C'è in Canada un'azienda che fabbrica aerei, treni e altri veicoli. Si chiama Bombardier, un nome che nulla ha a che fare con una particolare vocazione bellica: si chiamava così il fondatore Joseph-Armand, che nel 1942 cominciò a produrre mezzi meccanici per spalare la neve. Posto onomatopeicamente perfetto, il Canada, come patria putativa del numero 10 al mondo, il montenegrino Milos Raonic, il più efficace bombardiere dell'ATP. Che ha trovato un'inattesa precisa contraerea in un bolognese di 28 anni, Simone Bolelli, ex numero 36 ATP, ora 162, che l'ha costretto a giocarsi un tiratissimo secondo set finito al tie break (6-3 7-6 il risultato finale). Peccato, con il terzo set a disposizione Simone avrebbe avuto la chance per un exploit rimarchevole.
Degli altri uomini certo sapete. Ieri gli addii anticipati di Fognini, Lorenzi, Travaglia e Volandri. Oggi fuori Seppi con Haas e fuori Cecchinato con Sijsling. Questi ultimi hanno dato il massimo, davvero senza risparmiarsi. Inutilmente. Non avremo nemmeno un azzurro al terzo turno degli Internazionali BNL d'Italia. Il Foro Italico non è posto per italiani. Una contraddizione in termini che si ripete da troppi anni.
Altra storia le donne.
Quando nasce una stella? La domanda andrebbe posta a George Cukor, che sul tema confezionò uno dei capolavori del cinema musicale (A Star is Born, 1954, con Judy Garland e James Mason). Ma se Cukor fosse vivo avrebbe 115 anni, e allora le cose da chiedergli sarebbero ben altre. Nel tennis si può dire che una stella nasce quando il pubblico s'assiepa per seguire il suo match perfino se la pioggia è battente, come oggi nel match di apertura della seconda giornata degli Internazionali BNL d'Italia sul Pietrangeli. E se la partita viene sospesa, resta sugli spalti per non perdere la posizione acquisita, come assicurano bugiardi i centralini automatici.
In questa burrascosa e straordinaria cornice, come scrivevano i poco fantasiosi cronisti di un tempo, Camila Giorgi - è lei la brand new star - ha sconfitto per 6-4 7-6 Dominika Cibulkova, numero 10 del ranking WTA e numero 4 del 2014 (era la 2 fino alla scorsa settimana). Per esser ancora più chiari: nell'ultimo anno e mezzo la slovacca di Bratislava aveva sconfitto Top Ten come Petra Kvitova, Sara Errani, Angelique Kerber, Agnieszka Radwanska, Maria Sharapova, Simona Halep, era arrivata in finale all'Australian Open, aveva vinto a Stanford e Acapulco. Se lei che dell'aggressività ha fatto un marchio di fabbrica s'è arresa all'aggressività della giovane marchigiana cresciuta nelle accademie tennistiche delle Americhe è perché è stata presa in contropiede dal tennis che non t'aspetti da un'italiana di 22 anni. Che nel dopopartita, sorridente ma di pochissime parole, ha confermato di che pasta è fatta: "Mi sono piaciuta molto nel tie-break. Perché dovevo concludere la partita". "Mi piace la pressione, è positiva". "Voglio arrivare sino in fondo al torneo, come sempre". Chapeau per la sicurezza.
Nel gioco, Giorgi e Cibulkova s'assomigliano. Tatticamente sono il frutto della scuola maschile dell'ultimo decennio, dove la fisicità conta molto. Di statura sotto la media delle più forti del circuito (168 centimetri l'italiana, addirittura 161 la slovacca), usano al meglio la velocità negli spostamenti laterali e in avanti e la velocità di esecuzione, anticipando e forzando ogni colpo. Il pubblico adora chi si prende rischi per altri impensabili, anche se poi non perdona chi sbaglia troppo: in questo, Camila oggi è stata esemplare, con il 35 per cento di punti vinti sulla risposta al primo servizio e il 48 sul secondo, tassi d'errore accettabili per un'attaccante pura, tranquillità emotiva anche quando le cose sembrano mettersi al peggio.
Con il risultato di oggi la marchigiana entra nelle prime cinquanta al mondo e, indirettamente, contribuisce al gioco di squadra del team italiano. Se domani Flavia Pennetta superasse al secondo turno la svizzera Belinda Bencic, 17 anni, e poi facesse lo stesso con Svetlana Kuztnetsova o Marija Kirilenko, entrambe russe, si troverebbe proiettata tra le Top Ten, sorpassando di slancio proprio Dominika Cibulkova che lascia Roma senza punti WTA validi.
