Quando il gioco si fa duro eccetera, è il momento degli otto approdati ai quarti di finale degli UsOpen. Nella parte alta del tabellone due match incertissimi tra i ritrovati Novak Djokovic e Andy Murray, entrambi reduci da periodi di appannamento, e tra Stan Wawrinka e Kei Nishikori, che quest'anno hanno mostrato il loro tennis migliore. Nella parte bassa il confronto tra i perdenti di classe Tomas Berdych e Marian Cilic e tra Roger Federer, in ottimo momento, e Gael Monfils, che alla vigilia di questo Slam pochi avrebbero pronosticato in grado di ripetere l'exploit del 2010 sul suolo americano.
La ragione e quanto visto nei turni precedenti suggeriscono che nelle semifinali vedremo il serbo numero 1 contro lo svizzero che in gennaio ha vinto lo Slam australiano e il glaciale ceco contro il miglior tennis incarnato in un umano. Murray è partito incerto e dolorante ma adesso afferma di sentirsi "come nei momenti migliori della carriera": secondo me, questa sensazione non gli basterà per battere Nole. Nishikori, uscito vincitore dal massacrante scontro con l'altro giovane leone Milos Raonic, soffrirà il gioco potente di Wawrinka. Nella serata e nella notte italiana ne sapremo di più.
Domani gli altri due quarti. Onestamente Cilic ha spremuto il massimo dal proprio gioco in questi dieci giorni, mentre Berdych ha avuto un percorso del tutto favorevole, se si esclude un secondo turno tormentato con Martin Klizan. Monfils dovrebbe fare il fenomeno come il connazionale Tsonga, grande sorpresa a Toronto il mese scorso, per agguantare una semifinale di Slam per la seconda volta in carriera ai danni di Federer.
Al tramonto su Flushing Meadows è in programma il match clou della giornata per noi italiani, con Flavia Pennetta (ieri vincitrice, con Martina Hingis, del proprio quarto di finale di doppio) contro Serena Williams. La brindisina deve solo concentrarsi su se stessa, perché in caso di giornata di grazia dell'americana si possono solo contenere i danni.
Intanto Sara Errani esce dagli UsOpen ai quarti dopo aver dimostrato nei quattro turni precedenti di avere tutti i numeri per rientrare tra le Top Ten. Il verdetto del match con Caroline Wozniacki è stato implacabile: 6-0 6-1. Ma la danese non è solo il fenomeno giovanile che a vent'anni, nel 2010, diventa la numero 1, che negli Slam raggiunge la finale a Flushing Meadows (2009), che conquista i quarti a Parigi (2010) e la semifinale a Melbourne (2011), che vince a Montreal (2010) e Indian Wells (2011). Non è la meteora che illumina il cielo tennistico con diciotto titoli tra i 18 e i 21 anni, forse un record assoluto, e che da allora ne porta a casa quattro e basta, peraltro minori. Caroline è una giocatrice completa e di nuovo totalmente concentrata sulla propria carriera dopo la rottura del lungo legame con l'ex enfant prodige del golf Rory McIlroy, come ha dimostrato in luglio a Istanbul battendo in finale Roberta Vinci per 6-1 6-1 e poche ore fa agli UsOpen annichilendo Errani.
La partita della romagnola è durata un'ora e cinque minuti che possono essere riassunti in poche parole, che sono le sue: "Mi ha dato un vera lezione". È così: in ogni momento e in ciascun fondamentale Caroline è risultata più forte. Ha imposto il proprio gioco da fondo, ha regolarmente passato l'avversaria quando tentava di attaccare, ha servito meglio e si è difesa senza alcun cedimento.
Di Sara non si può essere mai delusi. Nemmeno quando perde. Perché fa sempre il possibile per trovare una chiave di volta che sostenga la costruzione di un gioco vincente. Il problema è che quando non ci riesce, come ieri, gli effetti possono essere devastanti. Non sul suo morale e sulle sue motivazioni, che restano saldissime. Contro Caroline - che ha conquistato 57 punti contro i suoi 26 - ha avuto anche un calo fisico che ha sintetizzato così: "Non ne so i motivi, ma boccheggiavo". Il coach Pablo Lozano dovrà analizzarne le cause e poi lavorarci con lei. La stagione è ancora lunga, sia in singolare sia in doppio l'azzurra numero 1 (ad oggi) potrà portare a casa ottimi risultati a cominciare dai prossimi appuntamenti in Cina.
