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La grande giornata di "Steto"
l'ascolano più sudamericano

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Non ci sono più i giovani di una volta. Bjorn Borg si prese di forza gli Internazionali nel 1974 a 17 anni, 11 mesi e 27 giorni, che se avesse voluto venire in auto al Foro non aveva nemmeno l'età per la patente. Monica Seles nel 1990 alzò la coppa di Roma quando aveva 16 anni, 5 mesi e 11 giorni. Cinque giorni di più per Tracy Austin, vittoriosa nella finale del 1979 contro la tedesca Sylvia Hanika. In tempi relativamente più recenti, Rafael Nadal, trionfò per la prima volta a Roma nel 2005 su Guillermo Coria a 18 anni, 11 mesi e 6 giorni. Con il maiorchino sembra però chiudersi definitivamente l'era dei campioni precoci, che ebbe in Boris Becker e Michael Chang altri celebri testimonial. Adesso si diventa speranza del tennis a vent'anni suonati e si rischia di rimanere tale a lungo, come possono testimoniare Milos Raonic, Kei Nishikori e Grigor Dimitrov, rispettivamente classe 1989, 1990 e 1991, che solo ora s'affacciano nella parte nobile del ranking ATP, tra l'ottavo e il quattordicesimo gradino.

Giovanissimo, a questo punto, è da considerare anche l'unico italiano che dalle qualificazioni riesce ad entrare nel tabellone principale degli Intermazionali BNl d'Italia. Prendete nota, intanto, che gli amici lo chiamano "Steto" ma il suo nome è Stefano Travaglia, ha 22 anni, è un ascolano maturato da professionista in Sudamerica, dove s'accumula una grande esperienza ma si fa la vita grama del globe-trotter dei Futures, da Vina del Mar a Salta, da Rancagua a Concepcion. Tornato in Italia nel 2011, mentre prende confidenza con i primi Challenger subisce un grave infortunio al braccio che lo tiene fuori dal circuito per un anno. Tra il 2012 e il 2013 ritrova confidenza con i campi e il clima agonistico e questa primavera ha un exploit con le vittorie nei due Futures di Sharm el Sheikh (finali con Jason Kuble, 6-0 6-0, e José Pereira, 6-2 6-4) e un mese fa a Santa Margherita di Pula (Oriol Roca Batalla, 7-6 6-3). Questi risultati gli consentono di scalare il ranking mondiale fino ad arrivare all'attuale 296. Nelle pre-qualificazioni degli IBI cede in finale a Salvatore Caruso ma ottiene comunque la wild card per le qualificazioni avendo la miglior classifica tra quelli sconfitti all'ultimo turno.

Allenato da qualche mese da Sebastian Vazquez, nel primo turno delle quali "Steto" ha affrontato ieri uno dei più esperti terraioli, lo spagnolo Albert Montanes, ora ATP 58 ma a lungo tra i top 25. Il catalano, 33 anni abbondanti, è ormai in fase calante ma la partita è risultata vera e combattuta, come l'eloquente 7-6 6-4 dimostra. Oggi Travaglia ha trovato sulla propria strada lo sloveno Blaz Rola, classe 1990, ATP 100, anch'egli frequente protagonista di Futures e Challenger e reduce da una vittoria molto faticosa su Daniel Gimeno Traver in tre set. Sulla carta, il match transfrontaliero era difficile da interpretare vedendo di fronte tennisti tecnicamente dal gioco simile, ben impostati, non potenti (anche se Rola ha nella prima di servizio, se passa, un'arma decisiva) ma dal braccio buono.

Travagliato, è il caso di dire, il primo set, contrassegnato dai break. Nei molti scambi prolungati, a sbagliare di più è però alla fine Rola, in difficoltà quando si ritrova la palla tra i piedi. Importante dal punto di vista tattico e psicologico è che in questa fase a dare al marchigiano i punti più importanti sia il rovescio, spesso indicato in passato come il suo punto debole. Passa "Steto" per 6-4 in 45 minuti.

Il secondo set è veloce e tutto nel segno di Travaglia, galvanizzato dal pubblico e dalla prospettiva del miglior risultato i carriera. Ottiene subito un break, rintuzza gli attacchi insistenti di Rola sul suo rovescio, mantiene con autorevolezza il vantaggio. Sul 4-2 conquista un secondo break e va a servire per il match. Chiude con un'autorevolezza impressionante ed entra per la prima volta nel main draw di un Masters 1000.

Da rimarcare la correttezza e la sportività del debordante pubblico sul Campo 2, capace di sostenere l'italiano senza mai eccedere e applaudendo l'avversario con calore quando lo meritava. Sempre di più il Foro è un'eccellenza del tennis giocato e visto.
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