Secondo la più popolare app meteo americana "in June, Paris has a lot less rainfall than Naples". Una sesquipedale stupidaggine confermata dalla pioggia battente sul Roland Garros che ha impedito oggi di far scendere in campo alle 14 i quarti di finale femminili, come invece il programma prevedeva. Quando alle 17 precise il match tra Sara Errani e Andrea Petkovic è finalmente cominciato sul Philippe Chatrier, a condizionare il gioco della nostra numero 1 è stato il vento che intanto aveva spazzato via le nuvole nere. Per citare una volta di più David Forster Wallace, il vento è uno degli incubi ricorrenti dei tennisti perché "imprime delle traiettorie curve alle linee e trasforma il gioco in uno spazio a tre dimensioni" (pagina 15 di "Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più", Minimum Fax, 12,50 euro). Cresciuta in Romagna, dove le giornate ventose sono una rarità, Sara è forse geneticamente meno attrezzata per il maltempo di quanto lo sia Andrea, che è una serba di Bosnia arrivata nella primavera del 1988, ancora in fasce, in Germania: posti dove s'innervosiscono se gli capita una giornata di calma piatta. O forse l'acculturata serbo-tedesca - studia filosofia, pare voglia fare politica - ha semplicemente letto con grande attenzione DFW, il suo scrittore preferito, e dunque sa "apprezzare il devastante effetto di una brezza intermittente e turbinante a 15-30 miglia all'ora" (ibidem, pagina 17)
La combinazione delle folate improvvise con l'impossibilita di piazzare palle corte è stata uno degli handicap che hanno limitato l'efficienza di Errani. Onestamente, però, i suoi maggiori problemi oggi sono apparsi altri, e prescindono dalle condizioni meteo. Il più evidente è conseguenza diretta del suo servizio inoffensivo, troppo debole e prevedibile se dall'altra parte c'è una giocatrice potente e altra (180 centimetri) come la numero 27 al mondo. Un altro problema è atletico-tattico: Sara ha consentito all'avversaria di stare costantemente sulla linea di fondo o addirittura dentro il campo mentre lei s'è autoconfinata un metro fuori. Da lì, Petkovic ha chiuso punti a decine con incrociati molto stretti e lungolinea violenti, irraggiungibili per la numero 11 WTA, meno mobile del solito. Insomma, una partita sempre controvento, della quale l'italiana non ha mai dato l'impressione di poter prendere il controllo.
L'avventura parigina di Sara s'è fermata alla soglia della semifinale, raggiunta l'anno scorso e nel 2012, quando addirittura andò in finale. Il 2-6 2-6 in un'ora e 3 minuti fa però male. Molto male. Peraltro, è lo stesso punteggio negativo che sul Suzanne Lenglen ha messo fuori torneo Svetlana Kuznetsova, 2 WTA nel 2007, dominata dalla sempre più convincente rumena Simona Halep. Gli accessi alla finale saranno decisi domani dai match Sharapova vs. Bouchard e Halep vs. Petkovic. Per il titolo azzardo una sfida russo-rumena.
Archiviate le vittorie ieri di Djokovic su Raonic e di Gulbis su Berdych, i due ultimi quarti maschili hanno preso il via ben dopo le 18, in apparenza destinati a sicura sospensione per sopravvenuta oscurità, a meno del disbrigo delle pratiche in tre set da parte dei favoriti, Andy Murray e Rafael Nadal. Prospettiva poco gradita dal numero 7 ATP che, partito in sordina nel torneo parigino, è andato via via acquistando sicurezza. Importante, per lui, una sosta prolungata prima della semifinale. Gael Monfils, suo contendente sul campo principale, il Chatrier, sembrava intenzionato a rendergli facile la vita, accontentandosi di essere l'unico francese arrivato tanto avanti nel torneo. Persi i primi due set per 4-6 1-6, il numero 28 ATP nel terzo ha avuto tre chance di andare al quarto e alla fine c'è riuscito ottenendo il break sul 5-4. Improvvisamente il vento (quello metaforico del match) ha cambiato direzione. Murray, che aveva già fatto cenno di avere un problema alla coscia destra, s'è perso d'animo e s'è trovato sotto per 1-6 in mezz'ora. Con il campo ormai al buio, però, nuovo giro di vento e velocissimo quinto set, chiuso sul 6-0 in 24 minuti dal miglior tennista britannico dagli anni trenta in poi.
