni eccezionali. Il 6-1 7-6 ai danni del valenciano, che pure ieri aveva messo all'angolo il fenomeno di Manacor, consente a Stan di giocare la sua prima finale sulla terra rossa del Principato con più di qualche chance di prendersi il titolo. E se davvero il nuovo uomo forte del tennis (ex-aequo con Rafa, Nole e Roger) fosse il Calimero svizzero? Lo scopriremo già domani nella più inedita delle grandi finali: è tutta rossocrociata.
Infatti, nell'altra semifinale Federer non ha faticato nemmeno un po' a tenere alla distanza Djokovic, entrato il campo con una vistosa fasciatura dell'avambraccio destro dopo che in mattinata s'erano rincorse le voci di un forfait. Il serbo ha fatto il possibile nel primo set, poi s'è limitato a onorare il ruolo di campione uscente davanti a un pubblico che lo adora. Roger non ha infierito, da gentiluomo oltre che da grande atleta qual è. Entrambi gli arcirivali ex numeri 1 hanno meritato l'ovazione finale del Country Club monegasco. Il 7-5 6-2 ottenuto in un'ora e 14 minuti fa sì che Federer porti a 18 le sue vittorie su Djokovic, che ha prevalso 16 volte (4 a 3 il bilancio sulla terra rossa). La mia speranza è di rivederli di fronte in condizioni di reale parità a Roma agli Internazionali BNL d'Italia.
Brutte notizie, intanto, dalla Repubblica Ceca dove le ragazze di Corrado Barazzutti stanno patendo il fattore combinato casa+hard contro Petra Kvitova e Lucie Safarova, sconfitte l'anno scorso sulla terra palermitana ma vittoriose sulle azzurre nel 2012 sempre a Ostrava, sempre in semifinale. La prima giornata si archivia con un eloquente 0-2.
Lucie Safarova, numero 26 del ranking WTA, è un'eccellente tennista, altrimenti non avrebbe vinto cinque titoli WTA e a vent'anni, nel 2007, non avrebbe raggiunto il quarto di finale a Melbourne. Sara Errani è tuttavia di una categoria superiore: nel singolare ha ottenuto sette titoli WTA, nel 2012 - il suo anno migliore - ha giocato la finale al Roland Garros, è stata semifinalista a Flushing Meadows e ha raggiunto i quarti a Melbourne. In coppia con Roberta Vinci ha vinto 17 tornei, compreso un poker di Slam. Soprattutto, la romagnola è stata tra le Top Ten dal giugno del 2012 fino a a pochi giorni fa, quand'è scesa a quota 11. Oggi, però, la nostra numero 1 non è entrata mai in partita, subendo costantemente l'aggressività e la precisione dell'avversaria. Sara ha faticato a ritrovare il killer instinct, che è la sua qualità migliore, e non è riusciuta a costruire occasioni per mettere in difficoltà l'avversaria. Il monologo ceco è ben rappresentato dal 6-4 6-1 finale.
Nel secondo match di giornata, Camila Giorgi non ha sofferto - non è da lei - alcun complesso di sudditanza nei confronti di Petra Kvitova, WTA 6, ma le è mancata l'esperienza necessaria a ribaltare un rapporto di forze ancora squilibrato. Non le è bastato nemmeno il feeling sempre più evidente con Barazzutti, che è quanto più conta per il futuro della nazionale. La ceca ha saputo sempre come replicare ai colpi aggressivi della maceratese, alla quale non ha concesso alcuna chance. Anche qui, un monologo sancito dal risultato, 6-4 6-2. Difficile immaginare che domani le azzurre trovino le munizioni che oggi sono risultate scarse e inefficaci.
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