Novak Djokovic contro Radek Stepanek nella Centre Court: quanti duelli assicurano altrettanto spettacolo tennistico? Avendo saltato tutti i match del Day 2 all'All England Lawn Tennis and Croquet Club perché le scadenze del mio mutuo hanno la precedenza su quelle della passione (se vi frulla per la testa che il vostro futuro sia il giornalismo, scrivetemi ché vi spiego due o tre cosette), per il Day 3 ho fatto con congruo anticipo scelte precise: i due match dei fidanzati numeri 1 d'Italia e, appunto, quello tra il serbo e il ceco.
Precedenza a quest'ultimo, il dodicesimo confronto in nove anni. E, lo dico subito, il più appassionante di questa edizione degli Championships. Il bilancio dei testa-a-testa parla, dopo oggi, chiaro: una vittoria di Radek, undici di Novak, sette set incamerati contro ventinove. Eppure il ceco ha confermato tutti i motivi per cui è tra i giocatori più ammirati del circuito.
Fuori per infortunio Tommy Haas, Radek - 36 anni a fine novembre - è il decano di Wimbledon. In singolare ha avuto un boom tardivo, dai 26 anni in poi, con cinque titoli ATP e i punti decisivi nelle ultime due finali di Davis, nel 2012 contro la Spagna, l'anno scorso contro la Serbia. A Roma nel 2008 stupì il pubblico del Centrale eliminando in due set nei quarti Roger Federer, allora numero 1 al mondo. È stato ed è un eccezionale doppista, con 17 titoli nel curriculum, tra cui due Slam, Melbourne 2012 e Flushing Meadows 2013. E poi è davvero simpatico fuori dal campo, con conseguenti danni collaterali per alcune famose colleghe: è stato fidanzato con Martina Hingis e Petra Kvitova, quest'ultima puntualmente lasciata in primavera, e sposato con Nicole Vaidisova.
In fatto di relazioni personalissime, anche Novak Djokovic è alla vigilia del passo decisivo (il serbo è sentimentalmente meno volubile del ceco) perché il 9 luglio, tre giorni dopo la finale londinese, sposerà Jelena Ristic, incinta del loro primo figlio. Per il matrimonio ha scelto uno dei luoghi più affascinanti della costa adriatica, la penisola di Sveti Stefan, pochi chilometri a sud di Budva. Una sorta di villaggio-fortino molto esclusivo, un po' simbolo della grandeur nazionalista serba, ben frequentato già negli anni Sessanta: vi si rifugiarono - in buona compagnia - Kirk Douglas, Sidney Poitier, Andre Malraux, Doris Day, Geraldine Chaplin, la principessa Margaret d'Inghilterra, l'ex re Umberto II. A festeggiare re Nole I non mancheranno i nobili serbi Viktor Troicki, Janko Tipsarevic, Ana Ivanovic, Jelena Jankovic e Nenad Zimonjic. Divago troppo, lo so.
La partita ha mandato in visibilio il pubblico della Centre Court. Nole ha tenuto saldo il timone nel primo e nel secondo set (6-4 6-3) poi ha dovuto subire il travolgente ritorno di Radek, davvero eccezionale per resistenza, visione di gioco, voglia di farsi valere. S'è preso il terzo set al tie break e ha giocato in rimonta anche il tie break del quarto, lasciandolo al numero uno del seed solo per colpa di un nastro che ha fermato la volée e di un incrociato di Nole dentro per millimetri.
Fabio & Flavia. Dopo essere stato investito lunedì sulla via di Twitter da un Tir di critiche per aver osato scrivere che nel costo del biglietto per ogni match di Fabio Fognini è compreso il bonus-sceneggiata, non posso sottrarmi dal segnalare di passaggio il marginale episodio all'inizio del terzo set di oggi: protesta moderata per una chiamata in ritardo. Il fatto è che appena sentono salire la pressione fogniniana, arbitro e supervisor intervengono in automatico. Niente di clamoroso, tuttavia.
