Chi fermerà l'Ernesto? Ci riuscirà in semifinale Novak Djokovic, che oggi ha fatto secco in tre set "Bombardier" Milos Raonic, oppure toccherà a Rafael Nadal o a Andy Murray, gli altri due più probabili semifinalisti, provarci domenica in finale? L'unico lettone di cui personalmente ricordo nome e cognome (ma è colpa della mia ignoranza), Ernests Gulbis, ha dato una lezione di tennis al più anelastico e coriaceo dei Top Ten, il ceco Tomas Berdych, che in 28 game non ha mai capito come contrastare la fantasia, la varietà di colpi e la potenza del servizio dell'avversario. Che è in fase di trance agonistica e potrebbe persino puntare al colpo grosso, come a livello di Slam nelle ultime nove stagioni è riuscito - oltre a Federer, Nadal, Djokovic e Murray, pluricampioni - solo a Juan Martin Del Potro (2009 UsOpen) e Stanislas Wawrinka (2013 Australian Open).
Il match (6-3 6-2 6-4) è stato uno sfoggio di superiorità fisica e, in questo momento, tecnica di Gulbis, che tuttavia il pubblico del Suzanne Lenglen ha faticato a sostenere con calore. Il lettone ha un atteggiamento in campo che uno psicologo classificherebbe come "anaffettivo". Seppure oggi in condizione di palese inferiorità, e quindi bisognoso di tifo, Berdych ha patito lo stesso grande freddo. Il campione ceco riesce a malapena a entusiasmare o a intenerire parenti e amici di Ostrava, figuriamoci i francesi, che avranno pure come antenati tanti Asterix e Obelix ma che appena possono corrono a far festa sul Mediterraneo.
Djokovic ha giocato una partita adeguata alle qualità balistiche dell'avversario, che va contenuto negli esplosivi game di servizio e contrastato con intelligenza tattica negli altri. Solo nel secondo set il molto probabile numero 1 ATP di fine torneo ha rischiato qualcosa nel tie break, mentre nel primo aveva ottenuto il break decisivo quand'era avanti per 6-5. Il terzo set, finito 6-4, non s'è discostato dalla trama portante del match, tutta sul filo del servizio. La mia impressione è che Raonic difficilmente riuscirà a imporsi in uno Slam se non uscirà dalla totale dipendenza dal suo colpo migliore.
L'altra metà del cielo. Loro non lo sanno, ma le australiane Casey Dell'Acqua e Ashleigh Barty potrebbero chiedere a Sara Errani il giusto compenso per averle consentito la tranquilla e riposante sessione d'allenamento di cui aveva bisogno dopo la tensione dell'ottavo di finale di ieri contro Jelena Jankovic e prima del quarto di domani contro Andrea Petkovic. Con una scelta di chiave nazionalista - molto in voga oggidì nella Francia lepenista - ho preferito la replica con la supercoppia Errani-Vinci sul campo numero 1 alle anteprime sul Philippe Chatrier e sul Suzanne Lenglen del film tennistico del prossimo decennio, protagoniste le giovanissime (e molto belle) Muguruza e Bouchard nei primi due quarti di finale del singolare.
A dirla tutta, ho deciso di seguire il quarto di finale del doppio dopo un tweet di ieri di @AleScalam. Eccolo: "Con il tennis dispendioso che gioca Sara, insistere nel doppio non rischia di diventare controproducente (rispetto all'importanza del singolare ndr)?". Avendogli risposto "Credo di sì, ma il doppio è servito a Sara per crescere e diventare efficace sotto rete. E anche a guadagnare parecchio", ho voluto verificare che la mia teoria - condivisa da Claudia Fusani, che di tennis ne capisce più di me - fosse corretta. La risposta è sì: Errani e Vinci si divertono un sacco a giocare in coppia, nei loro successi (hanno vinto quattro Slam dal 2012 ad oggi) il fattore "piacere agonistico condiviso" è determinante. Oggi con le australiane hanno giocato a memoria, riproponendo i migliori schemi che vedono entrambe saper sempre cosa fare sia quando attaccano sia nell'impostazione o nella difesa da fondo campo. Non hanno lasciato una sola chance alle avversarie, che non sono delle sprovvedute (Barty, 18 anni compiuti da poco, tra le migliori della sua generazione; Dell'Acqua, 29 anni, presenza costante tra le prime 50 al mondo; insieme finaliste nel 2013 agli Australian Open), le hanno quasi sempre anticipate grazie all'affiatamento e al coordinamento che permette loro di prevedere una frazione di secondo prima cosa sta per accadere. Hanno prevalso in tutti i fondamentali fuorché nella velocità di servizio, punto debole sia di Roberta sia di Sara: un dettaglio che solo nel terzo game del secondo set s'è rivelato importante. Il risultato finale (6-0 6-1 in 47 minuti) è arrivato così rapidamente da darmi il tempo di vedere il terzo set sul Chatrier tra Eugenie "Genie" Bouchard, classe 1994, e la spagnola Carla Suarez Navarro, 25 anni, attualmente numero 1 spagnola e 15 al mondo, fino a oggi un gradino sopra la canadese nel ranking WTA. Match incerto che Genie s'è presa grazie alla maggiore determinazione quando, sotto 1-4 dopo aver vinto il primo set al tie break e perso nettamente (2-6) il secondo, ha saputo pareggiare una prima volta i conti grazie a dodici punti consecutivi e una seconda con un altro perentorio game di servizio che ha annichilito la spagnola, incapace di reagire. Il 7-5 porta dritta dritta Bouchard alla seconda semifinale consecutiva in uno Slam, dopo quella a Melbourne persa contro Na Li: affronterà giovedì Maria Sharapova, che ha faticato (1-6 7-5 6-1) a contenere l'altra new entry del grande tennis, Garbine Muguruza Blanco. La spagnola di madre venezuelana ha vent'anni e un'ambizione così grande da andare a rispondere sul 5-4 nel secondo set convinta di poter passare lei il turno. Ma Maria è ormai una vecchia volpe, che sa come evitare le tagliole. Facile prevedere che in futuro il tennis femminile parlerà più francese e più spagnolo, anche se imparati dall'altra parte dell'Atlantico.