Twitter @claudiogiua
La ragione e quanto visto nei turni precedenti suggeriscono che nelle semifinali vedremo il serbo numero 1 contro lo svizzero che in gennaio ha vinto lo Slam australiano e il glaciale ceco contro il miglior tennis incarnato in un umano. Murray è partito incerto e dolorante ma adesso afferma di sentirsi "come nei momenti migliori della carriera": secondo me, questa sensazione non gli basterà per battere Nole. Nishikori, uscito vincitore dal massacrante scontro con l'altro giovane leone Milos Raonic, soffrirà il gioco potente di Wawrinka. Nella serata e nella notte italiana ne sapremo di più.
Domani gli altri due quarti. Onestamente Cilic ha spremuto il massimo dal proprio gioco in questi dieci giorni, mentre Berdych ha avuto un percorso del tutto favorevole, se si esclude un secondo turno tormentato con Martin Klizan. Monfils dovrebbe fare il fenomeno come il connazionale Tsonga, grande sorpresa a Toronto il mese scorso, per agguantare una semifinale di Slam per la seconda volta in carriera ai danni di Federer.
Al tramonto su Flushing Meadows è in programma il match clou della giornata per noi italiani, con Flavia Pennetta (ieri vincitrice, con Martina Hingis, del proprio quarto di finale di doppio) contro Serena Williams. La brindisina deve solo concentrarsi su se stessa, perché in caso di giornata di grazia dell'americana si possono solo contenere i danni.
Intanto Sara Errani esce dagli UsOpen ai quarti dopo aver dimostrato nei quattro turni precedenti di avere tutti i numeri per rientrare tra le Top Ten. Il verdetto del match con Caroline Wozniacki è stato implacabile: 6-0 6-1. Ma la danese non è solo il fenomeno giovanile che a vent'anni, nel 2010, diventa la numero 1, che negli Slam raggiunge la finale a Flushing Meadows (2009), che conquista i quarti a Parigi (2010) e la semifinale a Melbourne (2011), che vince a Montreal (2010) e Indian Wells (2011). Non è la meteora che illumina il cielo tennistico con diciotto titoli tra i 18 e i 21 anni, forse un record assoluto, e che da allora ne porta a casa quattro e basta, peraltro minori. Caroline è una giocatrice completa e di nuovo totalmente concentrata sulla propria carriera dopo la rottura del lungo legame con l'ex enfant prodige del golf Rory McIlroy, come ha dimostrato in luglio a Istanbul battendo in finale Roberta Vinci per 6-1 6-1 e poche ore fa agli UsOpen annichilendo Errani.
La partita della romagnola è durata un'ora e cinque minuti che possono essere riassunti in poche parole, che sono le sue: "Mi ha dato un vera lezione". È così: in ogni momento e in ciascun fondamentale Caroline è risultata più forte. Ha imposto il proprio gioco da fondo, ha regolarmente passato l'avversaria quando tentava di attaccare, ha servito meglio e si è difesa senza alcun cedimento.
Di Sara non si può essere mai delusi. Nemmeno quando perde. Perché fa sempre il possibile per trovare una chiave di volta che sostenga la costruzione di un gioco vincente. Il problema è che quando non ci riesce, come ieri, gli effetti possono essere devastanti. Non sul suo morale e sulle sue motivazioni, che restano saldissime. Contro Caroline - che ha conquistato 57 punti contro i suoi 26 - ha avuto anche un calo fisico che ha sintetizzato così: "Non ne so i motivi, ma boccheggiavo". Il coach Pablo Lozano dovrà analizzarne le cause e poi lavorarci con lei. La stagione è ancora lunga, sia in singolare sia in doppio l'azzurra numero 1 (ad oggi) potrà portare a casa ottimi risultati a cominciare dai prossimi appuntamenti in Cina.
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