Se nella storia i Davide avessero con regolare frequenza abbattuto i Golia, pochi li ricorderebbero. Peraltro, nessuno si rammenta nemmeno dei tanti Davide fatti a pezzi dai Golia ogni giorno, con straordinaria sistematicità, in luoghi remoti e a due passi da noi, nei nostri paesi e nelle nostre città. Solo l'eccezione fa notizia: quando un Davide, uno solo, un giorno riesce nell'impresa. Io e tanti altri abbiamo sperato che oggi potesse essere "il" giorno in cui il Davide piccolo piccolo alias Sara Errani avrebbe tenuto testa al Golia grande grande alias Serena Williams, e magari l'avrebbe persino abbattuto, tennisticamente parlando, nella finale degli Internazionali BNL d'Italia.
Per otto game la numero 1 d'Italia ci ha dato buoni motivi per crederci: sotto per 0-3 a causa del break subìto in apertura, ha avuto più occasioni di riportarsi sotto e alla fine ce l'ha fatta riprendendosi il break e andando a servire sul 3-4. Ma il dio protettore dei Golia a quel punto ha approfittato di un colpo di sonno del collega a cui sono affidati i Davide e ha azzoppato il miniavversario. Partita finita, con Sara in lacrime che morde l'asciugamano per la rabbia e il pubblico del Centrale tutto in piedi a rincuorarla.
Peccato. Il sorriso le si era stampato sul viso dopo le vittorie su Li Na nei quarti e Jelena Jankovic in semifinale e si era spento solo quand'era venuto il momento di scendere in campo per il riscaldamento prepartita con Serena Williams. Non s'è riacceso nemmeno un'ora e 11 minuti più tardi, perché il colpo del ko di Serena - il lungolinea di rovescio del 6-3 6-0 - ha posto solo fine al calvario cominciato all'ottavo game con il leggero stiramento alla coscia sinistra. Il sorriso è ricomparso solo in serata, prima dello stoico tentativo - durato quattro game - di giocare con l'amica Roberta Vinci la finale del doppio.
Non spenderò righe di retorica per elogiare la settimana romana della romagnola, che dopo 36 anni ha consentito di far correre più veloce il cuore dei patriottici tifosi del Foro in una finale di singolare. Mi limito a notare come adesso ci siano tutte le prove provate della possibilità di Sara di battersela con chiunque, Serena e - forse - Vika Azarenka escluse.
La successiva finale maschile tra i numeri 1 e 2 al mondo non ha tradito le attese. Per restare ai miti pre-storici, è come se nell'arena moderna del Foro si fossero affrontati Achille ed Ettore, i campioni di troiani e greci, senza che una qualche moderna Atena facesse in modo di favorire il predestinato vincitore, nel nostro caso il serbo. Scontro tra pari, dunque, tra due che sono i più forti del lotto eppure hanno avuto momenti di grazia persino maggiore nel recente passato, per esempio nel 2011 Novak Djokovic e lo scorso anno Rafael Nadal.
Scontro in crescendo, con i due primi set equamente spartiti e il terzo di notevole intensità. Val la pena di succintamente ripercorrere quest'ultimo. Dopo il 4-6 molto netto per Rafa e l'altrettanto indiscutibile 6-3 per Nole, due miei amici della Federazione Tennis Serba seduti una fila più sotto sono così fideisticamente certi che per il loro quasi datore di lavoro il terzo set sia una passeggiata che stanno per alzarsi e andarsene. Li fermo: avevano fatto lo stesso errore lo scorso anno ai quarti di finale, dopo il primo set vinto da Nole, per andare a gozzovigliare in una trattoria trasteverina. Loro bevevano e Berdych si prendeva il secondo e il terzo set.
Convinti, restano. Mi ringrazieranno più tardi. Immediatamente avanti di un break, il numero 2 non ce la fa infatti a prendere il largo e Rafa lo rincorre fino al 3 sul pari. Potremmo "essere a niente", come dicono a Roma per dire che la partita vera comincia ora. Ma è il Djokovic's Day: il serbo accelera i colpi, lo spagnolo continua a lavorarli troppo rimettendo palle che non danno fastidio, il divario già emerso nel corso degli ultimi tre match - Pechino 6-3 6-4, Londra ATP Finals 6-3 6-4, Miami 6-3 6-3 - viene di fatto confermato. Con qualche aiuto della fortuna e grazie alla maggiore decisione rispetto a Rafa, Nole va a chiudere sul 6-3 dopo due ore e 19 minuti di battaglia.
