Monday's Net

Wimbledon conferma i valori, i Top Ten lasciano solo le briciole

2 minuti di lettura
A mezzogiorno e mezzo i giapponesi stavano tutti lì, pronti da ore, sorridenti e ottimisti. Per fortuna, negli stentati spazi intorno al campo numero 8 di Wimbledon c'era qualche italiano in più di quanti sabato avevano osato credere in Simone Bolelli, l'ultimo nostro connazionale in corsa nei singolari. Educatamente esultanti, allora i tifosi di Kei Nishikori gli avevano garantito un costante appoggio emotivo. Bolelli non s'era fatto intimidire. A lui bastava il suo team. Poi l'oscurità aveva interrotto il quinto set tra il risorto bolognese, al momento numero 107 al mondo, e il più forte giocatore di sempre del Sol Levante, ATP 11.

Immaginavo che le quaranta ore a rimuginare sulle occasioni avute e mancate di chiudere la partita sabato (al quarto set era stato due volte a due punti dalla vittoria) non avrebbero aiutato Simone. Che invece mi ha in parte smentito. Alla ripresa ha giocato con tranquillità, probabilmente dopo un lunghissimo riscaldamento di prima mattina, e con la convinzione che il passaggio del turno era davvero alla sua portata. Sono stati cinque rapidi ma intensi game, e anche stavolta il Davisman azzurro di coppia ha avuto le sue buone chance: all'avvio s'è trovato avanti per 40-15 su servizio dell'avversario; sul 5-4 per Nishikori ha avuto l'occasione per riportarsi in pari. Ma la maggiore dimestichezza con situazioni ad alto tasso di tensione ha consentito al giapponese di recuperare e imporsi al primo match point a disposizione, ottenendo il passaggio al quarto turno a Wimbledon: grazie al 3-6 6-3 4-6 6-7 6-4 conseguito tra l'altro ieri e oggi, a 24 anni e mezzo Kei raggiunge il suo miglior piazzamento di sempre negli Champioships. Curioso notare che Bolelli ha sommato 147 punti contro 146 del giapponese, a dimostrazione che ha disputato una partita di notevole intensità.

Poco dopo l'una al meridiano di Greenwich mi sono trovato con la mia carica quotidiana di tensione già esaurita per colpa di Simone. Per riprendermi, ho programmato una giornata tutta dedicata all'osservazione quasi entomologica di porzioni delle partite dei quattro Top Ten in campo oggi, Nole Djokovic (ATP 2), Stanislas Wawrinka (3), Andy Murray (9) e Grigor Dimitrov (10). Mi hanno tutti convinto in ordine crescente, vincendo senza concedere nemmeno un set agli avversari. Il serbo è stato devastante contro Jo-Wilfried Tsonga sia per la determinazione sia per l'efficacia. Il francese ha messo in mostra un tennis potente e di qualità, soprattutto nelle discese a rete. Sforzo inutile perché Nole non ha mai ceduto di un millimetro neppure nel terzo set, quando ha avuto un leggero calo fisico. Fantastico il colpo del ko dopo un'ora e 52 minuti: un passante incrociato di rovescio al limite della dinamica che ha sancito il 6-3 6-4 7-6.

Wawrinka sta crescendo di match in match, dopo un avvio difficile per colpa della febbre che l'aveva colpito qualche giorno prima del torneo. Impressionanti i suoi servizi, con 12 aces in 28 game (6-3 6-3 6-4). L'uzbeko Denis Istomin ha opposto una risibile resistenza per meno di un'ora e mezza.

Andy Murray ha faticato appena un po' di più con Kevin Anderson, un altro dei bombardieri in tabellone. Anche lo scozzese appare in crescita, in particolare nella tenuta nervosa su cui vigila adesso Amelie Mauresmo. Molto sicuro al servizio, nel set che ho potuto seguire - il secondo - s'è limitato a contenere il sudafricano, che tuttavia è riuscito poi a trascinarlo fino al tie break nel terzo (6-4 6-3 7-6).

Infine, Dimitrov, che sarà proprio il prossimo avversario di Andy. Il bulgaro va considerato, per quel che ho visto, tra i candidati alle semifinali. Opposto all'argentino Leonardo Mayer, ATP 47, è stato costretto al tie break nel secondo set, poi nel terzo ha dominato in lungo e in largo. Da manuale come sempre il suo tennis, tecnicamente quasi perfetto.

Per domani consiglio a tutti il secondo match sulla Centre Court con il numero 1 Rafael Nadal che si confronta con Nick Kirgyos, il giovane australiano (classe 1995) che può puntare prima di tutti gli altri ad arrivare tra i migliori. Potrebbe essere un match da citare spesso nelle future cronache retrospettive: il vero atto di nascita di un campione.
Twitter @claudiogiua