Monday's Net

Ma il tennis italiano di oggi
è meglio di quello del Foro

2 minuti di lettura
Se avevate visto la sua finale a Madrid con Kei Nishikori o il suo primo turno al Foro Italico con Gilles Simon, non vi siete stupiti quando oggi avete scoperto che Rafael Nadal le ha prese sonoramente nel primo set da Mikhail Youznhy, per poi restituirle con gli interessi. Se conoscete le qualità di Tommy Haas sapete che è normale amministrazione che abbia battuto Stan Wawrinka. Dunque parliamo d'altro.

Quale migliore test degli Internazionali per valutare lo stato di salute del tennis di casa nostra? In nessun altro torneo di prima fascia con 64 giocatori ai nastri di partenza (in effetti sono 56 perché le prime otto teste di serie godono del "bye", cioè saltano il primo turno) troviamo tanti italiani. Oltre ai più forti che entrano direttamente nel tabellone principale, ci sono le wild card a discrezione degli organizzatori locali - per i digiuni di tecnicismi tennistici: si tratta di giocatori di merito e/o fama nazionali, che per classifica sarebbero esclusi dal torneo - e i vincitori dei tornei di qualificazione, dove la partecipazione degli atleti del paese ospitante è tradizionalmente preponderante.

Fatte le somme, quest'anno i connazionali al via erano sette, di cui due ammessi di diritto (Fabio Fognini e Andreas Seppi), quattro wild card (Paolo Lorenzi, Filippo Volandri, Simone Bolelli e Marco Cecchinato), un qualificato (Stefano Travaglia). Altrettante le donne: quattro per meriti da ranking (Sara Errani, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Francesca Schiavone) e tre wild card (Karin Knapp, Camila Giorgi e Nastassja Burnett).

Dei maschi è approdato al secondo turno il solo Bolelli, peraltro a spese di Travaglia, assoluta new entry a questo livello. Il bolognese è stato poi fermato dal canadese Milos Raonic, come da pronostico ma al termine di una lotta durissima e dopo aver avuto a disposizione due set point per portare la partita al terzo set.

Fuori gara all'esordio Vinci, Knapp e Burnett, agli ottavi di finale, che coincidono con il terzo turno, sono approdate tre donne (Errani, Pennetta, Schiavone) delle quattro che avevano passato il primo turno. Camila Giorgi, infatti, dopo la straordinaria partita con Dominika Cibulkova, finalista agli Australian Open e numero 10 al mondo, non s'è ripetuta con la giovane americana Christina McHale. Ai quarti, come sapete, troviamo oggi Sara Errani. Di quattordici, una. Una Caporetto in formato mignon.

Tempestiva mi arriva la mail di M. M., che in passato mi ha regalato ottimi spunti per questa rubrica: secondo te, chiede, i risultati del Foro Italico riflettono un'immagine distorta del movimento tennistico italiano? Sì, siamo meglio di quanto l'esame asettico del tabellone indicherebbe. Fognini e Seppi sono evidentemente in un momento non facile, ma recupereranno già a partire dal Roland Garros, azzardo. A Roma sentono tutt'e due la pressione, subendola anziché cavalcarla. Non per caso al fenomeno Fognini che vince in giro per il mondo ma non a Roma ha dedicato oggi un lungo articolo l'International Herald New York Times. Oltre a intervistare Gianni Clerici e Ubaldo Scanagatta, l'inviato Ben Rithenberg ha citato le parole di Roger Federer: "C'e molta attenzione nei confronti di Fabio perché gioca benissimo sulla terra. Tutti si aspettano grandi cose da lui in vista dei French Open. Ma lui non riesce a giocare come sa e vorrebbe. Brutta situazione. Ma la cosa buona è che la stagione procede, le ruote girano, e anche Fabio avrà un'atra chance".

Schiavone e Pennetta possono fare qualsiasi impresa, perché ormai giocano per piacere personale più che per ambizione e dovere. Vinci sta uscendo nel singolare dal novero delle Top 20, ma onestamente negli ultimi anni ha dato più di alquanto era lecito aspettarsi da lei. Lo stesso, anche per ragioni d'età, vale per Lorenzi e Volandri.

Quel che conta di più sono i giovani, che ci sono: Stefano Travaglia e Camila Giorgi, entrambi classe 1991, costituscono risorse importanti con margini di crescita notevoli, mentre Cecchinato e Burnett, che sono del 1992, devono ancora convincere ma potrebbero riservare sorprese. Se non si vede all'orizzonte una sedicenne di straordinarie qualità come la svizzera Belinda Bencic, che ieri ha fatto vedere i sorci verdi a Flavia Pennetta, stanno crescendo talenti come Gianluigi Quinzi, Matteo Donati, Andrea Pellegrino, Alice Matteucci, Deborah Chiesa, che si fanno le ossa tra ITF e i primi tornei importanti.

Twitter@claudiogiua
Mail [email protected]