Anche il match con il tedesco Tim Puetz, come Fabio classe 1987, mai entrato tra i Top 200 ATP (adesso è 218), migliori risultati in carriera i secondi turni a Parigi il mese scorso e a Wimbledon oggi, è stato tormentato, meno che con l'americano Alex Kuznetsov lunedì ma abbastanza per vedere Fabio soccombere per 2-6 nel primo set, controllare con difficoltà l'avversario (6-4) nel secondo, rischiare forte nel terzo (7-6) e filare via tranquillo nel quarto (6-3). Il tutto in due ore e 39 minuti complessivi. Da raccontare c'è soprattutto il tie break del terzo set, cominciato con un doppio fallo e proseguito senza grinta fino allo 0-4, quando Puetz ha infilato quattro errori e poi un ace e un vincente. Solo allora per il numero 18 al mondo è suonata la sveglia: ha annullato i due set point a sfavore e ha chiuso di slancio (8-6).
Per la seconda volta in carriera il ligure arriva al terzo turno degli Championships. Il suo torneo potrebbe partire da qui, dal match tutt'altro che chiuso - sulla carta - contro Kevin Anderson, sudafricano, che sta giocando la sua migliore stagione da professionista, che ama le superfici veloci ma che patirà il gioco fantasioso dell'azzurro. Due i precedenti, equamente spartiti, ma con sconfitta di Fabio sull'erba di Queen's nel 2009.
Ho potuto seguire solo il secondo set del match tra Pennetta e Lauren Davis, vent'anni e 157 centimetri di energia. Il primo l'aveva perso 4-6 dopo, mi dicono, una lotta estenuante. Ho visto la brindisina esprimere dell'eccellente tennis, ma l'orda delle Around 20 sta via via sfornando future Top Ten - come Bouchard, Barthel, Muguruza - sempre più spesso ostacoli ad alto rischio per le Over 30.
L'unico appunto che mi sento di fare a Flavia è di aver talvolta smarrito la misura del campo, mandando lunghe palle per lei normalmente controllabili. La ragazza di Cleveland - sorprendente per visione di gioco - non ha mai avuto cedimenti, rispondendo punto su punto agli attacchi di Flavia e piazzando spesso colpi profondi e angolati. Inevitabile la roulette - come su diceva un tempo per i rigori - del tie break. Che ha visto la numero 1 azzurra cedere. Peccato, perché perfino i suoi dati statistici di fine partita risultano migliori di quelli dell'americanina.
Twitter @claudiogiua
Precedenza a quest'ultimo, il dodicesimo confronto in nove anni. E, lo dico subito, il più appassionante di questa edizione degli Championships. Il bilancio dei testa-a-testa parla, dopo oggi, chiaro: una vittoria di Radek, undici di Novak, sette set incamerati contro ventinove. Eppure il ceco ha confermato tutti i motivi per cui è tra i giocatori più ammirati del circuito.
Fuori per infortunio Tommy Haas, Radek - 36 anni a fine novembre - è il decano di Wimbledon. In singolare ha avuto un boom tardivo, dai 26 anni in poi, con cinque titoli ATP e i punti decisivi nelle ultime due finali di Davis, nel 2012 contro la Spagna, l'anno scorso contro la Serbia. A Roma nel 2008 stupì il pubblico del Centrale eliminando in due set nei quarti Roger Federer, allora numero 1 al mondo. È stato ed è un eccezionale doppista, con 17 titoli nel curriculum, tra cui due Slam, Melbourne 2012 e Flushing Meadows 2013. E poi è davvero simpatico fuori dal campo, con conseguenti danni collaterali per alcune famose colleghe: è stato fidanzato con Martina Hingis e Petra Kvitova, quest'ultima puntualmente lasciata in primavera, e sposato con Nicole Vaidisova.