Intanto sul Lenglen è tornata in scena - dopo la temporanea sospensione al Masters 1000 di Montecarlo - la commedia Nadal vs. Ferrer, la più replicata del circuito maschile, quasi una versione tennistica di "Mousetrap" di Agatha Christie. Il mancato eroe del giorno è stato David Ferrer, 21 volte sconfitto (contro 7 vittorie in undici stagioni), capace di prendersi il primo set con un 6-4 in 49 minuti ma poi messo in riga dal padrone del tennis iberico. Il valenciano ha combattuto con la solita grinta il secondo set perso 4-6 e poi ha tirato i remi in barca, lasciando che il vento e Rafa facessero i loro mestieri, con un uno-due pugilistico (0-6 1-6) più che eloquente. Un problema ricorrente su cui lavorerà nelle prossime 48 ore l'otto volte campione del Roland Garros sarà la carburazione. Più volte negli ultimi tempi gli è successo di non entrare in partita per un'ora: in semifinale, non potrà concedere a Murray un vantaggio così cospicuo.
Twitter@claudiogiua
La combinazione delle folate improvvise con l'impossibilita di piazzare palle corte è stata uno degli handicap che hanno limitato l'efficienza di Errani. Onestamente, però, i suoi maggiori problemi oggi sono apparsi altri, e prescindono dalle condizioni meteo. Il più evidente è conseguenza diretta del suo servizio inoffensivo, troppo debole e prevedibile se dall'altra parte c'è una giocatrice potente e altra (180 centimetri) come la numero 27 al mondo. Un altro problema è atletico-tattico: Sara ha consentito all'avversaria di stare costantemente sulla linea di fondo o addirittura dentro il campo mentre lei s'è autoconfinata un metro fuori. Da lì, Petkovic ha chiuso punti a decine con incrociati molto stretti e lungolinea violenti, irraggiungibili per la numero 11 WTA, meno mobile del solito. Insomma, una partita sempre controvento, della quale l'italiana non ha mai dato l'impressione di poter prendere il controllo.
L'avventura parigina di Sara s'è fermata alla soglia della semifinale, raggiunta l'anno scorso e nel 2012, quando addirittura andò in finale. Il 2-6 2-6 in un'ora e 3 minuti fa però male. Molto male. Peraltro, è lo stesso punteggio negativo che sul Suzanne Lenglen ha messo fuori torneo Svetlana Kuznetsova, 2 WTA nel 2007, dominata dalla sempre più convincente rumena Simona Halep. Gli accessi alla finale saranno decisi domani dai match Sharapova vs. Bouchard e Halep vs. Petkovic. Per il titolo azzardo una sfida russo-rumena.
Archiviate le vittorie ieri di Djokovic su Raonic e di Gulbis su Berdych, i due ultimi quarti maschili hanno preso il via ben dopo le 18, in apparenza destinati a sicura sospensione per sopravvenuta oscurità, a meno del disbrigo delle pratiche in tre set da parte dei favoriti, Andy Murray e Rafael Nadal. Prospettiva poco gradita dal numero 7 ATP che, partito in sordina nel torneo parigino, è andato via via acquistando sicurezza. Importante, per lui, una sosta prolungata prima della semifinale. Gael Monfils, suo contendente sul campo principale, il Chatrier, sembrava intenzionato a rendergli facile la vita, accontentandosi di essere l'unico francese arrivato tanto avanti nel torneo. Persi i primi due set per 4-6 1-6, il numero 28 ATP nel terzo ha avuto tre chance di andare al quarto e alla fine c'è riuscito ottenendo il break sul 5-4. Improvvisamente il vento (quello metaforico del match) ha cambiato direzione. Murray, che aveva già fatto cenno di avere un problema alla coscia destra, s'è perso d'animo e s'è trovato sotto per 1-6 in mezz'ora. Con il campo ormai al buio, però, nuovo giro di vento e velocissimo quinto set, chiuso sul 6-0 in 24 minuti dal miglior tennista britannico dagli anni trenta in poi.
Intanto sul Lenglen è tornata in scena - dopo la temporanea sospensione al Masters 1000 di Montecarlo - la commedia Nadal vs. Ferrer, la più replicata del circuito maschile, quasi una versione tennistica di "Mousetrap" di Agatha Christie. Il mancato eroe del giorno è stato David Ferrer, 21 volte sconfitto (contro 7 vittorie in undici stagioni), capace di prendersi il primo set con un 6-4 in 49 minuti ma poi messo in riga dal padrone del tennis iberico. Il valenciano ha combattuto con la solita grinta il secondo set perso 4-6 e poi ha tirato i remi in barca, lasciando che il vento e Rafa facessero i loro mestieri, con un uno-due pugilistico (0-6 1-6) più che eloquente. Un problema ricorrente su cui lavorerà nelle prossime 48 ore l'otto volte campione del Roland Garros sarà la carburazione. Più volte negli ultimi tempi gli è successo di non entrare in partita per un'ora: in semifinale, non potrà concedere a Murray un vantaggio così cospicuo.
Twitter@claudiogiua