Miracoli digitali. Al sole novembrino di una spiaggia della Versilia, seduto su un pattìno mentre sulle barchette al largo decine di illusi cercano di acchiappare irraggiungibili pesci, ho visto Novak Djokovic spegnere ogni velleità di Milos Raonic nella finale dell'ultimo Masters 1000 dell'anno a Parigi Bercy. Appena dopo il tramonto, all'ora dell'aperitivo, ho invece sofferto per Flavia Pennetta che ho ammirato combattere e tuttavia perdere contro la tedesca-bosniaco-serba Andrea Petkovic nella finale del WTA Tournament of Champions a Sofia. Seguire sul tablet in diretta i match di tutti i tornei maggiori è l'effetto combinato della banda un po' più larga della rete mobile e della copertura degli eventi da parte di Sky ed Eurosport (solo per gli abbonati) e di Supertennis (gratis). Non è per questo motivo che mi sento sollevato quando Matteo Renzi dice di voler puntare sullo sviluppo digitale del paese: ci sono ben altre ragioni, ovviamente, anche se poter contare sul "tennis ovunque" aiuta.
Di Novak c'è poco e, allo stesso tempo, molto da dire. Come ha sinteticamente riassunto un mio amico, non è un caso se a 27 anni e mezzo il serbo ha vinto sette Slam, venti Masters 1000 e tre World Tour Finals mentre Raonic a quasi 24 anni non ha vinto né Slam né Masters (prima di oggi aveva avuto un'altra occasione a Toronto l'anno scorso, sconfitto da Rafael Nadal 6-2 6-2). Riproponendo l'immagine di due giorni fa della Vecchia Guardia contro i Giovani Turchi, mi sento di azzardare che questi ultimi - Milos più Nishikori più Dimitrov più Janowicz più Goffin - rischiano di diventare anche loro "vecchi" senza nemmeno un decimo dei trofei di Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Potrebbero restare una generazione di mezzo, stritolata tra i fortissimi che hanno segnato il decennio 2004-2014 e i fortissimi già annunciati, come l'australiano Nick Kyrgios e l'austriaco Dominic Thiem.
È stata una partita a senso unico (6-2 6-3), segnata dalla difficoltà del canadese di ottimizzare il servizio, potente come al solito ma quasi sempre contrastato con efficacia dal numero 1 al mondo. Oggi Raonic non ha trovato alternative tattiche, mentre nel quarto di finale con Roger Federer (7-6 7-5) aveva mostrato una incoraggiante duttilità. Al contrario, Djokovic ha mantenuto il perfetto controllo dei propri turni di servizio, confermando la sensazione di essere tornato alla forma di Wimbledon poi persa per colpa delle distrazioni conseguenti al matrimonio e alla paternità. Se la manterrà per altre due settimane, nelle ATP Finals di Londra difficilmente qualcuno potrà contrastarlo.
Da segnalare per qualità di gioco e intensità la finale del torneo di chiusura di stagione che ha messo a confronto le giocatrici che hanno vinto uno o più tornei WTA ma non sono arrivate tra le prime otto al mondo (queste ultime hanno già partecipato alle Finals di Singapore, stravinte da Serena Williams). Pennetta, 32 anni, trionfatrice in primavera a Indian Wells, ha dominato il primo set anche perché Petkovic, 27 anni, non è subito entrata in partita, condizionata dal ricordo delle poco esaltanti prestazioni asiatiche prima di Sofia. Il suoi migliori risultati dell'anno erano stati all'inizio dell'estate, la semifinale al Roland Garros persa contro Simona Halep e la vittoria a Bad Gastein. Mobile e precisa, davvero impressionante nei lungolinea di rovescio, Flavia ha chiuso la prima frazione sul 6-1 dando la sensazione di poter portare a casa la vittoria senza fatica.
Illusioni. Nel secondo set la tedesca ha raddrizzato la mira e rimesso insieme i pezzi di una concentrazione fino ad allora a quota zero. Approfittando di un calo di tensione e in parte fisico della brindisina, che ha ceduto un turno di servizio e non l'ha più saputo riprenderselo, s'è portata con sicurezza sul 4-6.
