Le parole di oggi sono tre, nella mia Wimbledon: riscossa, paura, speranza. La prima la possiamo legittimamente scrivere in italiano, per le altre servono lo spagnolo e il greco (o l'inglese): miedo e ελπ?ζω oppure hope.
La riscossa è quella di Simone Bolelli, un talento che pensavamo d'avere perduto. All'inizio dell'anno era oltre la trecentesima posizione nel ranking ATP, dopo sei mesi di sosta forzata per un intervento al polso, non più rinviabile se voleva recuperare dall'infortunio che l'aveva menomato dal Masters 1000 di Miami in poi. Pochi avrebbero scommesso su di lui. Adesso è virtualmente 105 mondo, quota comunque bugiarda. Nella race, cioè nella classifica che tiene conto dei risultati dal primo gennaio, è infatti già tra i primi cinquanta. In ogni caso, Simone può puntare a scalzare Andreas Seppi e diventare numero 2 d'Italia entro la fine dell'anno, contando sui risultati tutti positivi che sommerà nella seconda metà della stagione. Una resurrezione vera, la sua. Che ricorda quanto accadde due anni fa a Flavia Pennetta, come lui costretta a un delicata operazione chirurgica al polso destro e poi risalita su su, a ridosso delle Top Ten.
Il bolognese ha passato oggi il secondo turno degli Championships 2014 ma soprattutto ha convinto. Ha convinto il pubblico del campo numero 17, che ne ha apprezzato coraggio e determinazione. Ha più che convinto anche me, per quel poco che vale, cocciutamente scettico sul suo conto. Approdato al tabellone principale dalle qualificazioni (dove aveva perso la terza decisiva partita, poi recuperato come lucky loser), prima ha travolto il giapponese Tatsuma Ito e oggi gli è toccato Philipp Kohlschreiber, il migliore dei tedeschi dopo il forfait di Tommy Haas. Ha giocato due ore di tennis intenso, pur perdendo il primo set dopo essere stato avanti per 3-0. Finalmente efficace al servizio, in sicura conduzione del palleggio grazie a colpi profondi e precisi, s'è preso il secondo e il terzo set di forza, approfittando dell'evidente difficoltà dell'avversario ad entrare in partita. Rispetto all'ultima volta che l'avevo visto in campo, al Foro Italico, un altro atteggiamento psicologico e una rinnovata concentrazione agonistica.
Nel quarto set la testa di serie 22 del torneo è tornato a macinare eccellenti servizi e a segnare basse percentuali d'errore mentre la stanchezza ha messo in difficoltà il bolognese, poco abituato a competere sulla lunga distanza. Ma il quinto set ha ridato energia a Bolelli, caricato a mille, con l'angolo azzurro riunito intorno a Corrado Barazzutti e Sergio Parmieri a sostenerlo convintamente. Sul 5 pari ha ottenuto un break limpido, poi ha servito per il match con un po' di tremolii. Ha avuto una prima occasione per chiudere e se l'è fatta sfuggire con un doppio fallo. Alla seconda non ha sbagliato. Il successo su Kohlschreiber (4-6 6-4 6-3 2-6 7-5) è il più importante degli ultimi anni dell'azzurro ed è un viatico non da poco per il suo terzo turno (che aveva già raggiunto nel 2008 e nel 2011) contro il numero 11 al mondo, il giapponese Kei Nishikori.
La grande paura - el gran miedo - è quella che ha paralizzato per un'ora Rafael Nadal contro Lukas Rosol, il ceco che due anni fa l'aveva eliminato da Wimbledon nel giorno che aveva chiuso la sua annata tennistica. Il timore che il passato si riaffacci uguale a sé stesso ha all'inizio impedito allo spagnolo di rispondere adeguatamente al gioco aggressivo dell'avversario, che s'è meritatamente preso il primo set e ha avuto la possibilità di allungare anche nel secondo. Alla lunga, Rafa ha ritrovato la serenità e ha fatto distendere anche i lineamenti dello zio coach, visibilmente preoccupato. Tuttavia, non è stata una passeggiata: 4-6 7-6 6-4 6-4.
La ελπ?ζω, ma forse per lui è solo hope, è quella del ragazzo a cui guarda tutta l'Australia, Nick Kyrgios, padre greco e madre malese, nato e cresciuto a Canberra. Non ho seguito il suo match ma ho sentito giudizi molto lusinghieri sul numero 120 ATP (a oggi), classe 1995, che in cinque set ha rimandato in Francia Richard Gasquet per 3-6 6-7 6-4 7-5 10-8 dopo quasi quattro ore di battaglia. Il futuro è suo.
