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Quando è l'ora di Andy e Rafa il grande tennis illumina Roma

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Bentornato Andy. È sul Centrale del Foro Italico che Andy Murray torna ad essere la macchina da guerra tennistica che aveva fatto tremare il mondo tra 2012 e 2013, quando s'era preso a mani basse le Olimpiadi londinesi, gli Us Open e infine Wimbledon. Poi la lunga sosta per i dolori alla schiena, l'operazione, la lenta ripresa, i dubbi sul recupero al cento per cento. Dubbi che ancora un mese fa, all'epoca della sconfitta in Davis a Napoli per mano di Fabio Fognini, erano tutt'altro che svaniti. Contro Rafael Nadal - che in questi ultimi mesi aveva continuato a vincere e a disputare finali nonostante il suo gioco fosse il meno brillante dal rientro nel circuito nel febbraio 2013 - lo scozzese domina letteralmente il primo set del quarto di finale, con diritti e rovesci potenti da ogni posizione, pochissimi errori, eccellente mobilità, visione lucida della strategia di ogni scambio. Il numero 1 al mondo può solo assistere impotente allo show. Il 6-1 in 37 minuti descrive esattamente i valori espressi in campo.

Complimenti Rafa. Pochi giocatori avrebbero ritrovato concentrazione e calma dopo essere stati letteralmente presi a martellate come Murray ha fatto con lui nel primo set. Il maiorchino ha evidentemente bisogno di forti sollecitazioni esterne per esprimersi ai livelli che un tempo raggiungeva solo con le endorfine. Dopo l'umiliazione, la resurrezione. Rafa si prende un metro di campo in più e ribalta i ruoli: ora è lui ad attaccare e Andy a difendersi. In un set prima controllato e poi condotto con autorevolezza, ottiene il break e lo mantiene fino al 6-3.

Grazie Andy, grazie Rafa. Grazie perché si giocano tutto in un terzo set di grande intensità, con il debordante pubblico del Centrale talmente "dentro" il match da spaccarsi in due tifoserie contrapposte. Lo scozzese ha l'occasione per prendere il largo quando ottiene il break e va a servire avanti per 4-2. Ma Nadal confeziona il game perfetto e si riporta sotto, poi riacciuffa la parità. Gli scambi sono di qualità altissima, con scampoli di gioco tra i migliori visti negli ultimi anni non solo a Roma. Spettacolo allo stato puro, con il risultato che diventa una notazione solo cronachistica: 7-5 per Nadal.

Se il match più atteso dalle reti tv di mezzo mondo comincia alle 9 di sera passate da un bel po' e finisce a mezzanotte, quello più esaltante per il pubblico romano s'era giocato quando le trattorie di Trastevere dovevano ancora alzare le serrande e apparecchiare i tavoli per il pranzo, mentre il più spettacolare aveva riempito il Centrale a metà pomeriggio. Giornata campale al Foro Italico per chi era venuto a rilassarsi godendosi il miglior tennis del mondo, giornata da lasciarti stremato se devi raccontare il venerdì dei quarti di finale agli Internazionali BNL d'Italia per un giornale o un sito. Anche se per quelli fortunati come me vale l'abusato modo di dire: fare il giornalista è comunque meglio che lavorare. E in queste temperie il vecchio cronista se la cava con due schematiche schede dove concentrare le impressioni.

La prima. Ha ragione Gianni Clerici quando sostiene che Sara Errani ha sconfitto 6-3 4-6 6-2 oggi per la prima volta Na Li (o Li Na, chissà) solo perché la cinese era in vena di regali sotto forma di oltre cinquanta errori? Se ci si affida ai numeri, non ci sono dubbi: nei sei precedenti testa a testa, la romagnola s'era intascata un solo set e ne aveva lasciati dodici all'avversaria, per un totale di 32 game contro 77. Tuttavia era evidente la costante progressione nel rendimento di Sara, fino al 3-6 6-7 della finale dei WTA Championships lo scorso anno a Istanbul. Piuttosto, sulla terra romana la nostra numero 2 - al momento Pennetta è 12 WTA mentre Errani è 13 - ha sfoggiato tutti i colpi che mettono in difficoltà la numero 2 del mondo. Ha rallentato spesso il gioco, non ha risparmiato sugli slice di rovescio, s'è difesa alzando pallonetti su cui la cinese è andata più volte in confusione. Soprattutto, ha portato a reddito il servizio messo a punto nelle ultime settimane, con la racchetta che parte da dietro la nuca e colpisce in anticipo aiutando a tenere alto il rimbalzo della palla. In più, Sara ha avuto tutto intero per lei il pubblico: "È qualcosa di incredibile, lo sento e mi aiuta tanto. Devo solo stare attenta a non farmi prendere dall'euforia, dalla voglia di ringraziare con colpi spettacolari". Esatto, Sarà, se avesse voluto da te fuochi d'artificio, il Padreterno t'avrebbe dotata di quindici centimetri di più.

La secondo scheda è quella scarna - per non rischiare di passare per un cronista prolisso e noioso - della partita clou del pomeriggio. Novak Djokovic vs. David Ferrer è un classico del circuito, perché garantisce battaglia e passione. Il serbo sta carburando match dopo match, intenzionato com'è ad arrivare in finale al Foro e a presentarsi poi a Parigi nella forma migliore. Nole ha vinto (7-5 4-6 6-3) ma lo spagnolo non ha mai smesso, come sempre, di credere di potercela fare. Ha alzato il solito impenetrabile muro contro il quale si sono schiantati decine di colpi di Nole. Ha sfruttato il leggero calo di tensione dell'avversario e ha conquistato meritatamente il secondo set. Il terzo è andato come doveva, con Djokovic costretto ad alzare di un grado la pressione e Ferrer nella cocciuta volontà di riprendere il filo della partita. Appena prima di subire il ko finale lo spagnolo è stato capace di tenere uno scambio serratissimo durato quasi due minuti, con 38 colpi scambiati. Onore al merito, hombre.
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