Terzo set a due velocità. L'italiana è partita forte ottenendo il break, la Petkovic ha saputo riannodare il fili del suo gioco e recuperare. Pur continuando a proporre trame eleganti, Flavia è stata psicologicamente segnata da un paio di episodi sfortunati e da un'evidente difficoltà a tenere i ritmi di una avversaria di cinque anni più giovane. Il 3-6 finale è solo un po' più penalizzante del dovuto per la nostra numero 1, che chiude la stagione come numero 12 WTA, mentre Sara Errani è 15. Si prenderà una lunga vacanza per ripartire con il tennis a gennaio in Australia. Nel 2015 sarà ancora una protagonista.
Twitter @claudiogiua
Di Novak c'è poco e, allo stesso tempo, molto da dire. Come ha sinteticamente riassunto un mio amico, non è un caso se a 27 anni e mezzo il serbo ha vinto sette Slam, venti Masters 1000 e tre World Tour Finals mentre Raonic a quasi 24 anni non ha vinto né Slam né Masters (prima di oggi aveva avuto un'altra occasione a Toronto l'anno scorso, sconfitto da Rafael Nadal 6-2 6-2). Riproponendo l'immagine di due giorni fa della Vecchia Guardia contro i Giovani Turchi, mi sento di azzardare che questi ultimi - Milos più Nishikori più Dimitrov più Janowicz più Goffin - rischiano di diventare anche loro "vecchi" senza nemmeno un decimo dei trofei di Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Potrebbero restare una generazione di mezzo, stritolata tra i fortissimi che hanno segnato il decennio 2004-2014 e i fortissimi già annunciati, come l'australiano Nick Kyrgios e l'austriaco Dominic Thiem.
È stata una partita a senso unico (6-2 6-3), segnata dalla difficoltà del canadese di ottimizzare il servizio, potente come al solito ma quasi sempre contrastato con efficacia dal numero 1 al mondo. Oggi Raonic non ha trovato alternative tattiche, mentre nel quarto di finale con Roger Federer (7-6 7-5) aveva mostrato una incoraggiante duttilità. Al contrario, Djokovic ha mantenuto il perfetto controllo dei propri turni di servizio, confermando la sensazione di essere tornato alla forma di Wimbledon poi persa per colpa delle distrazioni conseguenti al matrimonio e alla paternità. Se la manterrà per altre due settimane, nelle ATP Finals di Londra difficilmente qualcuno potrà contrastarlo.
Da segnalare per qualità di gioco e intensità la finale del torneo di chiusura di stagione che ha messo a confronto le giocatrici che hanno vinto uno o più tornei WTA ma non sono arrivate tra le prime otto al mondo (queste ultime hanno già partecipato alle Finals di Singapore, stravinte da Serena Williams). Pennetta, 32 anni, trionfatrice in primavera a Indian Wells, ha dominato il primo set anche perché Petkovic, 27 anni, non è subito entrata in partita, condizionata dal ricordo delle poco esaltanti prestazioni asiatiche prima di Sofia. Il suoi migliori risultati dell'anno erano stati all'inizio dell'estate, la semifinale al Roland Garros persa contro Simona Halep e la vittoria a Bad Gastein. Mobile e precisa, davvero impressionante nei lungolinea di rovescio, Flavia ha chiuso la prima frazione sul 6-1 dando la sensazione di poter portare a casa la vittoria senza fatica.
Illusioni. Nel secondo set la tedesca ha raddrizzato la mira e rimesso insieme i pezzi di una concentrazione fino ad allora a quota zero. Approfittando di un calo di tensione e in parte fisico della brindisina, che ha ceduto un turno di servizio e non l'ha più saputo riprenderselo, s'è portata con sicurezza sul 4-6.
Terzo set a due velocità. L'italiana è partita forte ottenendo il break, la Petkovic ha saputo riannodare il fili del suo gioco e recuperare. Pur continuando a proporre trame eleganti, Flavia è stata psicologicamente segnata da un paio di episodi sfortunati e da un'evidente difficoltà a tenere i ritmi di una avversaria di cinque anni più giovane. Il 3-6 finale è solo un po' più penalizzante del dovuto per la nostra numero 1, che chiude la stagione come numero 12 WTA, mentre Sara Errani è 15. Si prenderà una lunga vacanza per ripartire con il tennis a gennaio in Australia. Nel 2015 sarà ancora una protagonista.
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