Tra le mail mi compare un'invettiva di tale RaNoleRo, pseudonimo forse ispirato da quello del film Ra. Go. Pa. G. del 1963, che lascio alla vostra curiosità scoprire cosa nascondesse. "Caro Giua - m'investe RaNoleRo - la smetta di occuparsi degli italiani in inutile trasferta parigina e ci dica cosa pensa dei giocatori che contano, che sono tre e basta!". Spaventato, obbedisco e vi dico le impressioni che m'hanno fatto i due migliori impegnati oggi nello Slam d'Oltralpe
All'una e mezza del quarto giorno, Novak Djokovic sbuca dal tunnel del Philippe Chatrier mentre tra le nubi spunta il sole, questo sconosciuto. Tutti a sfilarsi giacche e golf per prenderne un po' in anteprima, nella speranza che MeteoFrance c'azzecchi quando prevede cielo quasi sereno e temperature massime appena sotto i venti gradi da domani a domenica. Dal tunnel sbuca anche Jeremy Chardy, stessa età del serbo, da under 18 considerato un sicuro Top Ten. Poi le cose sono andate diversamente (ora è numero 42 del ranking ATP) ma il nazionalista pubblico francese lo ama lo stesso. Per Nole, arrivato a Parigi al massimo della forma, il match è poco più di un buon allenamento. Si limita al minimo sindacale, attento a non rischiare mai e a divertire comunque il pubblico, che preferisce avere dalla propria parte. Finisce 6-1 6-4 6-2 in un'ora e mezza. Giudizio: non riesco a immaginare chi possa fermare il numero 2 del mondo, che al momento è già di fatto il numero 1.
Il sole se n'è già andato quando alle due e mezza sul Suzanne Lenglen cominciano a palleggiare Roger Federer e l'argentino Diego Sebastian Schwartzman, 21 anni, spinto fin qui sull'onda del successo alle qualificazioni pur senza mai essere entrato nei primi 100 al mondo. Il Grande Svizzero, che non prende nessuno sottogamba, scopre in fretta che il match è di quelli veri. Nomen omen: se il piccoletto (170 centimetri) si chiama Diego come Maradona, qualche ragione ci deve pur essere. Frequentatore assiduo di Futures e Challenger, dotato di eccellente dritto e tocco senza eccessi né sbavature, Schwartzman ha un tennis fantasioso e coraggioso fatto di attacchi e scarti improvvisi e di angoli cercati con cocciutaggine. In più, sembra che nella vita non abbia fatto altro che giocare negli Slam e nei Masters, tant'è sicuro di sé. L'abbraccio e il sorriso di Roger al termine del match (6-3 6-4 6-4 in un'ora e 43 minuti) sono quasi un viatico per la scalata di Diego Sebastian alla classifica dei migliori. Giudizio: Roger sta cercando di conciliare la pace interiore con la fame di vittoria, mix di dubbia efficacia.
Tutt'altra storia in apertura di giornata sul campo numero 6, dove si consuma un piccolo dramma italico. Com'è che la numero 99 al mondo, Johanna Larsson, 26 anni, può mettere in difficoltà la numero 13 Flavia Pennetta, 32 anni? Può capitare solo se Flavia: 1. ha un problema muscolare alla coscia destra che le impedisce d'essere mobile e che la condizione psicologicamente; 2. s'innervosisce per l'errore di un giudice di linea e ci rimugina a lungo, come farebbe il suo compagno Fabio Fognini. Per quanto riguarda il secondo handicap, la vincitrice di Indian Wells ha dalla sua la maturità che declassa l'episodio, accaduto a metà del primo set, a irrilevante nel bilancio della partita. Per l'infortunio non può fare granché, se non imporsi di giocare quasi fosse cosa da poco. Ma oggi non le basta.