Twitter @claudiogiua
Il match (6-3 6-2 6-4) è stato uno sfoggio di superiorità fisica e, in questo momento, tecnica di Gulbis, che tuttavia il pubblico del Suzanne Lenglen ha faticato a sostenere con calore. Il lettone ha un atteggiamento in campo che uno psicologo classificherebbe come "anaffettivo". Seppure oggi in condizione di palese inferiorità, e quindi bisognoso di tifo, Berdych ha patito lo stesso grande freddo. Il campione ceco riesce a malapena a entusiasmare o a intenerire parenti e amici di Ostrava, figuriamoci i francesi, che avranno pure come antenati tanti Asterix e Obelix ma che appena possono corrono a far festa sul Mediterraneo.
Djokovic ha giocato una partita adeguata alle qualità balistiche dell'avversario, che va contenuto negli esplosivi game di servizio e contrastato con intelligenza tattica negli altri. Solo nel secondo set il molto probabile numero 1 ATP di fine torneo ha rischiato qualcosa nel tie break, mentre nel primo aveva ottenuto il break decisivo quand'era avanti per 6-5. Il terzo set, finito 6-4, non s'è discostato dalla trama portante del match, tutta sul filo del servizio. La mia impressione è che Raonic difficilmente riuscirà a imporsi in uno Slam se non uscirà dalla totale dipendenza dal suo colpo migliore.
L'altra metà del cielo. Loro non lo sanno, ma le australiane Casey Dell'Acqua e Ashleigh Barty potrebbero chiedere a Sara Errani il giusto compenso per averle consentito la tranquilla e riposante sessione d'allenamento di cui aveva bisogno dopo la tensione dell'ottavo di finale di ieri contro Jelena Jankovic e prima del quarto di domani contro Andrea Petkovic. Con una scelta di chiave nazionalista - molto in voga oggidì nella Francia lepenista - ho preferito la replica con la supercoppia Errani-Vinci sul campo numero 1 alle anteprime sul Philippe Chatrier e sul Suzanne Lenglen del film tennistico del prossimo decennio, protagoniste le giovanissime (e molto belle) Muguruza e Bouchard nei primi due quarti di finale del singolare.
A dirla tutta, ho deciso di seguire il quarto di finale del doppio dopo un tweet di ieri di @AleScalam. Eccolo: "Con il tennis dispendioso che gioca Sara, insistere nel doppio non rischia di diventare controproducente (rispetto all'importanza del singolare ndr)?". Avendogli risposto "Credo di sì, ma il doppio è servito a Sara per crescere e diventare efficace sotto rete. E anche a guadagnare parecchio", ho voluto verificare che la mia teoria - condivisa da Claudia Fusani, che di tennis ne capisce più di me - fosse corretta. La risposta è sì: Errani e Vinci si divertono un sacco a giocare in coppia, nei loro successi (hanno vinto quattro Slam dal 2012 ad oggi) il fattore "piacere agonistico condiviso" è determinante. Oggi con le australiane hanno giocato a memoria, riproponendo i migliori schemi che vedono entrambe saper sempre cosa fare sia quando attaccano sia nell'impostazione o nella difesa da fondo campo. Non hanno lasciato una sola chance alle avversarie, che non sono delle sprovvedute (Barty, 18 anni compiuti da poco, tra le migliori della sua generazione; Dell'Acqua, 29 anni, presenza costante tra le prime 50 al mondo; insieme finaliste nel 2013 agli Australian Open), le hanno quasi sempre anticipate grazie all'affiatamento e al coordinamento che permette loro di prevedere una frazione di secondo prima cosa sta per accadere. Hanno prevalso in tutti i fondamentali fuorché nella velocità di servizio, punto debole sia di Roberta sia di Sara: un dettaglio che solo nel terzo game del secondo set s'è rivelato importante. Il risultato finale (6-0 6-1 in 47 minuti) è arrivato così rapidamente da darmi il tempo di vedere il terzo set sul Chatrier tra Eugenie "Genie" Bouchard, classe 1994, e la spagnola Carla Suarez Navarro, 25 anni, attualmente numero 1 spagnola e 15 al mondo, fino a oggi un gradino sopra la canadese nel ranking WTA. Match incerto che Genie s'è presa grazie alla maggiore determinazione quando, sotto 1-4 dopo aver vinto il primo set al tie break e perso nettamente (2-6) il secondo, ha saputo pareggiare una prima volta i conti grazie a dodici punti consecutivi e una seconda con un altro perentorio game di servizio che ha annichilito la spagnola, incapace di reagire. Il 7-5 porta dritta dritta Bouchard alla seconda semifinale consecutiva in uno Slam, dopo quella a Melbourne persa contro Na Li: affronterà giovedì Maria Sharapova, che ha faticato (1-6 7-5 6-1) a contenere l'altra new entry del grande tennis, Garbine Muguruza Blanco. La spagnola di madre venezuelana ha vent'anni e un'ambizione così grande da andare a rispondere sul 5-4 nel secondo set convinta di poter passare lei il turno. Ma Maria è ormai una vecchia volpe, che sa come evitare le tagliole. Facile prevedere che in futuro il tennis femminile parlerà più francese e più spagnolo, anche se imparati dall'altra parte dell'Atlantico.
Twitter @claudiogiua