Twitter@claudiogiua
La riscossa è quella di Simone Bolelli, un talento che pensavamo d'avere perduto. All'inizio dell'anno era oltre la trecentesima posizione nel ranking ATP, dopo sei mesi di sosta forzata per un intervento al polso, non più rinviabile se voleva recuperare dall'infortunio che l'aveva menomato dal Masters 1000 di Miami in poi. Pochi avrebbero scommesso su di lui. Adesso è virtualmente 105 mondo, quota comunque bugiarda. Nella race, cioè nella classifica che tiene conto dei risultati dal primo gennaio, è infatti già tra i primi cinquanta. In ogni caso, Simone può puntare a scalzare Andreas Seppi e diventare numero 2 d'Italia entro la fine dell'anno, contando sui risultati tutti positivi che sommerà nella seconda metà della stagione. Una resurrezione vera, la sua. Che ricorda quanto accadde due anni fa a Flavia Pennetta, come lui costretta a un delicata operazione chirurgica al polso destro e poi risalita su su, a ridosso delle Top Ten.
Il bolognese ha passato oggi il secondo turno degli Championships 2014 ma soprattutto ha convinto. Ha convinto il pubblico del campo numero 17, che ne ha apprezzato coraggio e determinazione. Ha più che convinto anche me, per quel poco che vale, cocciutamente scettico sul suo conto. Approdato al tabellone principale dalle qualificazioni (dove aveva perso la terza decisiva partita, poi recuperato come lucky loser), prima ha travolto il giapponese Tatsuma Ito e oggi gli è toccato Philipp Kohlschreiber, il migliore dei tedeschi dopo il forfait di Tommy Haas. Ha giocato due ore di tennis intenso, pur perdendo il primo set dopo essere stato avanti per 3-0. Finalmente efficace al servizio, in sicura conduzione del palleggio grazie a colpi profondi e precisi, s'è preso il secondo e il terzo set di forza, approfittando dell'evidente difficoltà dell'avversario ad entrare in partita. Rispetto all'ultima volta che l'avevo visto in campo, al Foro Italico, un altro atteggiamento psicologico e una rinnovata concentrazione agonistica.
Nel quarto set la testa di serie 22 del torneo è tornato a macinare eccellenti servizi e a segnare basse percentuali d'errore mentre la stanchezza ha messo in difficoltà il bolognese, poco abituato a competere sulla lunga distanza. Ma il quinto set ha ridato energia a Bolelli, caricato a mille, con l'angolo azzurro riunito intorno a Corrado Barazzutti e Sergio Parmieri a sostenerlo convintamente. Sul 5 pari ha ottenuto un break limpido, poi ha servito per il match con un po' di tremolii. Ha avuto una prima occasione per chiudere e se l'è fatta sfuggire con un doppio fallo. Alla seconda non ha sbagliato. Il successo su Kohlschreiber (4-6 6-4 6-3 2-6 7-5) è il più importante degli ultimi anni dell'azzurro ed è un viatico non da poco per il suo terzo turno (che aveva già raggiunto nel 2008 e nel 2011) contro il numero 11 al mondo, il giapponese Kei Nishikori.
La grande paura - el gran miedo - è quella che ha paralizzato per un'ora Rafael Nadal contro Lukas Rosol, il ceco che due anni fa l'aveva eliminato da Wimbledon nel giorno che aveva chiuso la sua annata tennistica. Il timore che il passato si riaffacci uguale a sé stesso ha all'inizio impedito allo spagnolo di rispondere adeguatamente al gioco aggressivo dell'avversario, che s'è meritatamente preso il primo set e ha avuto la possibilità di allungare anche nel secondo. Alla lunga, Rafa ha ritrovato la serenità e ha fatto distendere anche i lineamenti dello zio coach, visibilmente preoccupato. Tuttavia, non è stata una passeggiata: 4-6 7-6 6-4 6-4.
La ελπ?ζω, ma forse per lui è solo hope, è quella del ragazzo a cui guarda tutta l'Australia, Nick Kyrgios, padre greco e madre malese, nato e cresciuto a Canberra. Non ho seguito il suo match ma ho sentito giudizi molto lusinghieri sul numero 120 ATP (a oggi), classe 1995, che in cinque set ha rimandato in Francia Richard Gasquet per 3-6 6-7 6-4 7-5 10-8 dopo quasi quattro ore di battaglia. Il futuro è suo.
Twitter@claudiogiua