Sara Errani, che oggi ha faticato non poco per avere la meglio sulla sudafricana Chanelle Scheepers (7-5 6-3), dovrà invece fare molta strada nel torneo per fare punti, perché l'anno scorso al Foro approdò alla semifinale grazie ai forfait consecutivi di Kirilenko e Sharapova. Intanto dovrà vedersela con un'altra russa, Ekaterina Makarova, vincitrice con una sempre meno convinta Roberta Vinci, tanto perfetta in coppia con Sara quanto indecisa sul da farsi quando si ritrova in campo da sola.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Degli altri uomini certo sapete. Ieri gli addii anticipati di Fognini, Lorenzi, Travaglia e Volandri. Oggi fuori Seppi con Haas e fuori Cecchinato con Sijsling. Questi ultimi hanno dato il massimo, davvero senza risparmiarsi. Inutilmente. Non avremo nemmeno un azzurro al terzo turno degli Internazionali BNL d'Italia. Il Foro Italico non è posto per italiani. Una contraddizione in termini che si ripete da troppi anni.
Altra storia le donne.
Quando nasce una stella? La domanda andrebbe posta a George Cukor, che sul tema confezionò uno dei capolavori del cinema musicale (A Star is Born, 1954, con Judy Garland e James Mason). Ma se Cukor fosse vivo avrebbe 115 anni, e allora le cose da chiedergli sarebbero ben altre. Nel tennis si può dire che una stella nasce quando il pubblico s'assiepa per seguire il suo match perfino se la pioggia è battente, come oggi nel match di apertura della seconda giornata degli Internazionali BNL d'Italia sul Pietrangeli. E se la partita viene sospesa, resta sugli spalti per non perdere la posizione acquisita, come assicurano bugiardi i centralini automatici.
In questa burrascosa e straordinaria cornice, come scrivevano i poco fantasiosi cronisti di un tempo, Camila Giorgi - è lei la brand new star - ha sconfitto per 6-4 7-6 Dominika Cibulkova, numero 10 del ranking WTA e numero 4 del 2014 (era la 2 fino alla scorsa settimana). Per esser ancora più chiari: nell'ultimo anno e mezzo la slovacca di Bratislava aveva sconfitto Top Ten come Petra Kvitova, Sara Errani, Angelique Kerber, Agnieszka Radwanska, Maria Sharapova, Simona Halep, era arrivata in finale all'Australian Open, aveva vinto a Stanford e Acapulco. Se lei che dell'aggressività ha fatto un marchio di fabbrica s'è arresa all'aggressività della giovane marchigiana cresciuta nelle accademie tennistiche delle Americhe è perché è stata presa in contropiede dal tennis che non t'aspetti da un'italiana di 22 anni. Che nel dopopartita, sorridente ma di pochissime parole, ha confermato di che pasta è fatta: "Mi sono piaciuta molto nel tie-break. Perché dovevo concludere la partita". "Mi piace la pressione, è positiva". "Voglio arrivare sino in fondo al torneo, come sempre". Chapeau per la sicurezza.
Nel gioco, Giorgi e Cibulkova s'assomigliano. Tatticamente sono il frutto della scuola maschile dell'ultimo decennio, dove la fisicità conta molto. Di statura sotto la media delle più forti del circuito (168 centimetri l'italiana, addirittura 161 la slovacca), usano al meglio la velocità negli spostamenti laterali e in avanti e la velocità di esecuzione, anticipando e forzando ogni colpo. Il pubblico adora chi si prende rischi per altri impensabili, anche se poi non perdona chi sbaglia troppo: in questo, Camila oggi è stata esemplare, con il 35 per cento di punti vinti sulla risposta al primo servizio e il 48 sul secondo, tassi d'errore accettabili per un'attaccante pura, tranquillità emotiva anche quando le cose sembrano mettersi al peggio.
Con il risultato di oggi la marchigiana entra nelle prime cinquanta al mondo e, indirettamente, contribuisce al gioco di squadra del team italiano. Se domani Flavia Pennetta superasse al secondo turno la svizzera Belinda Bencic, 17 anni, e poi facesse lo stesso con Svetlana Kuztnetsova o Marija Kirilenko, entrambe russe, si troverebbe proiettata tra le Top Ten, sorpassando di slancio proprio Dominika Cibulkova che lascia Roma senza punti WTA validi.
Sara Errani, che oggi ha faticato non poco per avere la meglio sulla sudafricana Chanelle Scheepers (7-5 6-3), dovrà invece fare molta strada nel torneo per fare punti, perché l'anno scorso al Foro approdò alla semifinale grazie ai forfait consecutivi di Kirilenko e Sharapova. Intanto dovrà vedersela con un'altra russa, Ekaterina Makarova, vincitrice con una sempre meno convinta Roberta Vinci, tanto perfetta in coppia con Sara quanto indecisa sul da farsi quando si ritrova in campo da sola.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua