Ci sarà un'altra finale con Roger Federer in campo a Wimbledon? È improbabile, perché tra dodici mesi lo svizzero più popolare del terzo millennio avrà quasi 34 anni, età agonisticamente avanzata, mentre il branco dei giovani affamati di successi si sarà fatto ancora più sotto. Ma poco importa. Oggi il popolo globale del tennis ha assistito a una delle più entusiasmanti prove del campione - già numero 1 al mondo per 302 settimane complessive - che è non riuscito a vincere il suo diciottesimo Slam e i suoi ottavi Championships ma ha lasciato il titolo a Novak Djokovic solo dopo una battaglia di 3 ore e 56 minuti in cinque set (6-7 6-4 7-6 5-7 6-4).
Pur non sembrando né Roger né Nole ai livelli di qualche anno fa - il massimo della qualità e della spettacolarità lo raggiunsero nella semifinale di Flushing Meadows del 2011, che anche allora il serbo vinse al quinto set (6-7 4-6 6-3 6-2 7-5) - quanto hanno fatto vedere oggi sulla Centre Court entrerà di diritto nella storia del tennis.
E' stata anche la sfida a distanze di due coach speciali, con una rivalità indimenticata. L'ultima vittoria di Stefan Edberg su Boris Becker fu nel 1990 ai Masters di Parigi. Nei sei anni successivi il tedesco maltrattò sempre lo svedese su ogni superficie, fino all'epilogo nel giugno 1996 sull'erba del Queen's (6-4 7-6). Alla fine carriera di entrambi, i numeri sancirono la superiorità del biondo di Leimen, nel Baden-Württemberg: 25 successi contro 10.
Chissà quante volte Stefan ha pensato ai record e alle classifiche di tanti anni fa mentre assisteva impassibile alla finale tra Roger, del quale è il coach da inizio anno, e Novak, che è assistito e consigliato dal suo antico avversario. O forse ha preferito ripetere a se stesso che sull'erba della Centre Court fu lui a battere due volte Boris in finale, nel 1988 (4-6 7-6 6-4 6-2) e nel 1990 (6-2 6-2 3-6 3-6 6-4), mentre dovette cedergli il passo e il titolo nel 1989 (0-6 6-7 4-6).
Alla vigilia della finale più attesa dal pubblico, dai bookmaker e dai rispettivi foltissimi staff, il conto dei testa-a-testa tra lo svizzero, già matematicamente numero 3 ATP dopo l'entusiasmante filotto di vittorie delle due settimane londinesi, e il serbo da domani di nuovo numero 1 raccontava una storia ben diversa da quella scritta dai vecchi campioni degli anni Ottanta e Novanta: in nove stagioni Roger e Nole si erano affrontati 34 volte, in 18 aveva prevalso il primo, in 16 sedici l'altro. Un equilibrio, peraltro confermato dalle due vittorie ciascuno nei match negli ultimi dodici mesi, da cui trarre poche indicazioni.
Sull'erba il tennis migliore lo garantisce Roger Federer, a prescindere dall'avversario. Se poi dall'altra parte del campo c'è Novak Djokovic, il match può diventare da antologia. Non in termini di bellezza - per tre set sono stati poco frequenti gli scambi prolungati e quasi mai i due hanno rischiato di cedere il proprio turno di servizio - ma di intelligenza, intensità ed efficacia. Il serbo risulta più solido del passato, mentre Roger versione Edberg rinuncia a esplosioni di potenza in forma di vincenti, soprattutto di diritto, a favore di un gioco basato sul servizio e sul successivo veloce dominio dello scambio.
Il primo set è l'equilibrio perfetto, con Roger che riesce ad evitare le trappole delle pallate potenti da fondo, per il quale il serbo è meglio attrezzato. Il tie break è segnato dalla prevalenza di Nole e dal recupero quasi miracoloso dello svizzero, fino al 7-6. Le statistiche confermano che a fare la differenza è la migliore media al servizio di Roger, seppure risicata. Il secondo set vive un unico momento di discontinuità quando Djokovic strappa il servizio all'avversario, con successiva rapida corsa verso il 6-4 a favore.
Stesso copione nel terzo set. Sul 5 pari c'è qualche tensione per una palla di servizio di Roger giudicata buona dall'arbitro e risultata fuori alla prova dell'hawk-eye. Per il resto, eccellente qualità e - ancora - assoluto equilibrio fino al tie break, che stavolta Nole conduce senza incertezze
Tutto cambia, tutto accade nel quarto set. Già nei primi game salta l'equilibrio precedente, in parte per la stanchezza di Federer, in parte per la coriacea determinazione di Djokovic. Il quarto, il quinto e il sesto game vedono i supereroi del servizio vincente in crisi: il primo a cederlo è Roger, che prima recupera da 0-40 e poi non riesce a ottenere il punto sotto la pressione di Djokovic, sempre più sicuro di sé. Quindi tocca al serbo subire il break, che però si riprende al game successivo.
Sembra fatta. Invece, in svantaggio 2-5 Federer ritrova il cuore e l'energia che, sbagliando, anch'io credevo ormai esauriti. Con un tennis strepitoso sostenuto da una volontà infrequente negli ultimi anni raggiunge Nole, che non sa sfruttare l'unico match point avuto in tre game e consente a Roger una sequenza di cinque game consecutivi.
Quinto set altrettanto drammatico. Il serbo chiede e ottiene una lunga pausa per far curare il polpaccio malmesso dopo uno dei tanti ruzzoloni. Come spesso gli accade, quando riprende il campo è più pimpante che mai. Ritorna l'equilibrio dei primi tre set fino al 5-4 per il serbo, il quale con determinazione guadagna e sfrutta al meglio le palle del break che chiude la finale 2011. Che gli spettatori della Centre Court e centinaia di milioni di spettatori e tifosi non dimenticheranno. Giorni speciali specialmente per Nole, che in settimana si sposerà sull'isola adriatica di Sveti Stefan: con il montepremi londinese potrà consentirsi un matrimonio che alzerà il prodotto interno lordo montenegrino.
