Mai c'era stato e difficilmente ci sarà in futuro un evento sportivo all-swiss del livello della finale di quest'anno a Montecarlo. I mattatori rosso-crociati Roger Federer, di madre sudafricana di origini francese e olandese, e Stanislas Wawrinka, con bisavoli cechi calati dalla Polonia, hanno avuto quasi 24 ore per rendersi conto di quanto il loro match sarebbe entrato nella memoria collettiva dei popoli cantonali, che sono tanti e da secoli testimoniano come possa ben funzionare un melting pot di lingue, culture, abitudini, riferimenti religiosi diversi. Forse si sono persino chiesti se per il loro inno nazionale, il Salmo Svizzero che risuonò a Pechino nel 2008 quando insieme vinsero la medaglia d'oro olimpica di doppio, oggi sarebbe stata l'ultima esecuzione in uno stadio, visto che nei prossimi mesi una commissione di venti membri - tra i quali tra cui un rapper, un teologo e un esperto di yodel - ne sceglierà uno nuovo da sottoporre al Consiglio federale nel 2015.
Se hanno pensato a tutto questo e soprattutto ai loro precedenti match (13 su 14 dominati dall'ex numero 1 al mondo), Roger e Stan se ne ne sono dimenticati appena hanno cominciato a giocare. Per due ore e 13 minuti hanno mostrato un eccellente e divertente tennis, elegante per entrambi, più fantasioso quello del "vecchio" fuoriclasse (32 anni) di Basilea, più potente quello del "giovane" finora solo comprimario (29 anni) di Losanna. I primi due set sono stati equilibratissimi, il terzo è volato via sull'onda di un lieve calo fisico di Federer e dell'evidente maggiore sicurezza di Wawrinka nei propri mezzi. Il risultato, 4-6 7-6 6-2, esprime con esattezza quanto s'è visto sul centrale del Country Club. L'esito del superderby svizzero ha anche un rilievo statistico: per Wawrinka è il primo Masters 1000 vinto in carriera, per Federer la quarta finale persa sul rosso monegasco, dopo le tre cedute a Rafael Nadal nel 2006, nel 2007 e nel 2008.
Il circo del grande tennis lascia Montecarlo alla volta del Masters 1000 di Madrid con una certezza che è davvero una novità: Stanislas Wawrinka è in grado di essere un protagonista assoluto da qui alla fine dell'anno, su qualsiasi superficie e senza più alcun timore reverenziale nei confronti di Nadal, Djokovic, Federer o Murray. Il colpo di Stan che sta facendo la differenza è ovviamente il rovescio, forse il migliore in circolazione, grazie al quale trova angoli per altri nemmeno immaginabili. Quasi altrettanto efficace il servizio, tra i più ostici anche per i grandi "risponditori" alla Djokovic. Il suo tallone d'Achille resta il fisico pesante e possente che ha bisogno di allenamenti molto intensi per mantenere elasticità e velocità. Che mai in passato sono stati al livello attuale, comunque. Wawrinka è legittimamente il numero 3 del ranking ATP e, considerati gli attuali problemi muscolari e articolari di Nole, di Andy e di Juan Martin Del Potro e le crescenti difficoltà di Federer di tenere il ritmo dei più giovani dopo il secondo set, può aspirare a rimanere lassù a lungo.
Dopo averlo visto oggi, mi sento di pronosticare Stan di nuovo finalista in uno dei prossimi tornei sulla terra battuta: potrebbe accadere, oltre che a Madrid, anche agli Internazionali BNL d'Italia e al Roland Garros. L'attuale numero 1 svizzero è l'unico che può puntare al Grande Slam e, nelle condizioni personali e di contesto generale date, nessun obiettivo può dirsi irraggiungibile per lui e per il suo bravissimo coach Magnus Norman.
