Pioggia fine che va e viene. Temperatura che staresti a letto, al calduccio, tanto per non prenderti l'ultimo raffreddore di stagione. Sul campo 6 del Roland Garros gioca però una ragazzina che ho visto più volte in campo a Firenze nel torneo giovanile di Pasqua, due anni fa e anche l'anno scorso. Si chiama Fiona Ferro, suo padre è italiano ma lei è nata e cresciuta in Francia. Diciassette anni compiuti da poco, minuta (s'è però irrobustita, vedo) e piccola (ora è 1,70, non credo crescerà ancora), allora m'aveva colpito per la grinta e la determinazione, peraltro alimentate dal padre che seguiva ogni partita dalla diagonale più vicina a lei, spostandosi di continuo. Qualcuno del CT gli aveva chiesto: "Farebbe allenare sua figlia in Italia se la FIT glielo chiedesse?", lui aveva risposto vago. Nel 2012 aveva sfidato - mi pare sul campo 4, quello davanti alla clubhouse - un'italiana di buone prospettive, Giulia Pairone, classe 1996. Fiona entrava raramente più di un metro dentro il campo ma difendeva con estrema efficacia e faceva partire lungolinea e incrociati potenti ai quali la piemontese aveva poco da opporre. Vinse facile. Ora Pairone è 666 nel ranking WTA, Ferro è già 416 e la sua federazione la coccola molto, fino a farle avere la wild card per lo Slam di casa.
Ha appena spiovuto, il campo è umido. Fiona ha di fronte ben altra giocatrice rispetto a Pairone: Sabine Lisicki, la tedesca numero 17 del ranking WTA che l'anno scorso perse la finale di Wimbledon contro la numero 1 francese Marion Bartoli dopo aver eliminato Serena Williams e Agnieszka Radwanska. Il primo set (1-6) non ha storia, anche se in quattro game Ferro costringe Lisicki ai vantaggi. Superata l'emozione di trovarsi a giocare in casa propria in uno dei quattro tornei più importanti dell'anno, prende coraggio e mostra i suoi colpi migliori, che restano quelli piazzati in difesa da fondo campo. Il secondo set è equilibrato, con la francese che va sul 4-1, la tedesca che infila quattro game perfetti ma poi cede il servizio. Fiona non ha però ulteriori risorse prsicofisiche e la partita si chiude sul 5-7 in 67 minuti. Comunque, segnatevi il suo nome: l'italofrancesina farà parlare di sé.
Il must di giornata per me e molti italiani è all'imbrunire sul campo 7, con Fabio Fognini che affronta il tedesco Andreas Beck, 28 anni, che sulla terra di Parigi ha sempre combinato poco. Il ligure è reduce da un fine inverno-inizio primavera eccezionali nel tour in Sudamerica e in Davis con la vittoria su Andy Murray a Napoli. E' subito evidente che non c'è gara in termini di tecnica e qualità di gioco, ma il diavolo di Fognini solo talvolta s'incarna nell'avversario. Siamo tutti lì che speriamo di non vederlo spuntare - il diavolo - sotto le sembianze di sfuriata con l'arbitro, insulti a qualche guardalinee, accidenti indirizzati all'angolo. Di tanto in tanto Fabio perde la concentrazione, ma quando decide di accelerare chiude sempre con disarmante facilità oppure costringe Beck all'errore. Il tedesco, peraltro, ci mette del suo sbagliando anche quando non è sotto pressione. A convincere sono soprattutto la frequenza dei vincenti, la velocità di gambe, l'efficacia del servizio. I primi due set (6-4 6-4) sarebbero durati non più di 25 minuti l'uno se solo Fabio non si fosse preso brevi pause di riposo giocato. Che non gli servono nel terzo set (6-1), sereno monologo in forma di utile training. Il nostro numero 1 convince e fa intravvedere la possibilità di un buon torneo, visto che al Roland Garros finora s'è espresso poco e male, con un solo quarto di finale nel 2011.