Twitter @claudiogiua
Pur non sembrando né Roger né Nole ai livelli di qualche anno fa - il massimo della qualità e della spettacolarità lo raggiunsero nella semifinale di Flushing Meadows del 2011, che anche allora il serbo vinse al quinto set (6-7 4-6 6-3 6-2 7-5) - quanto hanno fatto vedere oggi sulla Centre Court entrerà di diritto nella storia del tennis.
E' stata anche la sfida a distanze di due coach speciali, con una rivalità indimenticata. L'ultima vittoria di Stefan Edberg su Boris Becker fu nel 1990 ai Masters di Parigi. Nei sei anni successivi il tedesco maltrattò sempre lo svedese su ogni superficie, fino all'epilogo nel giugno 1996 sull'erba del Queen's (6-4 7-6). Alla fine carriera di entrambi, i numeri sancirono la superiorità del biondo di Leimen, nel Baden-Württemberg: 25 successi contro 10.
Chissà quante volte Stefan ha pensato ai record e alle classifiche di tanti anni fa mentre assisteva impassibile alla finale tra Roger, del quale è il coach da inizio anno, e Novak, che è assistito e consigliato dal suo antico avversario. O forse ha preferito ripetere a se stesso che sull'erba della Centre Court fu lui a battere due volte Boris in finale, nel 1988 (4-6 7-6 6-4 6-2) e nel 1990 (6-2 6-2 3-6 3-6 6-4), mentre dovette cedergli il passo e il titolo nel 1989 (0-6 6-7 4-6).
Alla vigilia della finale più attesa dal pubblico, dai bookmaker e dai rispettivi foltissimi staff, il conto dei testa-a-testa tra lo svizzero, già matematicamente numero 3 ATP dopo l'entusiasmante filotto di vittorie delle due settimane londinesi, e il serbo da domani di nuovo numero 1 raccontava una storia ben diversa da quella scritta dai vecchi campioni degli anni Ottanta e Novanta: in nove stagioni Roger e Nole si erano affrontati 34 volte, in 18 aveva prevalso il primo, in 16 sedici l'altro. Un equilibrio, peraltro confermato dalle due vittorie ciascuno nei match negli ultimi dodici mesi, da cui trarre poche indicazioni.
Sull'erba il tennis migliore lo garantisce Roger Federer, a prescindere dall'avversario. Se poi dall'altra parte del campo c'è Novak Djokovic, il match può diventare da antologia. Non in termini di bellezza - per tre set sono stati poco frequenti gli scambi prolungati e quasi mai i due hanno rischiato di cedere il proprio turno di servizio - ma di intelligenza, intensità ed efficacia. Il serbo risulta più solido del passato, mentre Roger versione Edberg rinuncia a esplosioni di potenza in forma di vincenti, soprattutto di diritto, a favore di un gioco basato sul servizio e sul successivo veloce dominio dello scambio.
Il primo set è l'equilibrio perfetto, con Roger che riesce ad evitare le trappole delle pallate potenti da fondo, per il quale il serbo è meglio attrezzato. Il tie break è segnato dalla prevalenza di Nole e dal recupero quasi miracoloso dello svizzero, fino al 7-6. Le statistiche confermano che a fare la differenza è la migliore media al servizio di Roger, seppure risicata. Il secondo set vive un unico momento di discontinuità quando Djokovic strappa il servizio all'avversario, con successiva rapida corsa verso il 6-4 a favore.
Stesso copione nel terzo set. Sul 5 pari c'è qualche tensione per una palla di servizio di Roger giudicata buona dall'arbitro e risultata fuori alla prova dell'hawk-eye. Per il resto, eccellente qualità e - ancora - assoluto equilibrio fino al tie break, che stavolta Nole conduce senza incertezze
Tutto cambia, tutto accade nel quarto set. Già nei primi game salta l'equilibrio precedente, in parte per la stanchezza di Federer, in parte per la coriacea determinazione di Djokovic. Il quarto, il quinto e il sesto game vedono i supereroi del servizio vincente in crisi: il primo a cederlo è Roger, che prima recupera da 0-40 e poi non riesce a ottenere il punto sotto la pressione di Djokovic, sempre più sicuro di sé. Quindi tocca al serbo subire il break, che però si riprende al game successivo.
Sembra fatta. Invece, in svantaggio 2-5 Federer ritrova il cuore e l'energia che, sbagliando, anch'io credevo ormai esauriti. Con un tennis strepitoso sostenuto da una volontà infrequente negli ultimi anni raggiunge Nole, che non sa sfruttare l'unico match point avuto in tre game e consente a Roger una sequenza di cinque game consecutivi.
Quinto set altrettanto drammatico. Il serbo chiede e ottiene una lunga pausa per far curare il polpaccio malmesso dopo uno dei tanti ruzzoloni. Come spesso gli accade, quando riprende il campo è più pimpante che mai. Ritorna l'equilibrio dei primi tre set fino al 5-4 per il serbo, il quale con determinazione guadagna e sfrutta al meglio le palle del break che chiude la finale 2011. Che gli spettatori della Centre Court e centinaia di milioni di spettatori e tifosi non dimenticheranno. Giorni speciali specialmente per Nole, che in settimana si sposerà sull'isola adriatica di Sveti Stefan: con il montepremi londinese potrà consentirsi un matrimonio che alzerà il prodotto interno lordo montenegrino.
Twitter @claudiogiua