Nessun match scatena pretattiche e tattiche quanto un doppio di Coppa Davis. Si comincia con grande anticipo quando i due capitani ufficializzano le coppie più improbabili; si continua la sera e la notte della vigilia, il venerdì, a risultati acquisiti dei primi singolari, con la valutazione delle sei possibili combinazioni tra i quattro convocati (A+B, A+C, A+D, B+C, B+D oppure C+D?); si raggiunge il top nel corso della partita del sabato, con le due coppie che concordano dopo ogni quindici come attrezzarsi per il successivo. Archiviato l'1-1 della prima giornata della finale di Lille con la clamorosa sconfitta del dolorante Roger Federer in tre set per mano di Gael Monfils, avevo scommesso sulla conferma della coppia francese annunciata da Arnaud Clement, formata da un eccellente doppista come Julien Benneteau e un singolarista di alta qualità e limitata tenuta nervosa come Richard Gasquet, preferito da Clement al compagno storico di Benneteau, Edouard Roger-Vasselin. Mi dicono, invece, che ieri mattina ha suscitato grande sorpresa tra gli inviati di televisioni, giornaloni e sitoni la notizia che Benneteau e Gasquet sarebbero davvero scesi sul campo nello Stade Pierre Mauroy.
Ero altrettanto sicuro che Federer avrebbe preferito prendersi un giorno di sosta per rimettere in sesto la schiena malandata, lasciando il posto a Marco Chiudinelli o a Michael Lammer. Invece no: il capitano rossocrociato Severin Lüthi ha convinto Roger e Stan Wawrinka, reduce dal punto conquistato qualche ora prima contro Jo-Wilfried Tsonga, di prendersi il rischio e metterci entrambi la faccia, anche se da tre anni non facevano risultati insieme in Davis e una settimana fa avevano ferocemente litigato dopo la semi delle Finals londinesi.
Sbagliavo e altrettanto sbagliava - con effetti ben più disastrosi - Clement, che adesso deve sperare in due miracoli nella domenica di chiusura. Avevano ragione i colleghi giornalisti che, come Severin, sostenevano che in una finale così la Svizzera non può lasciare fuori Federer nemmeno se fosse al 30 per cento della forma: comunque, fa meglio di Lammer e anche di Chiudinelli.
Il match è risultato intenso e divertente nonostante sia stato deciso in tre soli set: 6-3 (in 28 minuti) 7-5 (in 56) 6-4 (in 46) per Roger & Stan. A contare sono state sia la differenza di qualità tra le coppie, peraltro evidenziata dai posizionamenti nel ranking di singolare che vede gli svizzeri significativamente più avanti, sia le diverse determinazioni mostrate game dopo game. Federer e Wawrinka hanno combattuto senza pause, con armonia ed efficacia. Gasquet e Benneteau hanno invece ceduto in ogni set un game senza poi approfittare delle occasioni per rimettersi in pari. Soprattutto Gasquet, ATP 26, ha avuto amnesie e distrazioni frequenti, lasciando al compagno, ATP 25, 33 anni come Federer, l'onere di tenere il passo dei numeri 2 e 4 al mondo: troppa responsabilità persino per il coriaceo giocatore di Bourg-en-Bresse, a pochi chilometri dal confine svizzero. Hanno colpito non solo me la ritrovata sintonia e serenità tra Roger e Stan, tornati a scherzare tra loro, mai in contrasto, concentrati perché consapevoli che non ci saranno verosimilmente altre chance di portare a Berna la terrificante insalatiera simbolo della Coppa.
Domani si riprende con il match tra Federer e Tsonga, a meno che Clement si affidi (impossibile, direi) ad Amleto Gasquet. Forse non sarà necessaria una quinta partita per sapere chi, tra Francia e Svizzera, si prenderà la Davis 2014.
