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Nel biglietto per i match di Fabio
è compreso il bonus-sceneggiata

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Avevo osservato a lungo le espressioni di Corrado Barazzutti e Sergio Palmieri, approdati per tempo con le migliori intenzioni sul campo numero 18 di Wimbledon. Placidi e sorridenti, volevano gustarsi in santa pace l'annunciato successo pieno di Fabio Fognini contro il numero 144 al mondo. Macché, poveracci. All'inizio avevo visto stupore: com'era possibile, si chiedevano, che il meno dotato dei Kuznetsov - Alex, nessuna parentela con Svetlana o Andrey, nato a Kiev nel 1987, immigrato negli USA con i genitori nel 1990, cresciuto a Philadelphia, svezzato tennisticamente in Florida, un "Kuznesow who?" persino oltreatlantico - potesse mettere in serissime difficoltà il nostro numero 1? Dopo il 2-6 subito in 23 minuti, avevo visto salire l'indignazione sui volti del commissario azzurro e del direttore degli Internazionali: il ragazzo di Arma di Taggia stava fornendo una performance indegna, inferiore per qualità tecnica e atteggiamento in campo persino a quelle, insensate, della seconda parte della stagione sulla terra. Soprattutto a Roma e Parigi. Per l'umiliante 1-6 del secondo set, comprensivo di un'intemerata punita con un warning, erano bastati 25 minuti di non-gioco. Avevo temuto che i due esperti tecnici azzurri traslocassero sul campo 16, dove Sara Errani stava per affrontare la ostica giovane francese Caroline Garcia (partita sospesa sul 6-2 6-7).

Avrebbero fatto bene. Dopo aver finalmente trovato un po' di serenità e recuperato senza sforzo lo svantaggio di due set (6-4 6-1 in 69 minuti complessivi), sul 2 pari nel quinto Fabio s'era esibito nel suo numero migliore, che nessuno del circuito esegue meglio di lui: la prolungata discussione con arbitri e, indirettamente, con il pubblico. Di cosa, è assolutamente irrilevante. M'immagino che all'inizio di ogni torneo l'ATP e i responsabili delle gare organizzino una riunione similmassonica dedicata al tema "Come reagire quando Fognini inscenerà una delle sue sceneggiate autolesionistiche?", nel corso della quale succede sempre che qualcuno proponga la cacciata dal campo. Forse sbaglio e romanzo troppo prassi di routine. Comunque, Palmieri custodisce bene questi segreti.

Nulla di nuovo a Wimbledon, se non che rispetto a recenti situazioni analoghe che vanno facendosi più frequenti, stavolta Fabio aveva di fronte un onesto lavoratore della racchetta, dotato di un buon servizio e di un discreto diritto, che s'era conquistato un posticino nel tabellone principale solo grazie a tre favorevoli turni di qualificazione. Mica un potente ex top ten come Jo-Wilfried Tsonga o un solido macinatore di gioco come Lukas Rosol. Nonostante ogni irragionevole sforzo di buttare in Tamigi il proprio talento, alla fine Fabio ce l'aveva fatta (9-7 in 72 minuti). Spero solo che, a cena o più tardi, Flavia Pennetta - netto il 6-2 6-3 da lei rifilato alla slovacca Jana Cepelova - gli dica quattro parole: perché, caro, fai così?

Andreas Seppi è già fuori dallo Slam londinese nonostante abbia avuto la possibilità di chiudere il match con Leonardo Mayer nel tie break del quarto set (6-3 2-6 4-6 7-6 6-4). Peccato, l'argentino numero 64 del ranking ATP era assolutamente alla portata del sudtirolese.

Twitter @claudiogiua