Usciti di scena ieri i veterani Francesca Schiavone (1980) e Potito Starace (1981) e Filippo Volandri (1981), che in tre non avevano racimolato un set, anche la seconda giornata azzurra in terra francese non è granché. Karin Knapp non oppone resistenza alla tedesca Mona Barthel (6-4 6-0 in un'ora e 7 minuti), Roberta Vinci cede 3-6 6-3 6-2 alla resistibile francese Pauline Parmentier, 28 anni, WTA 147 (la tarantina ha dovuto chiedere l'intervento medico all'inizio del terzo set), Paolo Lorenzi aveva poche chance contro uno dei giocatori più in forma, lo spagnolo Roberto Bautista Agut, ATP 28, e non le sfrutta nonostante la partita (6-3 7-5 6-2) sia lunga e combattuta. Ma due dei nostri migliori non deludono: come si conviene, insieme a Fognini passa con irrisoria facilità al turno successivo anche Flavia Pennetta, che ha battuto in un'ora 6-2 6-2 l'esperta austriaca Patricia Mayr-Achleitner. Stasera si festeggia. Con cautela, per cortesia.
Twitter @claudiogiua
Mail [email protected]
Ha appena spiovuto, il campo è umido. Fiona ha di fronte ben altra giocatrice rispetto a Pairone: Sabine Lisicki, la tedesca numero 17 del ranking WTA che l'anno scorso perse la finale di Wimbledon contro la numero 1 francese Marion Bartoli dopo aver eliminato Serena Williams e Agnieszka Radwanska. Il primo set (1-6) non ha storia, anche se in quattro game Ferro costringe Lisicki ai vantaggi. Superata l'emozione di trovarsi a giocare in casa propria in uno dei quattro tornei più importanti dell'anno, prende coraggio e mostra i suoi colpi migliori, che restano quelli piazzati in difesa da fondo campo. Il secondo set è equilibrato, con la francese che va sul 4-1, la tedesca che infila quattro game perfetti ma poi cede il servizio. Fiona non ha però ulteriori risorse prsicofisiche e la partita si chiude sul 5-7 in 67 minuti. Comunque, segnatevi il suo nome: l'italofrancesina farà parlare di sé.
Il must di giornata per me e molti italiani è all'imbrunire sul campo 7, con Fabio Fognini che affronta il tedesco Andreas Beck, 28 anni, che sulla terra di Parigi ha sempre combinato poco. Il ligure è reduce da un fine inverno-inizio primavera eccezionali nel tour in Sudamerica e in Davis con la vittoria su Andy Murray a Napoli. E' subito evidente che non c'è gara in termini di tecnica e qualità di gioco, ma il diavolo di Fognini solo talvolta s'incarna nell'avversario. Siamo tutti lì che speriamo di non vederlo spuntare - il diavolo - sotto le sembianze di sfuriata con l'arbitro, insulti a qualche guardalinee, accidenti indirizzati all'angolo. Di tanto in tanto Fabio perde la concentrazione, ma quando decide di accelerare chiude sempre con disarmante facilità oppure costringe Beck all'errore. Il tedesco, peraltro, ci mette del suo sbagliando anche quando non è sotto pressione. A convincere sono soprattutto la frequenza dei vincenti, la velocità di gambe, l'efficacia del servizio. I primi due set (6-4 6-4) sarebbero durati non più di 25 minuti l'uno se solo Fabio non si fosse preso brevi pause di riposo giocato. Che non gli servono nel terzo set (6-1), sereno monologo in forma di utile training. Il nostro numero 1 convince e fa intravvedere la possibilità di un buon torneo, visto che al Roland Garros finora s'è espresso poco e male, con un solo quarto di finale nel 2011.
Usciti di scena ieri i veterani Francesca Schiavone (1980) e Potito Starace (1981) e Filippo Volandri (1981), che in tre non avevano racimolato un set, anche la seconda giornata azzurra in terra francese non è granché. Karin Knapp non oppone resistenza alla tedesca Mona Barthel (6-4 6-0 in un'ora e 7 minuti), Roberta Vinci cede 3-6 6-3 6-2 alla resistibile francese Pauline Parmentier, 28 anni, WTA 147 (la tarantina ha dovuto chiedere l'intervento medico all'inizio del terzo set), Paolo Lorenzi aveva poche chance contro uno dei giocatori più in forma, lo spagnolo Roberto Bautista Agut, ATP 28, e non le sfrutta nonostante la partita (6-3 7-5 6-2) sia lunga e combattuta. Ma due dei nostri migliori non deludono: come si conviene, insieme a Fognini passa con irrisoria facilità al turno successivo anche Flavia Pennetta, che ha battuto in un'ora 6-2 6-2 l'esperta austriaca Patricia Mayr-Achleitner. Stasera si festeggia. Con cautela, per cortesia.
Twitter @claudiogiua
Mail [email protected]