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Nell'eterno duello dei FabTwo
a Parigi vale sempre legge di Rafa

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"Non lo so, è il solito match, uguale agli altri 41", mi risponde l'amico seduto qui accanto quando gli chiedo come immagina finirà la finale del Roland Garros 2014. Sì, normale che non lo sappia dopo che Novak Djokovic s'è preso il primo set per 6-3 e Rafael Nadal il secondo per 7-5 in un'ora e tre quarti di gioco. Quella che non mi piace è la smorfia con cui pronuncia "uguale agli altri 41". Ma forse era la stessa che aveva stampata in viso la quarantaduesima volta che fece l'amore con la moglie, quasi a dirle: cara, è sempre la stessa roba.

Invece no. Si può sostenere che il tennis potente e fisico dei primi due del ranking ATP non è variato e divertente come quello dei loro zii americani, svedesi, tedeschi di trent'anni fa, per non dire dei nonni australiani. O sentenziare che la sofisticazione dei materiali rende marginali abilità tecnico-manuali un tempo decisive. Tutto vero. Ma lo spettacolo offerto da ogni Nadal vs. Djokovic resta di altissima qualità. Il loro duello sta al tennis di questo millennio come Sampras vs. Agassi stava a quello negli anni Novanta, e prima ancora Becker vs. Edberg o McEnroe vs. Connors. Confronti prolungati per lustri che hanno segnato un'epoca e sono diventati "classici".

L'attuale stato dell'arte del Grande Tennis farà anzi di Nadal vs. Djokovic il "superclassico": hanno rispettivamente 28 e 27 anni, dunque li ritroveremo in chissà quante altre finali, considerando il declino di Roger Federer, i problemi fisici e di carattere che stanno affliggendo Andy Murray, le difficoltà di Stan Wawrinka e David Ferrer a confermarsi protagonisti assoluti e dei giovani Raonic, Dimitrov etc. ad assumersi le responsabilità da aspiranti leader. Già oggi, peraltro, è loro il record dei testa-a-testa nell'era Open. La prima volta fu al Roland Garros il 29 maggio 2006, quarto di finale con il serbo che si ritirò dopo aver lasciato i primi due set. Con la vittoria di oggi, Rafa distacca Nole con 23 successi contro 19. Nelle finali, però, Djokovic continua a condurre per 12 vittorie contro 10, con un vantaggio significativo sull'hard: 7 a 3. Ovviamente, Nadal conduce (6 a 4) nelle finali sulla terra rossa, tra cui quelle al Roland Garros, entrambe in quattro set, nel 2012 e oggi.

Il duello si combatterà ancora a lungo anche a livello di ranking ATP. Il numero complessivo di settimane al numero 1 della classifica mondiale è di 138 per lo spagnolo e 101 per il serbo. Contrariamente a quanto avevo calcolato e scritto, con il nono trionfo a Parigi Nadal resta numero 1 nonostante, arrivando in finale, Djokovic sia ormai a un'incollatura da lui, con 12330 contro 12500.

Chi ha visto tre settimane fa la finale vinta da Nole a Roma non può non stupirsi della sicurezza ritrovata nel frattempo da Nadal, che ha condotto le danze senza alcuna pausa nel terzo set (6-2 in 50 minuti) e con un solo momento di incertezza nel quarto set (6-4 in 57 minuti). Una sicurezza che era andata via via evidenziandosi nel corso del torneo, fino ai convincenti quarto con David Ferrer e semifinale con Andy Murray. Al contrario, Djokovic m'è sembrato oggi poco fiducioso nelle proprie capacità e curiosamente assente - non è da lui! - in alcuni momenti chiave, come alla fine nel secondo set e nel doppio fallo che ha dato la vittoria a Rafa. Che al Roland Garros ha giocato 67 volte vincendo 66, riuscendo a evitare il quarto set in 50 match e arrivando al quinto solo due volte, compresa  la semifinale dello scorso anno con Djokovic. Più che re di Parigi, Nadal ne è l'imperatore. Napoleone si sta già rivoltando, inquieto, nella tomba.
Twitter @claudiogiua