In fatto di relazioni personalissime, anche Novak Djokovic è alla vigilia del passo decisivo (il serbo è sentimentalmente meno volubile del ceco) perché il 9 luglio, tre giorni dopo la finale londinese, sposerà Jelena Ristic, incinta del loro primo figlio. Per il matrimonio ha scelto uno dei luoghi più affascinanti della costa adriatica, la penisola di Sveti Stefan, pochi chilometri a sud di Budva. Una sorta di villaggio-fortino molto esclusivo, un po' simbolo della grandeur nazionalista serba, ben frequentato già negli anni Sessanta: vi si rifugiarono - in buona compagnia - Kirk Douglas, Sidney Poitier, Andre Malraux, Doris Day, Geraldine Chaplin, la principessa Margaret d'Inghilterra, l'ex re Umberto II. A festeggiare re Nole I non mancheranno i nobili serbi Viktor Troicki, Janko Tipsarevic, Ana Ivanovic, Jelena Jankovic e Nenad Zimonjic. Divago troppo, lo so.
La partita ha mandato in visibilio il pubblico della Centre Court. Nole ha tenuto saldo il timone nel primo e nel secondo set (6-4 6-3) poi ha dovuto subire il travolgente ritorno di Radek, davvero eccezionale per resistenza, visione di gioco, voglia di farsi valere. S'è preso il terzo set al tie break e ha giocato in rimonta anche il tie break del quarto, lasciandolo al numero uno del seed solo per colpa di un nastro che ha fermato la volée e di un incrociato di Nole dentro per millimetri.
Fabio & Flavia. Dopo essere stato investito lunedì sulla via di Twitter da un Tir di critiche per aver osato scrivere che nel costo del biglietto per ogni match di Fabio Fognini è compreso il bonus-sceneggiata, non posso sottrarmi dal segnalare di passaggio il marginale episodio all'inizio del terzo set di oggi: protesta moderata per una chiamata in ritardo. Il fatto è che appena sentono salire la pressione fogniniana, arbitro e supervisor intervengono in automatico. Niente di clamoroso, tuttavia.
Anche il match con il tedesco Tim Puetz, come Fabio classe 1987, mai entrato tra i Top 200 ATP (adesso è 218), migliori risultati in carriera i secondi turni a Parigi il mese scorso e a Wimbledon oggi, è stato tormentato, meno che con l'americano Alex Kuznetsov lunedì ma abbastanza per vedere Fabio soccombere per 2-6 nel primo set, controllare con difficoltà l'avversario (6-4) nel secondo, rischiare forte nel terzo (7-6) e filare via tranquillo nel quarto (6-3). Il tutto in due ore e 39 minuti complessivi. Da raccontare c'è soprattutto il tie break del terzo set, cominciato con un doppio fallo e proseguito senza grinta fino allo 0-4, quando Puetz ha infilato quattro errori e poi un ace e un vincente. Solo allora per il numero 18 al mondo è suonata la sveglia: ha annullato i due set point a sfavore e ha chiuso di slancio (8-6).
Per la seconda volta in carriera il ligure arriva al terzo turno degli Championships. Il suo torneo potrebbe partire da qui, dal match tutt'altro che chiuso - sulla carta - contro Kevin Anderson, sudafricano, che sta giocando la sua migliore stagione da professionista, che ama le superfici veloci ma che patirà il gioco fantasioso dell'azzurro. Due i precedenti, equamente spartiti, ma con sconfitta di Fabio sull'erba di Queen's nel 2009.
Ho potuto seguire solo il secondo set del match tra Pennetta e Lauren Davis, vent'anni e 157 centimetri di energia. Il primo l'aveva perso 4-6 dopo, mi dicono, una lotta estenuante. Ho visto la brindisina esprimere dell'eccellente tennis, ma l'orda delle Around 20 sta via via sfornando future Top Ten - come Bouchard, Barthel, Muguruza - sempre più spesso ostacoli ad alto rischio per le Over 30.
L'unico appunto che mi sento di fare a Flavia è di aver talvolta smarrito la misura del campo, mandando lunghe palle per lei normalmente controllabili. La ragazza di Cleveland - sorprendente per visione di gioco - non ha mai avuto cedimenti, rispondendo punto su punto agli attacchi di Flavia e piazzando spesso colpi profondi e angolati. Inevitabile la roulette - come su diceva un tempo per i rigori - del tie break. Che ha visto la numero 1 azzurra cedere. Peccato, perché perfino i suoi dati statistici di fine partita risultano migliori di quelli dell'americanina.
Twitter @claudiogiua