Cinque-righe-cinque sulla semifinale di FedCup persa dall'Italia a Ostrava contro la Repubblica Ceca. Nel terzo decisivo singolare Roberta Vinci ha fatto il possibile per contenere Petra Kvitova sulla superficie a lei più congeniale. S'è battuta con eccezionale grinta - leggo nelle cronache - ma non ce l'ha fatta: 6-3 7-5 il risultato finale. Aspettando il rientro di Flavia Pennetta, c'è comunque la conferma che Roberta, Sara Errani, Camila Giorgi e Karin Knapp sono una squadra compatta che sulla terra non ha rivali e sull'hard resta competitiva. Ci riproveranno nel 2015.
Twitter @claudiogiua
Mail [email protected]
Se hanno pensato a tutto questo e soprattutto ai loro precedenti match (13 su 14 dominati dall'ex numero 1 al mondo), Roger e Stan se ne ne sono dimenticati appena hanno cominciato a giocare. Per due ore e 13 minuti hanno mostrato un eccellente e divertente tennis, elegante per entrambi, più fantasioso quello del "vecchio" fuoriclasse (32 anni) di Basilea, più potente quello del "giovane" finora solo comprimario (29 anni) di Losanna. I primi due set sono stati equilibratissimi, il terzo è volato via sull'onda di un lieve calo fisico di Federer e dell'evidente maggiore sicurezza di Wawrinka nei propri mezzi. Il risultato, 4-6 7-6 6-2, esprime con esattezza quanto s'è visto sul centrale del Country Club. L'esito del superderby svizzero ha anche un rilievo statistico: per Wawrinka è il primo Masters 1000 vinto in carriera, per Federer la quarta finale persa sul rosso monegasco, dopo le tre cedute a Rafael Nadal nel 2006, nel 2007 e nel 2008.
Il circo del grande tennis lascia Montecarlo alla volta del Masters 1000 di Madrid con una certezza che è davvero una novità: Stanislas Wawrinka è in grado di essere un protagonista assoluto da qui alla fine dell'anno, su qualsiasi superficie e senza più alcun timore reverenziale nei confronti di Nadal, Djokovic, Federer o Murray. Il colpo di Stan che sta facendo la differenza è ovviamente il rovescio, forse il migliore in circolazione, grazie al quale trova angoli per altri nemmeno immaginabili. Quasi altrettanto efficace il servizio, tra i più ostici anche per i grandi "risponditori" alla Djokovic. Il suo tallone d'Achille resta il fisico pesante e possente che ha bisogno di allenamenti molto intensi per mantenere elasticità e velocità. Che mai in passato sono stati al livello attuale, comunque. Wawrinka è legittimamente il numero 3 del ranking ATP e, considerati gli attuali problemi muscolari e articolari di Nole, di Andy e di Juan Martin Del Potro e le crescenti difficoltà di Federer di tenere il ritmo dei più giovani dopo il secondo set, può aspirare a rimanere lassù a lungo.
Dopo averlo visto oggi, mi sento di pronosticare Stan di nuovo finalista in uno dei prossimi tornei sulla terra battuta: potrebbe accadere, oltre che a Madrid, anche agli Internazionali BNL d'Italia e al Roland Garros. L'attuale numero 1 svizzero è l'unico che può puntare al Grande Slam e, nelle condizioni personali e di contesto generale date, nessun obiettivo può dirsi irraggiungibile per lui e per il suo bravissimo coach Magnus Norman.
Cinque-righe-cinque sulla semifinale di FedCup persa dall'Italia a Ostrava contro la Repubblica Ceca. Nel terzo decisivo singolare Roberta Vinci ha fatto il possibile per contenere Petra Kvitova sulla superficie a lei più congeniale. S'è battuta con eccezionale grinta - leggo nelle cronache - ma non ce l'ha fatta: 6-3 7-5 il risultato finale. Aspettando il rientro di Flavia Pennetta, c'è comunque la conferma che Roberta, Sara Errani, Camila Giorgi e Karin Knapp sono una squadra compatta che sulla terra non ha rivali e sull'hard resta competitiva. Ci riproveranno nel 2015.
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