Non è stato il match più divertente del torneo perché il massimo della spettacolarità è stato raggiunto nel quarto di finale vinto al terzo set da Nadal su Murray, ma ha certamente divertito il pubblico entusiasta del Centrale e del Foro. Se si avvererà la previsione del presidente della FIT Angelo Binaghi, l'anno prossimo o nel 2016 gli Internazionali BNL d'Italia potrebbero diventare l'unico Masters 1000 classificato come mini Slam europeo, con due giorni in più di gare. Roma se lo merita.
Mail [email protected]
Twitter@claudiogiua
Per otto game la numero 1 d'Italia ci ha dato buoni motivi per crederci: sotto per 0-3 a causa del break subìto in apertura, ha avuto più occasioni di riportarsi sotto e alla fine ce l'ha fatta riprendendosi il break e andando a servire sul 3-4. Ma il dio protettore dei Golia a quel punto ha approfittato di un colpo di sonno del collega a cui sono affidati i Davide e ha azzoppato il miniavversario. Partita finita, con Sara in lacrime che morde l'asciugamano per la rabbia e il pubblico del Centrale tutto in piedi a rincuorarla.
Peccato. Il sorriso le si era stampato sul viso dopo le vittorie su Li Na nei quarti e Jelena Jankovic in semifinale e si era spento solo quand'era venuto il momento di scendere in campo per il riscaldamento prepartita con Serena Williams. Non s'è riacceso nemmeno un'ora e 11 minuti più tardi, perché il colpo del ko di Serena - il lungolinea di rovescio del 6-3 6-0 - ha posto solo fine al calvario cominciato all'ottavo game con il leggero stiramento alla coscia sinistra. Il sorriso è ricomparso solo in serata, prima dello stoico tentativo - durato quattro game - di giocare con l'amica Roberta Vinci la finale del doppio.
Non spenderò righe di retorica per elogiare la settimana romana della romagnola, che dopo 36 anni ha consentito di far correre più veloce il cuore dei patriottici tifosi del Foro in una finale di singolare. Mi limito a notare come adesso ci siano tutte le prove provate della possibilità di Sara di battersela con chiunque, Serena e - forse - Vika Azarenka escluse.
La successiva finale maschile tra i numeri 1 e 2 al mondo non ha tradito le attese. Per restare ai miti pre-storici, è come se nell'arena moderna del Foro si fossero affrontati Achille ed Ettore, i campioni di troiani e greci, senza che una qualche moderna Atena facesse in modo di favorire il predestinato vincitore, nel nostro caso il serbo. Scontro tra pari, dunque, tra due che sono i più forti del lotto eppure hanno avuto momenti di grazia persino maggiore nel recente passato, per esempio nel 2011 Novak Djokovic e lo scorso anno Rafael Nadal.
Scontro in crescendo, con i due primi set equamente spartiti e il terzo di notevole intensità. Val la pena di succintamente ripercorrere quest'ultimo. Dopo il 4-6 molto netto per Rafa e l'altrettanto indiscutibile 6-3 per Nole, due miei amici della Federazione Tennis Serba seduti una fila più sotto sono così fideisticamente certi che per il loro quasi datore di lavoro il terzo set sia una passeggiata che stanno per alzarsi e andarsene. Li fermo: avevano fatto lo stesso errore lo scorso anno ai quarti di finale, dopo il primo set vinto da Nole, per andare a gozzovigliare in una trattoria trasteverina. Loro bevevano e Berdych si prendeva il secondo e il terzo set.
Convinti, restano. Mi ringrazieranno più tardi. Immediatamente avanti di un break, il numero 2 non ce la fa infatti a prendere il largo e Rafa lo rincorre fino al 3 sul pari. Potremmo "essere a niente", come dicono a Roma per dire che la partita vera comincia ora. Ma è il Djokovic's Day: il serbo accelera i colpi, lo spagnolo continua a lavorarli troppo rimettendo palle che non danno fastidio, il divario già emerso nel corso degli ultimi tre match - Pechino 6-3 6-4, Londra ATP Finals 6-3 6-4, Miami 6-3 6-3 - viene di fatto confermato. Con qualche aiuto della fortuna e grazie alla maggiore decisione rispetto a Rafa, Nole va a chiudere sul 6-3 dopo due ore e 19 minuti di battaglia.
Non è stato il match più divertente del torneo perché il massimo della spettacolarità è stato raggiunto nel quarto di finale vinto al terzo set da Nadal su Murray, ma ha certamente divertito il pubblico entusiasta del Centrale e del Foro. Se si avvererà la previsione del presidente della FIT Angelo Binaghi, l'anno prossimo o nel 2016 gli Internazionali BNL d'Italia potrebbero diventare l'unico Masters 1000 classificato come mini Slam europeo, con due giorni in più di gare. Roma se lo merita.
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