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La scelta di Sara e Roberta
se vogliono restare tra le Top

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Il resoconto del dialogo tra Sara Errani e il suo coach Pablo Lozano è a pagina 154 di "Excalibur. Il mio tennis sul tetto del mondo", il libro che Sara Errani ha scritto con Roberto Commentucci (Mondadori, euro 16,90, in libreria da pochi giorni). Eccolo:

"Ascoltami Sarita. Ho fatto due conti: sai quante partite hai giocato da gennaio a oggi?".

"Tante".

"No Sarita. Non sono tante. Sono più che tante: sessantaquattro in singolare e quarantasei in doppio. In totale fanno centodieci, in tre continenti. Non sono tante. Sono tantissime. Una ogni due giorni".

Sara fa cenno di sì con la testa. Pablo la incalza: "E lo sai quante ne hai vinte?".

"Beh, direi parecchie".

"No, Sara, non ne hai vinte parecchie. Ne hai vinte tantissime. Quarantacinque in singolare e trentasette in doppio. Una enormidad".

Di Sara e di Roberta Vinci, entrambe uscite subito di scena a Wimbledon nel singolare, non abbiamo sentito, lett…
Il resoconto del dialogo tra Sara Errani e il suo coach Pablo Lozano è a pagina 154 di "Excalibur. Il mio tennis sul tetto del mondo", il libro che Sara Errani ha scritto con Roberto Commentucci (Mondadori, euro 16,90, in libreria da pochi giorni). Eccolo:

"Ascoltami Sarita. Ho fatto due conti: sai quante partite hai giocato da gennaio a oggi?".

"Tante".

"No Sarita. Non sono tante. Sono più che tante: sessantaquattro in singolare e quarantasei in doppio. In totale fanno centodieci, in tre continenti. Non sono tante. Sono tantissime. Una ogni due giorni".

Sara fa cenno di sì con la testa. Pablo la incalza: "E lo sai quante ne hai vinte?".

"Beh, direi parecchie".

"No, Sara, non ne hai vinte parecchie. Ne hai vinte tantissime. Quarantacinque in singolare e trentasette in doppio. Una enormidad".

Di Sara e di Roberta Vinci, entrambe uscite subito di scena a Wimbledon nel singolare, non abbiamo sentito, letto o scritto alcunché (colpa anche mia, dunque) da molti giorni in qua. Sono scomparse dal radar dei media perché è così che funziona quando perdi all'inizio di uno Slam. Il dialogo di un anno fa tra Pablo e Sara ha il merito di definire bene la dimensione del loro problema: quando si gioca così spesso, è alto il rischio di perdere la percezione dei propri limiti. Il "guaio" di Sara e Roberta è che si divertono a giocare insieme. Se poi vanno avanti turno dopo turno e raggiungono le semifinali e oltre, arrivano i premi. Prendersi gli Championships di doppio, per esempio, rende 325mila sterline, che sono 410mila euro in due. Mica noccioline. Alcuni cronisti, tra cui io stesso, in passato hanno sostenuto che giocare al massimo livello sia i singolari sia i doppi fosse un "plus" per la romagnola e la tarantina. Purtroppo non è (o non è più) così. Sara e Roberta forse dovrebbero decidere ogni volta cosa scegliere. Singolare o doppio, non entrambi.

Intanto, mentre noi discettiamo dalle nostre poltrone, quasi a smentirci le due ragazze hanno costruito partita dopo partita un altro percorso netto fino alla semifinale del doppio. Un obiettivo - la semifinale dello Slam - che non fa notizia quando lo raggiunge la coppia numero 2 del ranking ATP e del seed, e che tuttavia nel caso di Errani e Vinci ha caratteri di eccezionalità: pur avendo vinto quattro supertornei (Melbourne 2013 e 2014, Parigi 2012, Flushing Meadows 2012), non erano mai arrivate alla soglia della finale sull'erba dell'All England Lawn Tennis and Crocquet Club. Erano sempre state fermate agli ottavi: nel 2011 da Kveta Peschke e Katarina Srebotnik, nel 2012 da Nuria Llagostera Vives e Arantxa Parra Santonja, nel 2013 da Julia Goerges e Barbora Zahlavova Strycova.

Il quarto di finale di oggi sul campo numero 3 contro Ashleigh Barty e Casey Dellacqua è stato combattuto, divertente e caratterizzato dalla quasi nulla percentuale di errori di Sara e Roberta. Primo set molto attendista e tattico, durante il quale le azzurre hanno prevalso grazie all'esperienza (Barty ha appena compiuto 18 anni). Nel secondo le australiane hanno conquistato e mai più ceduto il controllo del gioco, avanzando e impedendo da sottorete alle italiane di passare con i lungolinea o al centro.

Ma il terzo set di Sara e Roberta è stato un capolavoro di forza e precisione, che ha annichilito le avversarie. Filotto di sei game prepotenti e risultato che rispecchia quanto visto in campo, come si direbbe tra calciofili: 6-4 2-6 6-0 in 77 minuti.

Nella finale del singolare femminile di sabato si affronteranno, come forse già sapete, Petra Kvitova, che ha eliminato (7-6 6-1) la connazionale Lucie Safarova, e la più forte delle emergenti nate dal 1994 in poi, Eugenie Bouchard, che con grinta impressionante e un po' di fortuna ha battuto 7-6 6-2 la romena Simona Halep, vittima di un guaio alla caviglia sinistra all'inizio del match. Kvitova ha già vinto a Londra nel 2011, Bouchard è alla prima finale di Slam in carriera, dopo aver raggiunto quest'anno le semifinali degli Australian Open e del Roland Garros. Entrambe, la ceca e la canadese, si disinteressano del torneo di doppio. Lo scrivo a futura memoria, per Errani e Vinci.
Twitter @claudiogiua