La partita ha un andamento lineare rispetto alle condizioni date, ossia di due giocatrici con risorse fisiche non equilibrate. Flavia riesce a prendersi con fatica il primo set (5-7 in 54 minuti) perché la sua avversaria picchia forte ma sbaglia molto. Nel secondo set, consapevole del crescente dolore alla coscia, la nostra numero 2 tenta l'allungo, va avanti per 0-3 ma poi si fa rimontare e superare dalla svedese, che via via acquista sicurezza. Il 6-4 che costringe Pennetta a sobbarcarsi il terzo set arriva dopo 45 minuti. L'ultimo scorcio di partita è un quasi monologo di Larsson, che lascia all'italiana due soli game in 29 minuti. Per il prossimo futuro Flavia deve solo sperare che le cure del dottor Parra - sicuramente interpellato - facciano il miracolo, altrimenti si profilano guai seri, tennisticamente parlando, in vista di Wimbledon. Per Johanna, che per la prima volta approda al terzo turno del Roland Garros (e di uno Slam) dopo aver raggiunto tre volte qui il secondo, il prossimo impegno potrebbe essere proibitivo: affronterà la rampantissima canadese Eugenie Bouchard, vent'anni, numero 16 del ranking WTA.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
All'una e mezza del quarto giorno, Novak Djokovic sbuca dal tunnel del Philippe Chatrier mentre tra le nubi spunta il sole, questo sconosciuto. Tutti a sfilarsi giacche e golf per prenderne un po' in anteprima, nella speranza che MeteoFrance c'azzecchi quando prevede cielo quasi sereno e temperature massime appena sotto i venti gradi da domani a domenica. Dal tunnel sbuca anche Jeremy Chardy, stessa età del serbo, da under 18 considerato un sicuro Top Ten. Poi le cose sono andate diversamente (ora è numero 42 del ranking ATP) ma il nazionalista pubblico francese lo ama lo stesso. Per Nole, arrivato a Parigi al massimo della forma, il match è poco più di un buon allenamento. Si limita al minimo sindacale, attento a non rischiare mai e a divertire comunque il pubblico, che preferisce avere dalla propria parte. Finisce 6-1 6-4 6-2 in un'ora e mezza. Giudizio: non riesco a immaginare chi possa fermare il numero 2 del mondo, che al momento è già di fatto il numero 1.
Il sole se n'è già andato quando alle due e mezza sul Suzanne Lenglen cominciano a palleggiare Roger Federer e l'argentino Diego Sebastian Schwartzman, 21 anni, spinto fin qui sull'onda del successo alle qualificazioni pur senza mai essere entrato nei primi 100 al mondo. Il Grande Svizzero, che non prende nessuno sottogamba, scopre in fretta che il match è di quelli veri. Nomen omen: se il piccoletto (170 centimetri) si chiama Diego come Maradona, qualche ragione ci deve pur essere. Frequentatore assiduo di Futures e Challenger, dotato di eccellente dritto e tocco senza eccessi né sbavature, Schwartzman ha un tennis fantasioso e coraggioso fatto di attacchi e scarti improvvisi e di angoli cercati con cocciutaggine. In più, sembra che nella vita non abbia fatto altro che giocare negli Slam e nei Masters, tant'è sicuro di sé. L'abbraccio e il sorriso di Roger al termine del match (6-3 6-4 6-4 in un'ora e 43 minuti) sono quasi un viatico per la scalata di Diego Sebastian alla classifica dei migliori. Giudizio: Roger sta cercando di conciliare la pace interiore con la fame di vittoria, mix di dubbia efficacia.
Tutt'altra storia in apertura di giornata sul campo numero 6, dove si consuma un piccolo dramma italico. Com'è che la numero 99 al mondo, Johanna Larsson, 26 anni, può mettere in difficoltà la numero 13 Flavia Pennetta, 32 anni? Può capitare solo se Flavia: 1. ha un problema muscolare alla coscia destra che le impedisce d'essere mobile e che la condizione psicologicamente; 2. s'innervosisce per l'errore di un giudice di linea e ci rimugina a lungo, come farebbe il suo compagno Fabio Fognini. Per quanto riguarda il secondo handicap, la vincitrice di Indian Wells ha dalla sua la maturità che declassa l'episodio, accaduto a metà del primo set, a irrilevante nel bilancio della partita. Per l'infortunio non può fare granché, se non imporsi di giocare quasi fosse cosa da poco. Ma oggi non le basta.
La partita ha un andamento lineare rispetto alle condizioni date, ossia di due giocatrici con risorse fisiche non equilibrate. Flavia riesce a prendersi con fatica il primo set (5-7 in 54 minuti) perché la sua avversaria picchia forte ma sbaglia molto. Nel secondo set, consapevole del crescente dolore alla coscia, la nostra numero 2 tenta l'allungo, va avanti per 0-3 ma poi si fa rimontare e superare dalla svedese, che via via acquista sicurezza. Il 6-4 che costringe Pennetta a sobbarcarsi il terzo set arriva dopo 45 minuti. L'ultimo scorcio di partita è un quasi monologo di Larsson, che lascia all'italiana due soli game in 29 minuti. Per il prossimo futuro Flavia deve solo sperare che le cure del dottor Parra - sicuramente interpellato - facciano il miracolo, altrimenti si profilano guai seri, tennisticamente parlando, in vista di Wimbledon. Per Johanna, che per la prima volta approda al terzo turno del Roland Garros (e di uno Slam) dopo aver raggiunto tre volte qui il secondo, il prossimo impegno potrebbe essere proibitivo: affronterà la rampantissima canadese Eugenie Bouchard, vent'anni, numero 16 del ranking WTA.
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