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Se si corre veloci a Flushing
Seppi e Bolelli tengono il ritmo

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Tennis sbrigativo, quello del primo giorno dell'ultimo Slam dell'anno. Dei ventiquattro match maschili in programma, solo quattro hanno avuto bisogno di un quinto set mentre dodici si sono disputati su tre set (uno addirittura è durato appena undici game, causa ritiro di Alberto Montanes opposto a Leonardo Mayer). Anche le ragazze vanno veloci: soltanto undici delle trentadue partite femminili sono arrivate al terzo set. A Flushing Meadows per ora vale la legge del più forte.

L'eccesso di offerta costringe a scelte che valgono come puntate al lotto. Io ho seguito due match pomeridiani, quelli dell'italiano che in questo momento mi convince di più, Simone Bolelli, e del giovanissimo australiano Nick Kyrgios, classe 1995. Sono stato fortunato.

Appena vedono Simone Bolelli spuntare dal tunnel, i tifosi canadesi di Vasek Pospisil, nato nella British Columbia da genitori polacchi, pensano a un'italianissima furbata: quella maglietta con la manica sinistra a stelle e strisce non può che essere una captatio benevolentiae. In effetti, gli americani che affollano gli spalti del campo numero 5 di Flushing Meadows apprezzano e applaudono. Un paio d'ore più tardi, la dura battaglia nel caldo newyorkese costringe però Simone a infilarsi una maglietta asciutta che sulla manica ha stampata la bandiera britannica, per secoli e fino a cinquant'anni fa parte integrante del vessillo canadese. Nessuna furbata, dunque, ma solo la scelta stilistica di chi fornisce al bolognese i completi di gara. E non è merito della Stars and Stripes né tantomeno dell'Union Jack se Simone batte nel primo turno dello Slam americano uno ragazzi degli anni 90 più in forma, fresco del trionfo di tre settimane fa al Washington Open ai danni del connazionale numero 6 al mondo Milos Raonic (6-1 6-4).

Nel primo set Pospisil dà l'impressione di poter dominare la partita, ma Bolelli - che al terzo turno di Wimbledon s'era arreso a Kei Nishikori  solo al quinto set, dopo aver eliminato l'altro giapponese Tatsuma Ito, come lui proveniente dalle qualificazioni, e il tedesco Philipp Kohlschreiber - non è più il giocatore rinunciatario di qualche tempo fa. Subito il 2-6 iniziale, con caparbietà si mette a macinare gioco da fondo campo, con diritti potenti e rovesci a tutto braccio, discese a rete rare ma efficaci, servizi insidiosi. Il canadese non trova le contromisure per gli interi secondo e terzo set e riesce solo ad approfittare del calo di concentrazione di Simone nel quarto. Il quinto set è una dimostrazione della ritrovata maturità del nostro numero 3, che sul 3 pari annichilisce Pospisil con le accelerazioni di ritmo che di solito sfoderano i Top Ten in questi frangenti. Il risultato (2-6 6-4 6-2 3-6 6-3) va letto alla luce dei pochi errori di Bolelli (39 contro 51) e dei suoi più frequenti vincenti (32 contro 21). Al secondo turno l'azzurro, forse singolarista nella semifinale di Davis in settembre a Ginevra contro Federer e Wawrinka, troverà lo spagnolo Tommy Robredo, osso duro ma non ingiocabile. Intanto si gode il nuovo salto in avanti  nella classifica ATP virtuale, favorito dal fatto che l'anno scorso non era in tabellone a New York: per oggi è numero 72.

Ho visto Kyrgios affrontare, da esordiente, la testa di serie Mikhail Youzhny, numero 21 del seed, con più intelligenza e cautela di quanto abbia dimostrato dopo l'exploit degli Championships dove eliminò Nadal al terzo turno raggiungendo poi i quarti di finale. Nei quattro set (7-5 7-6 2-6 7-6) l'arma vincente di Nick si conferma il servizio, che spara spesso nei dintorni dei 220 all'ora: sufficienti per assommare 26 ace e, soprattutto, per avere una marcia in più nei due tie break. Il russo però mette spesso in difficoltà l'australiano, come dimostra il fatto che il numero di game vinti è pari, 23 a testa. L'esperienza conta. Sarebbero bastati dieci minuti di distrazione di Kyrgios (che ha un tasso di errore molto alto) per capovolgere il destino del match.

Dell'esuberanza talvolta fuori controllo del greco-malese nato a Canberra potrebbe approfittare, al prossimo turno, Andreas Seppi, ieri sorprendentemente rapido ed efficace nell'eliminare l'ucraino Sergiy Stakhovsky. Il sudtirolese ha dominato i tre set (6-3 6-1 6-4), confermando i segnali di ripresa delle ultime settimane.

Chiaroscuri dalle italiane in campo ieri. Sara Errani ha fornito la prova più convincente, regolando la forte belga Kirsten Flipkens, un anno fa numero 13 WTA, in due set (6-1 7-5). Altrettanto ha fatto Roberta Vinci, che ha lasciato sei game all'argentina Paula Ormaechea (6-3 6-3). Deludenti Karin Knapp (4-6 3-6 dalla bulgara Tsvetana Pironkova) e soprattutto Camila Giorgi che, partita benissimo, non ha poi saputo arginare (6-1 5-7 3-6) la russa naturalizzata australiana Anastasia Rodionova. La marchigiana, secondo me, ha bisogno di un coach che le spieghi qualcosa sulle strategie di gioco.

Twitter @claudiogiua