Ho avuto un'illuminazione durante il doppio di oggi: ho capito che potrei ammirare Roger ancora per anni sui terreni di tutto il mondo. Vedendolo giocare con Wawrinka c'è da chiedersi perché l'ex numero 1 non inauguri una nuova stagione della propria carriera trovandosi un compagno di doppio all'altezza e affidandosi al coach dei gemelli Bryan, l'australiano David McPherson, ieri nell'angolo con la nazionale svizzera. È possibile restare ai vertici mondiale del ranking di doppio fino a età tennisticamente avanzate, come dimostrano il numero 3 al mondo Nenad Zimonjic, 38 anni, e il 4 Daniel Nestor, 42 anni. Lo svizzero, che ha subìto pochi, leggeri traumi in carriera, potrebbe restare ai massimi livelli per altri due lustri, portando legioni di tifosi sugli spalti di tutto il mondo. Pensaci, Roger, te ne saremo grati.
Twitter @claudiogiua
Ero altrettanto sicuro che Federer avrebbe preferito prendersi un giorno di sosta per rimettere in sesto la schiena malandata, lasciando il posto a Marco Chiudinelli o a Michael Lammer. Invece no: il capitano rossocrociato Severin Lüthi ha convinto Roger e Stan Wawrinka, reduce dal punto conquistato qualche ora prima contro Jo-Wilfried Tsonga, di prendersi il rischio e metterci entrambi la faccia, anche se da tre anni non facevano risultati insieme in Davis e una settimana fa avevano ferocemente litigato dopo la semi delle Finals londinesi.
Sbagliavo e altrettanto sbagliava - con effetti ben più disastrosi - Clement, che adesso deve sperare in due miracoli nella domenica di chiusura. Avevano ragione i colleghi giornalisti che, come Severin, sostenevano che in una finale così la Svizzera non può lasciare fuori Federer nemmeno se fosse al 30 per cento della forma: comunque, fa meglio di Lammer e anche di Chiudinelli.
Il match è risultato intenso e divertente nonostante sia stato deciso in tre soli set: 6-3 (in 28 minuti) 7-5 (in 56) 6-4 (in 46) per Roger & Stan. A contare sono state sia la differenza di qualità tra le coppie, peraltro evidenziata dai posizionamenti nel ranking di singolare che vede gli svizzeri significativamente più avanti, sia le diverse determinazioni mostrate game dopo game. Federer e Wawrinka hanno combattuto senza pause, con armonia ed efficacia. Gasquet e Benneteau hanno invece ceduto in ogni set un game senza poi approfittare delle occasioni per rimettersi in pari. Soprattutto Gasquet, ATP 26, ha avuto amnesie e distrazioni frequenti, lasciando al compagno, ATP 25, 33 anni come Federer, l'onere di tenere il passo dei numeri 2 e 4 al mondo: troppa responsabilità persino per il coriaceo giocatore di Bourg-en-Bresse, a pochi chilometri dal confine svizzero. Hanno colpito non solo me la ritrovata sintonia e serenità tra Roger e Stan, tornati a scherzare tra loro, mai in contrasto, concentrati perché consapevoli che non ci saranno verosimilmente altre chance di portare a Berna la terrificante insalatiera simbolo della Coppa.
Domani si riprende con il match tra Federer e Tsonga, a meno che Clement si affidi (impossibile, direi) ad Amleto Gasquet. Forse non sarà necessaria una quinta partita per sapere chi, tra Francia e Svizzera, si prenderà la Davis 2014.
Ho avuto un'illuminazione durante il doppio di oggi: ho capito che potrei ammirare Roger ancora per anni sui terreni di tutto il mondo. Vedendolo giocare con Wawrinka c'è da chiedersi perché l'ex numero 1 non inauguri una nuova stagione della propria carriera trovandosi un compagno di doppio all'altezza e affidandosi al coach dei gemelli Bryan, l'australiano David McPherson, ieri nell'angolo con la nazionale svizzera. È possibile restare ai vertici mondiale del ranking di doppio fino a età tennisticamente avanzate, come dimostrano il numero 3 al mondo Nenad Zimonjic, 38 anni, e il 4 Daniel Nestor, 42 anni. Lo svizzero, che ha subìto pochi, leggeri traumi in carriera, potrebbe restare ai massimi livelli per altri due lustri, portando legioni di tifosi sugli spalti di tutto il mondo. Pensaci, Roger, te ne saremo grati.
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